Ho scoperto questo thread e, anche se un pochino datato (per il forum), trovando interessante il titolo (ovviamente interessante dal mio punto di vista), me lo sono letto tutto tutto, dalla pagina 1 alla 7.
Aggiungo solo qualche osservazione senza entrare nel merito della specifica valutazione della scelta dei microcontrollori o di quella imprenditoriale quindi non porto un consiglio per @GuidoB che nel frattempo avra’ maturato le sue scelte.
I contributi forniti a vario titolo sono molto significativi e sempre e tuttora validi; si, lo so, che e' solo del 2012 ma la natura di certi contesti, mutevoli e con cambiamenti significativi e apprezzabili anche in tempi contenuti, legittimano l'affermazione.
A mio avviso, in particolare, significativi i contributi di
TardoFreak,
AOX,
solderman e
Orso71: per alcuni si palesa nei contenuti il “peso” del trascorso; a
GuidoB il merito di avere aperto e stimolato una discussione del genere (io ci sono arrivato adesso, pazienza).
Comunque, forse, alla cruda "realta'" esposta in alcuni interventi, volendo vedere, oggi ci si trova ad aderire ancor piu'.
Ho notato approcci differenti ma tutti hanno cercato di vincolare il proposito espositivo alle regole di mercato (non scritte), a quello che in pratica accade.
Riportare un’immagine il piu’ obiettiva possibile credo sia la cosa migliore da fare nei confronti di chi chiede un consiglio del genere.
Capita con una certa facilita’ di venire a conoscenza o, semplicemente, di “vedere” un’attivita’ chiusa dopo aver trascorso una “breve vita”.
Una “impresa” puo’ non riuscire per molti motivi e tra questi ci sono certamente anche errori compiuti in sede di valutazione.
Uno di questi credo sia proprio quello di chi vuole “vedere” le cose come si vorrebbe che fossero e non come effettivamente potrebbero essere; si tende cosi’ a perdere facilmente obiettivita’: ho avuto occasione di riscontrarlo.
Non scrivo che non ci si debba provare, tutt’altro (come ha correttamente, dal mio punto di vista, riportato @GuidoB in un suo intervento rammentando che se non ci provasse rischierebbe di tormentarsi in seguito per non aver compiuto un tentativo).
Trovare il giusto equilibrio, in quanto tale, ovvio che non e’ semplice quindi piu’ che corretto essere realistici ma al tempo stesso “giusto” alimentare quell’entusiasmo che aiuta a sostenere una buona motivazione.
L’eta’ gioca la sua parte, anche qui, per diversi motivi come anche @AOX ha ricordato, ma le cose cambiano velocemente e inaspettatamente, magari, capitano delle opportunita’ e a quel punto l'anagrafica non conta piu', o meglio, in tal caso diventa una risorsa.
@GuidoB, da quello che ho letto per quel poco che sono in grado di valutare mi sembri davvero molto competente (a prescindere dalla specificita’ relativa al settore dei microcontrollori) quindi da quel punto di vista, secondo me, non dovresti nutrire dei dubbi.
Invece, in merito all’approccio: non credo che ti debba (o avresti dovuto) accanire in studi preliminari prima di arrivare ad approcciare un progetto (ma anche qui probabilmente hai agito in altro modo).
Il rischio reale e concreto e’ quello di trovare un’opportunita’, come ha scritto qualcun altro, nella quale non si puo’ riversare la conoscenza specifica che si e’ voluto acquisire e “lavorare” comunque per quella che invece occorre.
Il che non significa che lo studio e la ricerca non vadano assecondati, anzi, come ha scritto @TardoFreak sono basilari; insomma e’ proprio l’approccio alla questione che spinge a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Incroci l’opportunita’ di sviluppare un progetto, un prodotto, un device e sulle esigenze che lo andrebbero a soddisfare ti regoli e ti indirizzi: questo lo ritengo piu’ concreto, quasi vincolante.
Ancora una cosa alla quale ho pensato spesso perche’ “certe intenzioni” anch’io le ho avute (e le ho): tra le varie linee che ci si puo’ trovare a seguire (il progetto a se stante, la collaborazione ad un grande progetto, un prodotto “nuovo” da immettere sul mercato, … ) viaggia quella delle idee: ne passano per la testa e ci si pone il dubbio se quel pensiero sarebbe da perseguire con convinzione oppure, temporaneamente da accantonare se non cercare di dimenticare del tutto.
A volte diventano proprio dei dilemmi.
Insomma, considerato tutto quanto, potrebbe anche essere solo un’idea a fare la differenza.
Per questo le ritengo qualcosa di prezioso e frutto di un "lavoro" altrettanto importante: pensare.
C'era una giornalista, ora scomparsa, che rispondeva facendo sapere, anche quando non lavorava, d'essere impegnata a pensare ...
Saluti
W - U.H.F.