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Elogio della bellezza

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[31] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto UtenteDarwinNE » 27 set 2013, 16:21

Guerra ha scritto:no, non ti saresti fermato, perché non avevi l'animo e la mente predisposti "ad accogliere" la musica dello Stradivari.


E' quello che temo. C'è un modo per evitarlo? Siamo pieni di bellezza attorno a noi, come possiamo fare per coglierla anche se non ci viene presentata su un piatto d'argento?

Per questo ho lanciato questa discussione...
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[32] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto UtenteGuerra » 27 set 2013, 16:31

A mio modo di vedere è un discorso complesso, che implica anche il rivedere il nostro modo di vivere, le nostre priorità...
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[33] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto Utenteattilio » 27 set 2013, 19:49

Parentesi soggettiva.
A mio avviso (mi pare di averlo gia` scritto anche prima) ci sono bellezze che colpiscono/stimolano ognuno dei 5 sensi.

Ognuno di noi, o forse la maggiorparte di noi, ha un senso piu` incline degli altri a raccogliere ed individuare la bellezza. Forse l'udito e` quello piu` disturbato dai pensieri e dai rumori di fondo.
Forse la vista ha un percorso privilegiato nell'elaborazione cerebrale del nostro concetto bi bello.
Forse l'olfatto, se la gioca con la vista, invece il palato mi sembra un po` influenzabile "dall'esterno", cosi come il tatto e quindi li metterei un gradino sotto... ma come dicevo e` tutto soggettivo.

Vorrei chiedere a Candy, se riuscirebbe a godersi la sua sinfonia preferita in un qualunque luogo in un qualunque momento della giornata, o se piuttosto, sia anche necessario, per goderne appieno, che vi sia una certa atmosfera di contorno e uno stato d'animo particolarmente predisposto.

Si, insomma il bello "soggettivo" ha anche una sua contestualizzazione, non e` un bello sempre e comunque. Ha un qualcosa di relativo, legato ad altri meccanismi, cosa dite?
Ognuno sta solo sul cuor della terra
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[34] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 28 set 2013, 1:12

In questo modo, se la scintilla non c'è, per ragioni culturali o perché non si è sensibili all'argomento trattato, non ha senso parlare in senso oggettivo.

Qui caro Foto UtenteDarwinNE si torna ancora una volta a uno dei tanti problemi classificati dalle menti logiche come "indecidibili" e cioè: la realtà esiste indipendentemente da noi oppure esiste solo nelle rappresentazioni che noi ne facciamo? Pare che non si possa sapere, appunto. A me sembra che ognuno di noi fa una scelta, ovviamente inconscia, e la stabilisce arbitrariamente come "verità". La scienza, per quanto ne so io, ha scelto la prima opzione. Dietro a tutti gli esperimenti scientifici, a tutte le teorie scientifiche c'è l'assunto implicito che la realtà esista indipendentemente da noi. Personalmente condivido questo assunto. Un po' aprioristicamente, certo. Ma perché tutto dovrebbe essere decidibile, risolvibile, comprensibile, etc.?

