assenza riprenderei il discorso per i pochi deliranti interessati rimasti Intanto prima di passare ad altri casi, diversi carichi alle uscite, darei conto degli interessantissimi sviluppi sulla matrice tridiagonale ottenuta:
Rivedendola qui

si nota che quel "quattro" all'inizio della diagonale principale "disturba proprio molto"

ci ha regalato un mirabile, elegantissimo risultato: l'inversione simbolica di quella matrice, ha poi anche provato più volte a spiegarmi come lo ha ottenuto
ma l'unica cosa che ho capito è che non si può scrivere "... con semplici passaggi..." beh insomma si ha che per ogni matrice come quella di dimensione NxN
PietroBaima ha scritto:L'elemento(i e j sono gli indici riga e colonna, rispettivamente, della matrice) è pari a :
Se poniamo i=N, cioè se scorriamo l'ultima colonna della matrice, possiamo semplificare la formula in:
questo intanto ci conforta del fatto che quella "bella colonna di potenze di due" evidenziata in giallo in [8] non è un caso ma una caratteristica che ritroveremo per qualsiasi dimensione della matrice, cioè per qualsiasi numero di bit del nostro convertitore.
E naturalmente useremo questo risultato ogni qualvolta ci sarà necessario per generalizzare l'analisi, e vorrei solo ribadirne l'importanza. Come è noto il fatto di averlo verificato per N=4 non assicurava proprio un bel niente nel caso generale, ma di più avrei potuto passare la vita a verificarlo per migliaia, milioni di dimensioni diverse senza in realtà provare poco più di niente. Invece
Tornando a bomba potremmo ad esempio passare ad un altro caso: uscite chiuse su di una tensione costante. Abbiamo già intuito dalla (7 bis) e dintorni del primo post che una rappresentazione delle tensioni ai morsetti di uscita fatta come modo comune più modo differenziale sembra aprire interessanti possibilità, quindi a questa mi atterrò.
Per il momento applichiamo solo una tensione in modo comune, allora prendendo il vettore delle correnti...

vediamo che applicando soltanto una tensione in modo comune si semplifica in

vediamo allora come è fatto
...
moltiplicando per righe si ha che
, l'i-esimo elemento di
vale
che stavolta sì con semplici (ma numerosi e noiosi) passaggi

cioè abbiamo che anche
è una colonna di potenze di due Generalizziamo anche il secondo addendo già visto prima in [7]...


e guarda caso questo vettore è esattamente l'opposto di
e questo ci permette di metterlo in evidenza nell'espressione di J ed ottenere

Cioè in pratica abbiamo trovato che una tensione in uscita in modo comune ha semplicemente l'effetto di introdurre una variazione di scala costante ed indipendente dal codice nel vettore delle correnti, come se cambiasse la tensione di riferimento, infatti sostituendo nei risultati del post [7] si ottiene semplicemente

un errore lineare di scala rispetto al caso uscite in corto.
Strano? Inatteso? no davvero, se si prende lo schema del DAC si nota che
che dato che il taglio della rete R/2R ha solo tre connessioni, Vref, Ua e Ub, è proprio che Vref si trova in antiserie a Uc senza possibiltà che la rete si "accorga di niente" dato che "dall'interno" niente cambia nel considerare il riferimento 1 o il 2.

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(i e j sono gli indici riga e colonna, rispettivamente, della matrice) è pari a :





pigreco]=π
instead of
(Anonimo).
ain't
, right?
in lieu of
.
for
arithm.
