La confusione sulla necessità di una AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA nelle aree vincolate regna sovrana a quanto pare.
A me sembra che certe semplificazioni servano per complicare.
SEMPLIFICAZIONE
L'allegato A (A.6) del DPR n. 31 del 2017 (che agevola le installazioni di impianti fotovoltaici) esonera dall'obbligo di autorizzazione paesaggistica in diversi casi.
L'ALLEGATO A (di cui all’art. 2, comma 1), "Interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall’autorizzazione paesaggistica", del DPR n. 31 del 2017, infatti recita:
"A.6. installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, laddove posti su coperture piane e in modo da non essere visibili dagli spazi pubblici esterni; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici, ai sensi dell’art. 7 - bis del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, non ricadenti fra quelli di cui all’art. 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;"
Per cui, seguendo alla lettere il testo, l'esonero non riguarda solo gli impianti integrati ma anche quelli parzialmente integrati. Sono questi ultimi Infatti che - pur non essendo integrati - hanno lo stesso orientamento e la stessa inclinazione della falda, del resto se sono posti "in aderenza" non possono avere un tilt ed un azimut diversi.
L’allegato A pertanto esclude dall’esonero, rendendo obbligatoria l’autorizzazione paesaggistica, solo nei casi in cui i moduli fotovoltaici o i pannelli solari termini sono posti in CONTROPENDENZA rispetto alla falda.
Fantastico!
COMPLICAZIONE
Ma poi il DM (MiTE) n. 297 del 02.08.2022 anziché semplificare – come vorrebbe - complica ulteriormente le cose, infatti recita:
“Le disposizioni del primo periodo si applicano anche in presenza di vincoli ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettera c), del medesimo codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, ai soli fini dell'installazione di pannelli integrati nelle coperture non visibili dagli spazi pubblici esterni e dai punti di vista panoramici, eccettuate le coperture i cui manti siano realizzati in materiali della tradizione locale”;
Che vuol dire "NON VISIBILI DA SPAZI PUBBLICI ESTERNI"?
Se un impianto sta su falda (anche se integrato) sarà quasi sempre visibile da spazi pubblici esterni (a meno che la falda non sia quella di un grattacielo di 100 piani oppure ci troviamo in presenza di altre situazioni del tutto eccezionali).
Infatti il precedente DPR n. 32 del 2017 riferiva la NON VISIBILITÀ soltanto agli impianti su tetto piano!
E questo ha senso: in poche parole si trattava di non inclinare troppo i moduli in modo da superare in altezza il muro perimetrale, il parapetto. Chiaro.
Che senso ha imporre la integrazione a condizione che non si veda?
Se l'impianto non si vede che necessità c'è che sostituisca gli elementi di copertura perché sia meno impattante alla vista?
Quanto deve essere lontano il punto di osservazione dal campo fotovoltaico perché possa essere considerato “NON VISIBILE DA SPAZI PUBBLICI ESTERNI”?
Se, ad esempio, dalla cime di una collina (spazio pubblico) intravvedo il tetto a falda di casa mia a 2 km di distanza, questo comporta la necessità di una autorizzazione paesaggistica?
Ma da quel punto di osservazione potrei scorgere un tetto piano coi moduli non visibili dalle vie prospicienti ma visibili dall’alto.
Allora che facciamo?
A me sembra veramente priva di logica questa precisazione del MITE.
Una legge che da una discrezionalità assoluta ha chi ha il timbro in mano!
Per cui potremmo avere casi dove l'interpretazione e assolutamente restrittiva, ostacolando l'attività di impresa ed il diritto di un cittadino di autoprodursi energia pulita (cosa di cui beneficia anche la collettività), ed altri casi in cui l'interpretazione è volta a favorire l'installazione degli impianti fotovoltaici.
Questo genera una DISCREZIONALITÀ ASSOLUTA in coloro che negli uffici hanno il timbro in mano.
Se poi penso che nei comuni in cui c'è il vincolo paesaggistico stiamo spesso di fronte (potrei fare degli esempi) a centri abitati costruiti in pieno abusivismo edilizio, con strade senza marciapiedi che convergono o divergono perché i muri di cinta delle abitazioni hanno invaso la carreggiata, mi viene tanta rabbia!
E meno male che si chiamava Ministero della Transizione Energetica.
Voi che ne pensate?
AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA: Legislatori vergognosi!
