Se hai questa abilità non ha alcun senso applicarne altre.
Dipende, ovviamente, sempre dall'applicazione: converti un RS232 in I2C con un circuito analogico, ad esempio; mission impossible perché oltre all'interfaccia, c'è di mezzo un protocollo. E l'analogico non ha lo scopo di risolvere protocolli.
Così come per scalare una tensione non si usa certo un microcontroller; si può, ma è un non senso.
Hai certamente ragione, come discusso nel thread relativo agli arduinisti, di trovare comunemente che un programmatore ha idee molto vaghe (se non nulle) sull'elettronica e l'elettricità in genere.
In questo hanno molta responsabilità le scuole, cosa che, per esperienza personale, è più grave di quello che si possa pensare.
Nel caso corrente ritengo che , viste tutte le incertezze e supposizioni e mancanza di dati, l'approccio digitale sia l'unico possibile, a parte l'analogico di
Nel senso che se fai un lavoro, quello che importa è raggiungere il risultato nel modo migliore possibile (e nel migliore ci sta non tanto la bellezza astratta del circuito usato, quanto il fatto pragmatico che funzioni nel miglior modo al minor costo).
Nonostante non sia neppure un genio dei linguaggi (il mio lavoro sono la didattica e la soluzione di problemi), considero che la programmazione sia, in qualche modo, un' "arte", dato che il suo senso non è per nulla freddo: si tratta in effetti del trasporre una parte di se stessi all'interno della macchina e, attraverso questo, metterla in funzione.
E non è così semplice come dire che sia sufficiente non fare errori: in effetti occorre entrare nei minimi dettagli del processo, potrei dire "essere il processo", valutarne TUTTE le possibilità e far funzionare per prima cosa il programma nella mente, poi nel silicio. Se il valore analogico scorre in un certo range con continuità, l'approccio digitale ti costringe nella morsa di dover frammentare questa continuità in "quanti" che ne possano simulare la realtà.
C'è un tipo di indeterminazione diversa: quella analogica è di genere continuo, quella digitale è di genere discontinuo e, come tale, decisamente più perversa.
Tieni presente che personalmente sono del tutto contrario (per ragioni che sarebbe lungo spiegare) all'uso indiscriminato del digitale e ho ben chiari i danni che porta al pensiero scientifico l'analisi dei problemi con metodi derivati dall'abolizione del continuo e dalla sua sostituzione col discontinuo.
Comunque stiamo andando nu poco ottì, ciciarata mentre si attende di sapere i risultati della ventola a 3.3v , che, se esiste, elimina in solo colpo made in PRC sia il digitale che l'analogico e tutti i discorsi fatti finora.

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