Hai studiato fisica II, no? Hai studiato il concetto di flusso e induttanza? Mi pare di si', se non ricordo male.
L'induttanza (coefficiente di autoinduzione) e' il fattore L tale che:

con ovvio significato dei vari simboli utilizzati.
Qui e' necessario fare una precisazione. La corrente

e' la corrente legata al campo magnetico e quindi al flusso totale. Semplificando, a rischio di essere poco preciso nelle terminologia, la corrente

ha generato l'intero flusso

che compare nella precedente relazione.
Questo significa che flusso, induttanza e corrente sono legati allo stesso circuito. Tieni in mente questo concetto: e'
fondamentale.
Passiamo al caso del trasformatore e al tuo dubbio, in particolare.
Vuoi valutare il flusso disperso. In generale i flussi dispersi (medi) degli avvolgimenti di alta tensione e di bassa tensione sono diversi in quanto le geometrie dei relativi circuiti sono diversi (basta pensare al caso piu' semplice di avvolgimenti cilindrici concentrici).
Perché ho precisato flusso disperso
medio? Ogni avvolgimento, preso singolarmente, ha piu' flussi dispersi: alcuni si concatenano con tutte le spire dell'avvolgimento in esame, altri solamente con una loro frazione. Se vogliamo procedere con la costruzione di un modello circuitale semplice, e' necessario fare una approssimazione (accettabile) e considerare i flussi dispersi medi dei due avvolgimenti.
Abbiamo risolto il problema? No. Sarebbe troppo semplice. Il fatto che non stia utilizzando nemmeno una formula non significa che il fenomeno sia semplice
A questo punto dobbiamo rispondere alla domanda
Come valuto il flusso disperso (medio, d'ora in poi non lo specifichero' piu') di ogni singolo avvolgimento?
La risposta non e' semplice. Dalla fisica II sappiamo che il coefficiente L e' legato al flusso e alla corrente che ha generato quel flusso. In questo caso, qual e' la corrente che ha generato il flusso disperso? Io non lo so, noi abbiamo solo due correnti (primaria e secondaria). Dobbiamo fare una seconda astrazione, ipotizzare la linearita' della macchina e scrivere:
(con ulteriori pedici 1 e 2 relativi ai due avvolgimenti).
Noti qualcosa di strano rispetto alla prima relazione di coefficiente L che ho scritto?
Io si'.
Adesso abbiamo un flusso disperso legato ad una corrente che
non e' la corrente totale che lo ha generato. Non esiste una corrente, come dire, dispersa, che genera quel flusso disperso. E questo e' un problema. Abbiamo la necessita' di scrivere un modello
semplice adatto a fare
conti, per lo studio numerico del trasformatore, per il suo dimensionamento, per qualsiasi altra necessita' o divertimento. Siamo costretti ad introdurre un fattore che nella realta' non esiste, ma che ci permette di introdurre la c.d.t. necessaria (in realta' una f.c.e.m., ma puo' essere vista come una c.d.t.) che tiene conto del fatto che il flusso utile, cioe' quello presente nel circuito magnetico principale della macchina e che si concatena con entrambi gli avvolgimenti, non e' il flusso totale prodotto dai circuiti e dalle relative correnti.
Se avessi un flusso utile pari a quello totale, cioe' flusso disperso nullo, allora avresti un f.e.m. indotta maggiore, e' chiaro? Come posso schematizzare un fenomeno che data la corrente

non induce la f.e.m. potenzialmente possibile, ma solo una sua quota parte? E' lecito pensare ad una c.d.t., ma questa c.d.t. non e' dovuta ad Ohm, ma a Faraday-Neumann-Lenz e quindi, dalla mia precedente esposizione, ad una induttanza. Tale induttanza (di dispersione) si traduce in una reattanza di dispersione induttiva quando considero il regime sinusoidale della macchina in oggetto.
In queste poche o molte righe, fai tu, ci sono altre approssimazioni che non ho esplicitato, ma che sono accettabili grazie alle ipotesi di linearita' della macchina e ai valori delle riluttanze in gioco dei vari circuiti magnetici.