gianniniivo ha scritto:Significa forse che il problema da te segnalato all'inizio, con questo schema è superato definitivamente?
Sì, certamente, proprio come ho già detto.
Nel tuo schema iniziale l'impostazione della corrente di uscita è ottenuta semplicemente iniettando una corrente nella base del darlington, il quale provvede poi ad amplificarla (moltiplicarla per il suo valore di beta) e passarla alla base dei finali, i quali a loro volta provvedono ad amplificarla (moltiplicarla per il loro valore di beta) e ad emetterla dai collettori verso l'uscita.
Come è noto nei transistor il valore di beta è quanto di più incerto si possa immaginare perché è enormemente diverso tra esemplari di transistor dello stesso tipo ed inoltre varia enormemente con il variare della temperatura, perciò per fare un circuito decente bisogna come minimo adottare gli accorgimenti necessari ad evitare che le caratteristiche del circuito possano dipendere dal valore del beta così indefinibile e ballerino dei transistor che monta.
Nel tuo circuito iniziale, purtroppo e, aggiungo, in pieno stile NE, nessuna precauzione è stata presa perché, come si intuisce dal funzionamento che ho descritto sopra, il valore della corrente di uscita è pari al prodotto dei valori di beta dei transistor per il valore della corrente emessa dal potenziometro, dove il valore della corrente emessa dal potenziometro, una volta impostato, è stabile e indipendente dalla temperatura, mentre quello della corrente di uscita varia con la temperatura così come varia il beta dei transistor.
Inoltre, siccome il valore di beta è molto diverso tra esemplari dello stesso tipo, il tuo circuito non è ripetibile, cioè, costruendone altri, ti saresti trovato con valori diversi di corrente di uscita e quindi per ogni circuito costruito avresti dovuto adeguare i valori dei resistori che hai messo sul commutatore.
Il circuito che ti ha proposto
stefanopc invece è esente da questi problemi perché, grazie all'operazionale, il valore della corrente di uscita non è più pari al prodotto di quello della corrente fornita dal potenziometro per il valore di beta dei transistor ma è pari al valore della tensione sul cursore del potenziometro diviso per quello del parallelo di tutte le resistenze di equalizzazione dei transistor finali, cioè il valore dei vari beta non entra più in ballo.
Per comprendere come questo avvenga devi pensare che l'operazionale, se collegato correttamente, ha un solo scopo nella sua vita: quello di spostare il valore di tensione sulla sua uscita per fare in modo che i valori delle due tensioni sui due suoi ingressi diventino uguali.
Siccome i due ingressi sono collegati quello non invertente sul cursore del potenziometro e quello invertente su una delle resistenze di equalizzazione, succede che l'operazionale si adopera a variare il valore della tensione della sua uscita, quindi a pilotare la base del darlington a cui è collegata, per fare in modo che il valore della tensione sulla resistenza di equalizzazione diventi identico a quello della tensione sul cursore del potenziometro.
E siccome la tensione sulla resistenza di equalizzazione è pari al prodotto della corrente che transita nel transistor a cui è collegata per il suo valore resistivo, ecco che la corrente di uscita di quel transistor non può più dipendere dalle caratteristiche del transistor ma è costante perché, grazie al lavoro dell'operazionale, il valore di tensione che cade su quella resistenza è costante.
Detto in altro modo: se il valore di beta di quel transistor varia succede che l'operazionale varia opportunamente il valore della tensione della sua uscita per contrastarne le conseguenze, cioè per fare in modo che il valore della tensione sulla resistenza di equalizzazione resti costante e uguale a quello della tensione sul cursore del potenziometro.
In effetti in questo circuito una piccola imprecisione c'è per il fatto che il controllo a loop chiuso da parte dell'operazionale che permette di mascherare le conseguenze della variazione del valore di beta è fatto solo sul primo transistor finale e non sugli gli altri che sono pilotati in parallelo al primo ma senza che l'operazionale possa controllare anche le tensioni sulle altre resistenze di equalizzazione... ma noi ci accontentiamo fidando sul fatto che le resistenze di equalizzazione svolgano sufficientemente bene il loro mestiere, cioè che equalizzino sufficientemente bene il funzionamento dei transistor e che perciò, siccome si comportano tutti nello stesso modo o quasi, è sufficiente correggere i difetti del primo per correggere sufficientemente anche i difetti degli altri.