Carissimo
iosolo35, ero tentato di soprassedere a un mio intervento in merito al tuo articolo (e anche in questo forum, sul merito. In buona parte, il motivo è che non interessandomi più ormai da tantissimi anni di progettazione di impianti mi sono - per così dire - lasciato il problema alle spalle.
La questione, come è noto, è piuttosto annosa e legata a doppio filo con questioni interpretative mai risolte: insomma, è più roba per avvocati che per gente "del mestiere" (progettisti o installatori che siano).
La regola base è chiara (ma spesso disattesa): il progettista progetta, l'installatore esegue. Entrambi a regola d'arte, s'intende. Sicché l'elettricista, se è presente un progetto ben fatto, mette in opera tutto ciò che necessita per alimentare gli utilizzatori, il termotecnico (che non può essere un totale ignorante in materia di impianti elettrici, visto che le sue macchine non vanno a carbone), A MIO GIUDIZIO, collega le sue macchine (compreso il quadro di gestione/automazione dell'impianto termotecnico) e ne verifica il corretto funzionamento. Il problema è la cosiddetta "linea di confine", ma non solo: nella mia (breve e non particolarmente estesa) esperienza professionale, le poche volte che ho avuto a che fare con centrali termiche e ho provato a chiedere al termotecnico i dati necessari a dimensionare l'impianto elettrico a servizio di pompe, caldaie e quant'altro, ho regolarmente sbattuto contro un muro di gomma. Bravissimi a parlare di temperature, di prevalenza ecc. ecc., ma ostinatamente muti se provavi a chiedergli potenze, correnti, ecc. ecc.
Col tempo mi ero fatto un'idea (non saprei quanto corretta) di come procedere: il progettista elettrico e l'elettricista progettano (il primo) ed eseguono (il secondo) l'impianto elettrico fino all'alimentazione del quadro specifico di centrale: da lì in poi è come se si trattasse di "impianto a bordo macchina" e pertanto sotto la diretta responsabilità di progettista e installatore termotecnici. Mi rendo conto, comunque che tale posizione è oggi parecchio obsoleta: nell'ottica del "chiavi in mano", non esiste più il singolo attore della scena ma ognuno si interfaccia con l'altro (o dovrebbe essere obbligato da precisi obblighi di incarico o contrattuali).
Mi dispiace non poter dare un utile contributo al problema che hai posto ma, come ho detto prima, sono questioni di cui non mi occupo più da svariati anni.
Se posso aggiungere una considerazione un po' amara, noterei che anche dopo tanti anni talvolta mi capita di vedere ancora in giro "progetti" pressoché spogli di un minimo dignitoso e dichiarazioni di conformità redatte "alla membro di segugio". La regola pare che sia: "finché non succede un guaio e un giudice non condanna qualcuno, è tutto a posto". E non solo nell'impiantistica.