Io poi parlavo di una "funzione" della bellezza, meglio sarebbe stato dire un "effetto", distinto dal suo riconoscimento; la bellezza può infatti essere riconosciuta ma non necessariamente indurre effetti "benefici" o addirittura indurne di malefici, come nella sindrome di Stendahl.
Tu poni il problema a monte: come si riconosce la bellezza in un contesto diverso da quelli abituali? Bene, comincerei col dire che l'essere oggettivo della bellezza non è in contrasto con la componente soggettiva. Se uno pone un filtro all'uscita di un canale di trasmissione e non esce nessun segnale non è detto che il segnale in ingresso non esista: semplicemente non passa. Perdonate la grossolanità della metafora, è per cercare di spiegarmi. La componente soggettiva, in quanto tale, non è solo interna al soggetto ma interagisce con l'esterno, risente delle condizioni ambientali come dicono Foto UtenteGuerra e Foto Utenteattilio.
C'è un modo per evitarlo? Direi di no, tanto è vero che la storia abbonda di storie di mancati riconoscimenti, di riconoscimenti avvenuti dopo la morte dell'artista, etc. Se la bellezza è adeguamento a certi canoni, che ogni cultura elabora, il riconoscimento è più facile; se invece la bellezza è nascosta in un "nuovo" che non solo esula dai canoni ma costringe poi ad ampliarli (come successe con Beethoven) allora solo chi ha acquisito dimestichezza con i linguaggi e i loro cambiamenti riesce a coglierla. Ma tu DarwinNE tutto questo lo sai.
Tu vorresti una tecnica che non ti lasciasse sfuggire nessuna occasione! Io posso dirti solo che l'episodio del violinista non mi stupisce: per cogliere la grandezza della bellezza occorre cogliere differenze che sono sempre più piccole quanto più la grandezza è "grande". Ricevere segnali piccoli richiede grande sensibilità e basso rumore. Ora, il rumore ambientale diventa facilmente rumore interno ed è proprio il problema che poni tu; sai benissimo che l'unico modo di aggirarlo è attingere al genio di Shannon. Ma mi pare difficile che un violinista possa farlo e mi pare ancora più difficile che ognuno di noi si possa dotare di un adeguato decodificatore ... Non rimane quindi che la sensibilità, che del resto può (io direi dovrebbe) essere coltivata e accresciuta in ognuno di noi.
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[35] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto UtenteDarwinNE » 29 set 2013, 23:09

clavicordo ha scritto:A me sembra che ognuno di noi fa una scelta, ovviamente inconscia, e la stabilisce arbitrariamente come "verità". La scienza, per quanto ne so io, ha scelto la prima opzione. Dietro a tutti gli esperimenti scientifici, a tutte le teorie scientifiche c'è l'assunto implicito che la realtà esista indipendentemente da noi.


Qualche anno fa, sarei stato un realista (e popperiano) convinto. Oggi invece sono pieno di dubbi :D
Capisco il problema, ma una teoria scientifica acquista un po' di valenza oggettiva nel momento in cui predice degli osservabili, qualcosa che posso verificare con una misura. Se io e te costruiamo uno strumento di misura, possiamo verificarla entrambi (e magari discutere a lungo su come fare una misura corretta).
Tendo a riconoscere alla bellezza un valore unicamente soggettivo appunto perché temo non la si possa misurare. Ricordo un racconto di Primo Levi (Foto Utenteadmin se lo ricorderà di sicuro) in cui il protagonista si ritrovava a giocare con uno strumento detto Calometro e che era stato costruito proprio per questa funzione. In realtà, nel racconto ci si rende conto che lo strumento non fa altro che misurare in una sua certa scala il grado di conformità ad un modello fornitogli.
Comunque, a parte questo, tendo ad essere d'accordo sul fatto che si tratta di un problema indecidibile.

clavicordo ha scritto:Ma perché tutto dovrebbe essere decidibile, risolvibile, comprensibile, etc.?


Appunto! Mi pare più fecondo lasciare questa cosa della bellezza un po' indefinita.

clavicordo ha scritto: La componente soggettiva, in quanto tale, non è solo interna al soggetto ma interagisce con l'esterno, risente delle condizioni ambientali come dicono Foto UtenteGuerra e Foto Utenteattilio.
C'è un modo per evitarlo? Direi di no, tanto è vero che la storia abbonda di storie di mancati riconoscimenti, di riconoscimenti avvenuti dopo la morte dell'artista, etc. Se la bellezza è adeguamento a certi canoni, che ogni cultura elabora, il riconoscimento è più facile; se invece la bellezza è nascosta in un "nuovo" che non solo esula dai canoni ma costringe poi ad ampliarli (come successe con Beethoven) allora solo chi ha acquisito dimestichezza con i linguaggi e i loro cambiamenti riesce a coglierla.


Appunto! E su questo sono d'accordo con Foto UtenteGuerra: bisogna cambiare qualcosa nella nostra vita di tutti i giorni.

clavicordo ha scritto:Tu vorresti una tecnica che non ti lasciasse sfuggire nessuna occasione! Io posso dirti solo che l'episodio del violinista non mi stupisce: per cogliere la grandezza della bellezza occorre cogliere differenze che sono sempre più piccole quanto più la grandezza è "grande".


