stefanopc ha scritto:Riallacciandomi a un messaggio precedente.
Il " privato" vuole partecipare al profitto e quindi investire in un settore con grande volume di cassa e grandi utili.
Quindi in Italia si è privatizzato tutto ciò che era appetibile come le telecomunicazioni le autostrade parte del settore energetico, Acqua rifiuti ecc.
È inutile piangere sul latte versato.
Quando la politica autoreferenziata ha praticamente regalato questi settori strategici ai privati (amici degli amici) nessuno ha protestato.
Non sono d'accordo Stefanopc, c'è privato e privato.
Se prendi una concessione statale come quella autostradale (monopolio naturale) e la politica mazzettara la cede ad una famiglia Prenditoriale, poi non contenta di svenderla sottoscrive un contratto capestro per lo Stato, non c'è privatizzazione (perché di fatto rimangono pubbliche) ma furto legalizzato con destrezza organizzato da soci in affari. C'è poco da fare.
In Alitalia Cimoli percepiva un compenso che era di circa 2/3 volte superiore agli amministratori delegati di altre compagnie aere, in UTILE!!! Perché mai la politica italiana ha dato un compenso totalmente fuori mercato ad un magnager da lei nominato? Un manager con un CV non così esaltante, a capo di una compagnia in rosso tra l'altro. E' una domanda retorica ovviamente.
Se Autostrade passa ad ANAS, un baraccone statale che fa crollare i ponti più e meglio dei prenditori, per la collettività sempre schifo è sia in termini di costi che di qualità del servizio.
Le statalizzazioni non sono sempre a vantaggio del cittadino utente, alcune sono vantaggiose solo per chi nello Stato ci lavora, soprattutto come manager. Per il cittadino, alti costi (il pubblico non è gratis) e pessimi servizi. Ama, Atac, Alitalia....
Se la produzione fosse affidata a milioni di piccoli possessori di impianti fotovoltaici sovradimensionati rispetto al proprio fabbisogno, questa sarebbe una sorta di COLLETTIVIZZAZIONE, altro che privatizzazione.
Si tratta di famiglie che arrotondano a fine mese.
Questo almeno è il mio punto di vista.
La generazione distribuita è per sua natura più democratica.

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