Moderatori:
sebago,
mario_maggi
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Io per risolvere i problemi burocratici, vedo efficente ed ecologico solo il termovalorizzatore.
Nel senso di "termovalorizzateli tutti" !!!

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"Sopravvivere" e' attualmente l'unico lusso che la maggior parte dei Cittadini italiani,
sia pure a costo di enormi sacrifici, riesce ancora a permettersi.
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Etemenanki
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Buon giorno.
Io abito a Castiglioncello in zona con vincolo paesaggistico. Ora non conosco se la normativa ha subito variazioni, ma più di una decina di anni fa avevo pensato di fare un impianto che mi potesse scollegare dalla rete come avevo visto in una casa durante un viaggio in USA. Loro avevano prima fatto l'impianto e poi lo avevano comunicato.
Così pensavo mi sarei liberato dai limiti dei kW della rete. Parlai con il mio geometra che per prima cosa mi dise: Se fosse così facile!!
Cominciammo tutte le pratiche. Diversi viaggi a Pisa dove era la direzione dei vincoli paesaggistici.
Ricevemmo il regolamento. Non riuscimmo a capirci molto.
Il Geometra mi disse. Dobbiamo interpellare l'architetto del comune che disse che era il primo che chiedeva un impianto di quel tipo e doveva sentire come si faceva. Intanto il tempo passava. Dopo circa un anno non sapevamo neppure se si poteva fare quel tipo di impianto che copriva l'intero tetto e non il 50%.
Passavano i mesi e il permesso non arrivava. Disegni, progetti, da un ufficio del comune a quello della sovraintendenza, che sovrantendeva sicuramente a qualche cosa ma mi chiese anche "perché lo vuole fare?".
Dopo oltre un anno non sapevo neppure se la mia domanda sarebbe stata esaminata da non so quale giunta ed in quale mese di quale anno.
Nel frattempo mio figlio si era trasferito per lavoro a Londra.
Durante una visita nella città del Tamigi concordammo che avremmo acquistato lì qualche cosa. Telefonai subito al geometra e chiusi qualsiasi procedura successiva per l'ìmpianto fotovoltaico.
Ora io a Castiglioncello uso la vecchia e buona corrente Enel e quando voglio passo qualche giorno nel mio piccolo appartamento al sessantacinquesimo piano del Pinnacle al Canary Wharf.
Per la pratica del sistema off grid, dopo quasi due anni dalla presentazione mi chiesero altri documenti, richiesta a cui non avendo dato seguito, dopo un altro anno mi comunicarono che mancava di documentazione ed era stata respinta. Il tutto per almeno un migliaio di EURI!!!!!
Io abito a Castiglioncello in zona con vincolo paesaggistico. Ora non conosco se la normativa ha subito variazioni, ma più di una decina di anni fa avevo pensato di fare un impianto che mi potesse scollegare dalla rete come avevo visto in una casa durante un viaggio in USA. Loro avevano prima fatto l'impianto e poi lo avevano comunicato.
Così pensavo mi sarei liberato dai limiti dei kW della rete. Parlai con il mio geometra che per prima cosa mi dise: Se fosse così facile!!
Cominciammo tutte le pratiche. Diversi viaggi a Pisa dove era la direzione dei vincoli paesaggistici.
Ricevemmo il regolamento. Non riuscimmo a capirci molto.
Il Geometra mi disse. Dobbiamo interpellare l'architetto del comune che disse che era il primo che chiedeva un impianto di quel tipo e doveva sentire come si faceva. Intanto il tempo passava. Dopo circa un anno non sapevamo neppure se si poteva fare quel tipo di impianto che copriva l'intero tetto e non il 50%.
Passavano i mesi e il permesso non arrivava. Disegni, progetti, da un ufficio del comune a quello della sovraintendenza, che sovrantendeva sicuramente a qualche cosa ma mi chiese anche "perché lo vuole fare?".
Dopo oltre un anno non sapevo neppure se la mia domanda sarebbe stata esaminata da non so quale giunta ed in quale mese di quale anno.
Nel frattempo mio figlio si era trasferito per lavoro a Londra.
Durante una visita nella città del Tamigi concordammo che avremmo acquistato lì qualche cosa. Telefonai subito al geometra e chiusi qualsiasi procedura successiva per l'ìmpianto fotovoltaico.
