Probabilmente faccio (o facciamo delle forzature) provando a legittimare la richiesta del cliente in funzione delle proprietà che verrebbero attribuite ad un prototipo (ma dovrebbe essere definito "prodotto") marchiato CE.
Il marchio CE è a carico di chi immette il prodotto (un prodotto) sul mercato: è sua la responsabilità.
La richiesta del cliente dell'OP è del tutto legittima ma, se soddisfatta, a quel punto, non riceverebbe più un prototipo ma un "oggetto" potenzialmente distribuibile sul mercato.
Per avere soddisfazione è sufficiente che il cliente riconosca gli oneri, tutti gli oneri, all'OP, derivanti da una attività supplementare necessaria all'ottenimento del marchio CE.
Se il cliente fosse disposto a fare questo e l'OP ci si potesse dedicare, il cliente riceverebbe quanto anelato.
Quindi, come già ricordato da altri, si tratterrebbe di una condivisione d'intenti tra cliente e fornitore.
Rafforzo la mia convinzione per la quale la ragione della richiesta, da parte del cliente, esuli dalle motivazioni proprie del marchio CE e trovi invece fondamento in una preventiva forma di tutela (che nulla ha a che vedere direttamente con gli aspetti tecnici).
Poi, probabilmente non è così (ma diversamente non saprei cosa pensare), però l'OP se "indagasse" un pochino di più forse lo scoprirebbe.
Saluti
Marcatura CE anche per prototipi
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Guerra
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Per proattiva si intende la modalità con cui un distributore interagisce con il fabbricante verificando la veridicità di quanto afferma.
Sfato un mito: NON necessariamente devo fare le prove per marcare CE un prodotto.
Di fatto, se non esplicitamente previsto nel modulo certificativi in cui si incappa, le prove sono lo strumento con il quale si verifica ma io che ho 50 anni di esperienza in un determinato settore posso certamente utilizzare questa mia esperienza per progettare un oggetto conforme senza necessitare di prove o magari riutilizzando quelle che ho fatto su un oggetto simile od assimilabile o quelle che ha fatto un mio concorrente su un oggetto identico o magari facendo solo calcoli e simulazioni.
Sfato un mito: NON necessariamente devo fare le prove per marcare CE un prodotto.
Di fatto, se non esplicitamente previsto nel modulo certificativi in cui si incappa, le prove sono lo strumento con il quale si verifica ma io che ho 50 anni di esperienza in un determinato settore posso certamente utilizzare questa mia esperienza per progettare un oggetto conforme senza necessitare di prove o magari riutilizzando quelle che ho fatto su un oggetto simile od assimilabile o quelle che ha fatto un mio concorrente su un oggetto identico o magari facendo solo calcoli e simulazioni.
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Serafino ha scritto:Sfato un mito: NON necessariamente devo fare le prove per marcare CE un prodotto.
Ho approfondito e avuto una conferma anche da un'altra fonte.
Uno dei casi più semplici in cui si può autocertificare senza eseguire prove è quando le prove su tutti i componenti che potrebbero dar luogo a problemi sono state già eseguite dai rispettivi produttori.
Anche senza dover effettuare ulteriori prove di laboratorio, marcare un prodotto non è facile per chi non ha esperienza nel campo.
Però esistono siti web che, in cambio di un compenso piuttosto modico (parliamo di un'ottantina di dollari al mese) forniscono la consulenza necessaria e la modulistica di base da compilare.
Un sito è questo.
Qui potete leggere un'intervista al fondatore.
Per completare aggiungo quest'altro link che mette in guardia contro prove di certificazione fasulle di prodotti extra-UE importati. Bisogna verificare che i documenti che certificano i risultati dei test siano autentici, e rifornirsi dei componenti da fornitori seri.
Big fan of ⋮ƎlectroYou! Ausili per disabili e anziani su ⋮ƎlectroYou
Caratteri utili: À È É Ì Ò Ó Ù α β γ δ ε η θ λ μ π ρ σ τ φ ω Ω º ª ² ³ √ ∛ ∜ ₀ ₁ ₂ ₃ ₄ ₅ ₆ ∃ ∄ ∆ ∈ ∉ ± ∓ ∾ ≃ ≈ ≠ ≤ ≥
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Riprendo quello che ho scritto in quanto errato o comunque poco chiaro. Ho avuto modo anch'io di approfondire l'argomento, i corsi che sto seguendo danno i suoi frutti..
