EcoTan ha scritto:Non capisco se il contenuto del qbit è casuale, in tal caso a che serve?
Anche qualcun altro ha espresso una simile difficoltà in occasione di una conferenza divulgativa.
Sicuramente la stocasticità è un fattore che caratterizza il quantum computing ma non è il solo e nemmeno quello più interessante. Ci sono molte altre cose da considerare come l'entanglement e la superposizione. È possibile costruire computer stocastici classici ed hanno comunque la loro ragione di esistere per via della classe di problemi che risolvono in modo efficiente :).
Il contenuto del qbit, o meglio l'osservazione del suo stato, da come risultato un valore casuale, ma questo dipende da una distribuzione di probabilità la cui struttura è (in linea di principio ed in condizioni sperimentali ideali) nota. A meno di codice automodificante quantistico ma non so nemmeno se sia mai stato teorizzato

. Quindi non sei sempre in una condizione di massima entropia dove l'esito è equiprobabile per tutti gli stati. Non è questo aspetto da solo che rende significativo l'approccio del quatum computing, ma è per dire che non è una ragione per ritenere l'architettura inutile, al contrario. Nel caso peggiore (architettura classica e non quantistica) puoi comunque rieseguire il tuo programma stocastico un certo numero di volte e dire che con una probabiltà superiore ad una certa soglia il risultato è <<inserisci risultato>>. Alle volte funziona comunque meglio di un algoritmo deterministico.
"640K ought to be enough for anybody" Bill Gates (?) 1981
Qualcosa non ha funzionato...
Lo sapete che l'arroganza in informatica si misura in nanodijkstra?
