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Equivalenza circuito amplificatore mosfet

Elettronica lineare e digitale: didattica ed applicazioni

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[11] Re: Equivalenza circuito amplificatore mosfet

Messaggioda Foto Utenteguzz » 4 lug 2012, 23:31

elect ha scritto:mi interessa il passaggio in cui si suppone nulla l'alimentazione e si collega tutto a riferimento... perché?

è per il principio di sovrapposizione degli effetti.
se in un circuito ci sono più generatori collegati ai carichi, si può determinare tensioni e correnti accendendo un generatore alla volta. per ottenere i valori che si hanno con tutti i generatori accesi basta sommare i vari risultati ottenuti.
per generatore spento si intende corto circuito per i generatori di tensione e circuito aperto per quelli di corrente.

nel caso specifico, le alimentazioni sono due: Vi e 15V.
nel circuito di polarizzazione si cortocircuita Vi, lasciando accesa Vi. essendoci dei condensatori, che per la corrente continua sono circuiti aperti, non li considero, così come non considero R1 e Vo.
nel circuito ai piccoli segnali, invece, cortocircuito i 15V. dato che sono riferiti a massa, è come se collegassi in questo modo il circuito
facendo gli opportuni "stiracchiamenti" del circuito, inserendo il modello equivalente al posto del mosfet e ricordandomi che i condensatori sono (teoricamente) trasparenti segnali alternati (Vi è un segnale AC), ottengo il circuito ai piccoli segnali che hai disegnato te.

elect ha scritto:non sarebbe "più equivalente" un circuito uguale al secondo con l'altro estremo di Rd collegato ad un'alimentazione di 15 V invece che a massa (non mettendola quindi in parallelo con le altre resistenze) ?

no, perché come spiegato si applica il principio di sovrapposizione degli effetti.
Almeno l'itagliano sallo...
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[12] Re: Equivalenza circuito amplificatore mosfet

Messaggioda Foto UtenteEnChamade » 5 lug 2012, 0:47

Purtroppo sono ad una conferenza ad Amsterdam e mi connetto solo con l'iPAD che è abbastanza scomodo per scrivere nel forum, specie contenuti tecnici: Mi limito quindi a fare qualche chiacchiera, cercando di spiegarlo in parole povere.
Tendenzialmente non sono in accordo con nessuno di quelli intervenuti fino ad ora. Tralasciando le grosse strafalcionerie (da quando hanno deciso che il DC è un grande segnale?), vi sono molte imprecisioni e in generale noto grande confusione.
Con l'analisi che state discutendo in pratica operate una linearizzazione del circuito. Il mosfet è un elemento fortemente non lineare e dunque le equazioni che descrivono il comportamento di un circuito con tale oggetto sarebbero molto difficili da trattare analiticamente e addirittura spesso non porterebbero a soluzioni in forma chiusa. Quello che si fa in questi casi è trovare un metodo per rendere lineare questa caratteristica. L'idea di base è supporre che le variazioni introdotte da un possibile ingresso siano tali da non causare una variazione del punto di lavoro troppo ampia rispetto ad un punto detto di riposo (questa è chiamata ipotesi di piccolo segnale) che è il punto di lavoro del circuito in assenza di perturbazioni. Sotto questa ipotesi potete quindi approssimare la caratteristica attorno a quel punto di riposo con la retta tangente in quel punto stesso. In pratica state sviluppando in serie di Taylor la caratteristica attorno a quel punto di riposo, arrestandola al primo ordine. In tale visione il termine di ordine zero della serie è la componente continua, quella che si calcola con l'analisi DC mentre il primo termine, ottenuto dalla derivata prima della legge non lineare che descrive il MOS, è il modello in AC che esprime di fatto la dipendenza dello spostamento del punto di lavoro dall'ingresso designato. Una volta che avete sviluppato in serie attorno al prefissato punto di risposo e vi siete arrestati al Primo ordine avete ottenuto di fatto una retta, un modello lineare a cui è applicabile la sovrapposizione degli effetti, svelando il perché si puó separare le due componenti durante l'analisi.
Ora, intuitivamente parlando, consideriamo la legge di un generato ideale di tensione. Questo non fa altro che imporre una tensione costante, indipendente da qualsiasi cosa (idealmente parlando). Quindi la legge è espressa da una costante. La derivata di una costante è nulla, giusto? Quindi otteniamo che nel nostro modello il generatore ideale è una costante per il termine DC mentre è un riferimento per il termine AC (espresso dalla derivata prima...).
Per spiegazioni più formali lascio spazia ad altri del forum a meno che non aspettiate la prossima settimana.
Bye
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[13] Re: Equivalenza circuito amplificatore mosfet

Messaggioda Foto Utenteelect » 5 lug 2012, 9:38

grazie agli ultimi due post le cose ora mi sembrano un po' più chiare
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