Un prototipo se non è destinato all'uso, non necessita della marcatura CE. Resta però fermo il discordo che, le persone che lo utilizzano per le varie prove e test (quindi chiunque deve utilizzarlo), devono essere informate che il prodotto potrebbe non rispettare le norme vigenti e quindi non essere conforme e sicuro.
Se invece si tratta di un prodotto destinato all'uso, allora sicuramente necessita della marcatura CE e quindi di essere conforme a tutte le normative che lo interessano.
Un prototipo se non è destinato all'uso, non necessita della marcatura CE. Resta però fermo il discordo che, le persone che lo utilizzano per le varie prove e test (quindi chiunque deve utilizzarlo), devono essere informate che il prodotto potrebbe non rispettare le norme vigenti e quindi non essere conforme e sicuro.
Se invece si tratta di un prodotto destinato all'uso, allora sicuramente necessita della marcatura CE e quindi di essere conforme a tutte le normative che lo interessano.
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Guerra ha scritto:Ti consiglio di leggere i paragrafi 39-72-73 della guida alla DM
"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
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@GuidoB: io non sono pienamente concorde che sia derogabile l'esecuzione di prove se i componenti sono già stati testati.
La tua indicazione è un sub-caso abbastanza ridotto in generale (ad esempio la EN 61439-1 lo permette per una certa sottoclasse di componenti), ma questo approccio ad esempio non è riconosciuto pienamente per l'EMC.
Partiamo dall'assunto ovvio ma necessario che le prove valicano le scelte di progetto.
Di sicuro nella fase di progettazione di un prodotto si dovranno scegliere componenti che, conformi a determinate specifiche tecniche e debitamente testati/provati, assicurano la conformità alle mie esigenze peculiari.
Faccio l'esempio più banale del mondo: se un involucro plastico ha spessore inferiore a quello usato per validare la plastica (intesa come materia prima) al filo incandescente, allora i risultati della prova non sono attendibili per la mia applicazione specifica.
L'abilità di un progettista, a mio avviso, è proprio legata a saper correttamente navigare fra i disposti della norma in modo da ridurre al minimo le prove necessarie e, ovviamente, dare ampie garanzie di superamento delle prove necessarie e non derogabili.
Ecco perché io sono del tutto favorevole a che i prototipi siano conformi alle specifiche tecniche di una norma nella loro fase di test.
La tua indicazione è un sub-caso abbastanza ridotto in generale (ad esempio la EN 61439-1 lo permette per una certa sottoclasse di componenti), ma questo approccio ad esempio non è riconosciuto pienamente per l'EMC.
Partiamo dall'assunto ovvio ma necessario che le prove valicano le scelte di progetto.
Di sicuro nella fase di progettazione di un prodotto si dovranno scegliere componenti che, conformi a determinate specifiche tecniche e debitamente testati/provati, assicurano la conformità alle mie esigenze peculiari.
Faccio l'esempio più banale del mondo: se un involucro plastico ha spessore inferiore a quello usato per validare la plastica (intesa come materia prima) al filo incandescente, allora i risultati della prova non sono attendibili per la mia applicazione specifica.
L'abilità di un progettista, a mio avviso, è proprio legata a saper correttamente navigare fra i disposti della norma in modo da ridurre al minimo le prove necessarie e, ovviamente, dare ampie garanzie di superamento delle prove necessarie e non derogabili.
Ecco perché io sono del tutto favorevole a che i prototipi siano conformi alle specifiche tecniche di una norma nella loro fase di test.
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Guerra ha scritto:Guerra ha scritto:Ti consiglio di leggere i paragrafi 39-72-73 della guida alla DM
Mi spieghi a cosa ti riferisci?
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Si, questo l'avevo capito.. Ti chiedevo di spiegarmi cosa ho scritto di sbagliato? Perché la guida alla direttiva macchine?
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Non ho detto che hai scritto qualcosa di sbagliato; ho riportato quanto avevo già scritto, dove indicavo i commenti che parlano di quello che dicevi nel tuo post.


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