Ora io a Castiglioncello uso la vecchia e buona corrente Enel e quando voglio passo qualche giorno nel mio piccolo appartamento al sessantacinquesimo piano del Pinnacle al Canary Wharf.
Per la pratica del sistema off grid, dopo quasi due anni dalla presentazione mi chiesero altri documenti, richiesta a cui non avendo dato seguito, dopo un altro anno mi comunicarono che mancava di documentazione ed era stata respinta. Il tutto per almeno un migliaio di EURI!!!!!
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carlopavana
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Purtroppo,
planaremagico, la discrezionalità viene sempre attribuita dal legislatore a qualche ente o commissione, in modo da conferire ad esso potere di vero e giustificarne l'esistenza in vita.
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E' quello che temo anche io, anche se spero tanto di sbagliarmi.
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planaremagico
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fpalone ha scritto:Purtroppo,planaremagico, la discrezionalità viene sempre attribuita dal legislatore a qualche ente o commissione, in modo da conferire ad esso potere di vero e giustificarne l'esistenza in vita.
Esattamente, questa è la burocrazia, sistema inutile, inefficiente, costoso e dannoso che ha come scopo: il controllo e la regolamentazione di ogni singola azione umana, depredare le persone con la rapina fiscale fino all'esproprio della proprietà privata, il tutto grazie a leggi arbitrarie e illegittime che violano il principio di uguaglianza di fronte alla Legge.
Se non puoi installare il FV sul tuo tetto, significa che non sei proprietario della tua abitazione ma ce l'hai solo in concessione.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Senza contare che chi ha il timbro in mano non è detto che abusi del suo potere.
Ci sono persone per bene e validi professionisti anche nel pubblico.
Il problema secondo me sta nel fatto che non dovrebbe esserci questa discrezionalità dovuta a leggi scritte in modo contraddittorio, quindi tutto da interpretare.
Se è vero che questo potrebbe favorire chi di quella discrezionalità vuole abusare, è altrettanto vero che penalizza e mortifica chi vorrebbe fare il proprio lavoro in modo professionale ed è costretto ad "interpretare" il senso di leggi scritte male, che nel precisare ciò che è già chiaro generano equivoci che prima non c'erano.
Un capolavoro di idiozia, a me è questo l’effetto che fa. Ma spero sempre che qualcuno mi smentisca.
Il problema non è in coloro che hanno il timbro in mano, quindi, che non sono peggiori dei loro concittadini (me incluso), il problema è della legge mal concepita, altrimenti confondiamo (rischio di farlo anche io) la causa con l’effetto.
Dopotutto non me la sento di biasimare chi, per paura di sbagliare, è spinto a interpretare la norma nel modo più restrittivo. È una situazione in cui personalmente non vorrei stare.
Io non riesco proprio a capire il senso di questa precisazione del MiTE, e siccome incide sul mio lavoro (e anche sul portafoglio di molti clienti, dopotutto io i costi li carico nel conto finale) mi sto sforzando di dare un senso alla legge in materia.
La legge oramai c'è, il caos che eventualmente ne consegue è un effetto e non la causa.
L'interpretazione più restrittiva significa che sui tetti a falda l'autorizzazione paesaggistica va sempre richiesta, che sia integrato o meno poco conta a quanto pare.
E questo a dispetto di quanto previsto dalla legge precedente, che esonerava dall’autorizzazione paesaggistica anche nel caso di impianti parzialmente integrati, io almeno la interpreto così, non so voi che ne pensate.
Bisognerebbe capire come venirne fuori altrimenti non tutti i cittadini possono usufruire di una legge che in teoria dovrebbe incentivare la produzione da fonti rinnovabili mentre in realtà la limita in modo incomprensibile.
Forse si potrebbe partire da qui, contestando l’interpretazione restrittiva e facendo notare quanto questa interpretazione generi assoluta discrezionalità.
Come? Sostenendo che una legge nata per incentivare la produzione da fonti rinnovabili non può alla fine disincentivarle. Una legge migliorativa non può generare effetti peggiorativi, altrimenti contrasterebbe con le ragioni che l’hanno concepita.
Ma io non sono un legale, quindi al momento posso fare solo ipotesi confrontandomi coi professionisti con cui lavoro ed anche con voi.
Ci sono persone per bene e validi professionisti anche nel pubblico.
Il problema secondo me sta nel fatto che non dovrebbe esserci questa discrezionalità dovuta a leggi scritte in modo contraddittorio, quindi tutto da interpretare.
