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Flusso weber concatenato a induttori in parallelo

Circuiti, campi elettromagnetici e teoria delle linee di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica

Moderatori: Foto Utenteg.schgor, Foto UtenteIsidoroKZ

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[21] Re: Flusso weber concatenato a induttori in parallelo

Messaggioda Foto UtenteEdmondDantes » 23 ott 2018, 20:54

Rispondo con poche righe, ma amplierò questo post poco alla volta.

Ripeto ancora una volta.
Fermo restando la pratica ingegneristica, qui stiamo studiando essenzialmente fisica; in particolare l'induttanza.
Induttanza non significa solo induttore costituito da N spire. Questa costruzione e' solo una delle rappresentazioni geometriche e fisiche che permettono di creare un bipolo con un comportamento determinato (prevalentemente nel caso reale) dalle interazioni magnetiche.

A noi in questa particolare sede interessa la proprieta' di questo bipolo (ideale): l'induttanza. Tale proprieta' esiste a prescindere dalla forma e costruzione dell'elemento e soprattutto tali aspetti non interessano lo studio fisico del fenomeno.
All'atto pratico, il calcolo e la determinazione della linea chiusa e della superficie aperta puo' essere molto complicato, ma questo e' un problema secondario.

Il flusso e' unico ed e' quello concatenato. Punto. Siamo noi che per facilitare i calcoli pensiamo a diverse schematizzazione mentali. Mi sto impuntando su questo concetto in quanto il forum e' frequentato anche da studenti e non dobbiamo passare informazioni, non dico sbagliate, che possono sviare l'attenzione.
Qui un esempio.

Non si crea un flusso che poi si concatena N volte, ma abbiamo il flusso concatenato che in certe geometrie puo' essere pensato come portata del tubo di flusso che si concatena (N volte) con le N spire. Questo concetto e' fondamentale. Se non riusciamo a comprendere questo, la via verso la soluzione sarà ardua.

Per quanto riguarda il flusso disperso e i parametri parassiti, sono argomenti che non devono essere trattati nella definizione dell'induttanza. Noi abbiamo un bipolo (ideale) isolato magneticamente. Questi termini, lo ripeto ancora una volta, permettono di scartare tutti i fenomeni secondari e non necessari alla definizione fisica dell'induttanza.

Nel caso del flusso concatenato con le N spire abbiamo la seguente rappresentazione grafica:



La linea chiusa l_{c} e' facile da immaginare. Le superficie, invece, puo' essere pensata come somma delle superfici di ogni singola spira e dei collegamenti.
L'unico flusso che si crea, puo' essere pensato come somma algebrica dei tre (in questo esempio) flussi concatenati con le spire individuate.
Considerando che i collegamenti sono di solito trascurabili (e qui iniziano le prime approssimazioni che ci allontanano dalla definizione in quanto siamo esseri umani e vogliamo semplificare, ma la natura se ne frega senza complimenti), possiamo dire che il flusso concatenato (totale, cioe' l'unico flusso che esiste) e' la somma di ogni singolo flusso concatenato con ogni singola spira principale. Se per ragioni geometriche questi singoli flussi sono uguali, allora possiamo scrivere:

\varphi_{c} \left ( t \right )=N\varphi \left ( t \right )

Ma abbiamo fatto delle approssimazioni.
Cosa voglio dire. Molte parole per definire un flusso, ma relativo ad una solo tipo di struttura fisica. E' questo il problema? In elettrotecnica noi vediamo questo simbolo


Che ne sappiamo della sua storia? E' un solenoide? Rappresenta un pezzo di linea bifilare?
Puo' rappresentare anche un fenomeno fisico non associabile a nessun componente fisico. E' una proprieta', un rapporto fra un flusso concatenato e la corrente ad essa associata

L= \frac{\varphi _{c}\left ( t \right )}{i\left ( t \right )}
per definizione.

(a volte neanche questa... vedi ad esempio l'induttanza di dispersione di un trasformatore. Pensa bene alla sua definizione e vedrai un fatto atipico).
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[22] Re: Flusso weber concatenato a induttori in parallelo

Messaggioda Foto UtenteEcoTan » 25 ott 2018, 7:21

Il vettore B è un prodotto del pensiero.
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