Se è vero che questo potrebbe favorire chi di quella discrezionalità vuole abusare, è altrettanto vero che penalizza e mortifica chi vorrebbe fare il proprio lavoro in modo professionale ed è costretto ad "interpretare" il senso di leggi scritte male, che nel precisare ciò che è già chiaro generano equivoci che prima non c'erano.
Un capolavoro di idiozia, a me è questo l’effetto che fa. Ma spero sempre che qualcuno mi smentisca.
Il problema non è in coloro che hanno il timbro in mano, quindi, che non sono peggiori dei loro concittadini (me incluso), il problema è della legge mal concepita, altrimenti confondiamo (rischio di farlo anche io) la causa con l’effetto.
Dopotutto non me la sento di biasimare chi, per paura di sbagliare, è spinto a interpretare la norma nel modo più restrittivo. È una situazione in cui personalmente non vorrei stare.
Io non riesco proprio a capire il senso di questa precisazione del MiTE, e siccome incide sul mio lavoro (e anche sul portafoglio di molti clienti, dopotutto io i costi li carico nel conto finale) mi sto sforzando di dare un senso alla legge in materia.
La legge oramai c'è, il caos che eventualmente ne consegue è un effetto e non la causa.
L'interpretazione più restrittiva significa che sui tetti a falda l'autorizzazione paesaggistica va sempre richiesta, che sia integrato o meno poco conta a quanto pare.
E questo a dispetto di quanto previsto dalla legge precedente, che esonerava dall’autorizzazione paesaggistica anche nel caso di impianti parzialmente integrati, io almeno la interpreto così, non so voi che ne pensate.
Bisognerebbe capire come venirne fuori altrimenti non tutti i cittadini possono usufruire di una legge che in teoria dovrebbe incentivare la produzione da fonti rinnovabili mentre in realtà la limita in modo incomprensibile.
Forse si potrebbe partire da qui, contestando l’interpretazione restrittiva e facendo notare quanto questa interpretazione generi assoluta discrezionalità.
Come? Sostenendo che una legge nata per incentivare la produzione da fonti rinnovabili non può alla fine disincentivarle. Una legge migliorativa non può generare effetti peggiorativi, altrimenti contrasterebbe con le ragioni che l’hanno concepita.
Ma io non sono un legale, quindi al momento posso fare solo ipotesi confrontandomi coi professionisti con cui lavoro ed anche con voi.
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planaremagico
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Il grosso (enorme) problema e' che praticamente tutte le leggi, in Italia, sono scritte di proposito in modo che il magistrota di turno le possa interpretare come piu gli aggrada e conviene (non sia mai, qui da noi, che uno sia costretto ad applicare una legge alla lettera perche' non la puo interpretare come gli pare
) ... e la cosa, ovviamente, vale pure per le norme ed i regolamenti purtroppo.
"Sopravvivere" e' attualmente l'unico lusso che la maggior parte dei Cittadini italiani,
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Etemenanki
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carlopavana ha scritto:Ora io a Castiglioncello uso la vecchia e buona corrente Enel e quando voglio passo qualche giorno nel mio piccolo appartamento al sessantacinquesimo piano del Pinnacle al Canary Wharf.
È anche questo un problema, c'è gente che vorrebbe investire nel fotovoltaico e - non potendo per una assurda burocrazia - finisce per spendere in cose socialmente meno utili (una nuova automobile, una crociera ai Caraibi, una piscinetta in giardino...) o addirittura, come nel suo caso, in altri Paesi.
E' un danno enorme all'economia del nostro Paese, soprattutto in un periodo come quello attuale, con i problemi di approvvigionamento del gas che ben conosciamo.
La cosa assurda è che l'Europa emana direttive ragionevoli e progressiste ma poi il legislatore italiano che deve recepirle legifera "ad minchiam".
Tremo all'idea di come i nostri legislatori recepiranno la DIRETTIVA CASA GREEN dell'UE.
Un'ultima cosa: a me piacciono gli impianti connessi in rete perché ha senso immettere in rete l'energia prodotta in eccesso e non perderla in derating termico.
La rete dovremmo concepirla come una sorta di accumulatore.
Almeno questa è l'idea che mi piace sostenere.
Poi capisco che a volte, soprattutto con certi distributori, nasca la voglia di staccarsi dalla rete.
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planaremagico
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