E' vero!

clavicordo ha scritto:Non rimane quindi che la sensibilità, che del resto può (io direi dovrebbe) essere coltivata e accresciuta in ognuno di noi.


Ma questo vuol dire che è possibile educare noi stessi alla bellezza per godere meglio della vita :-)

A proposito, ve l'ho già detto che a me piacciono i Deep Purple? (ma non proprio tutto, di più i primi dischi)

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[36] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto UtenteCandy » 5 ott 2013, 23:08

clavicordo ha scritto:Riguardavo il post di Foto UtenteCandy e mi è venuto in mente che il titolo che Foto UtenteDarwinNE ha dato a questo thread comincia con "Elogio". Noi diamo per scontato che la bellezza meriti sempre un elogio ma non è così.


Che cosa è la bellezza? Ma la stessa domanda potrebbe essere posta in moltissimi altri modi.
Nella mia brutalità, la più semplice spiegazione che mi do è che questa derivi dall'insieme delle percezioni sensoriali che riceviamo e gli stimoli positivi, gradevoli, che ne scaturiscono.
Non sono affatto un esperto in materia, ma presumo che genericamente l'aggettivo sia usato per qualcosa di visibile od udibile. Non mi sembra che per i restanti sette sensi si usi l'aggettivo bello alle sensazioni che offrono.

Ora, per agganciarmi al tuo discorso: tutta la bellezza merita di essere elogiata? Penso di no.
Vado a pescare lontano: Agatha Christie aveva messo in bocca al suo detective più noto di lei stessa, E. Poirot, una frase, (che non ricordo), ma di significato molto particolare. Diceva, in riferimento a chi si sdraia sulla spiaggia a prendere il sole, che era come vedere carne a cuocere. Non c'era, ma forse, non c'è nulla di interessante in quella vista. Come non darle ragione? Sono andato a pescare questo lontano ricordo, per rimarcare quello che già scrivevo: il senso della vista è un grande, brutto inganno. Ad esempio io non mi sento di elogiare la bellezza che deriva dalle percezioni di questo senso. (Dico una banalità, ma non mi sembra di aver mai sentito parlare, ad esempio, di ladri ciechi). La vista è tendenziosa, ingannevole e cattiva consigliera. Usando un maschilismo: quante volte ci siamo soffermati ad osservare una "bella" ragazza? E chi o cosa ci ha detto che era bella? Indubbiamente la vista.

Invece, l'udito è un senso meno tendenzioso. L'uso che ne facciamo è molto più "pratico". Meno usato rispetto alla vista, ma ancora forte. Nella mia ignoranza immagino che vista ed udito siano i sensi a cui diamo la maggiore importanza: riconoscere ad esempio una forma, o peggio, una dimensione, col solo uso del tatto è quasi impossibile. Però affinché l'udito possa stimolare sentimenti di bellezza occorre concentrarsi un poco di più. Ascoltare a fondo. Ecco che allora, se taluni suoni riescono a stimolare al punto di far emergere le emozioni della bellezza, beh, allora, l'elogio ci sta eccome. Ma è l'elogio alla bellezza oppure all'evento che ne ha scatenate le emozioni? Forse, e meglio, è da elogiarsi lo stimolo.
Per il resto, si tratta di gusti personali e, di qui in avanti, non c'è più nulla da dire... Godiamoci ciò che più ci piace.
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[37] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 6 ott 2013, 11:04

A conforto (parziale) di Foto UtenteCandy riporto un'osservazione di Massimo Fagioli. Tra i 5 sensi, l'udito e la vista sono quelli che forniscono rappresentazioni esterne a noi. Ossia io vedo il tavolo là dove si trova, a una certa distanza da me, che riesco anche a valutare, entro certi limiti; sento anche il suono della voce del barista che riesco abbastanza a localizzare. Non così avviene per il tatto: il calore, ad esempio, lo sento sulla pelle e posso, eventualmente, indicare solo con molta approssimazione la direzione dalla quale proviene (es: fuoco nel caminetto). Anche l'olfatto consente di individuare grossolanamente una direzione (in noi esseri umani è poco sviluppato), mentre il gusto è strettalente localizzato nella bocca. Vista e udito sono di gran lunga i sensi in grado di elaborare rappresentazioni molto complesse e soprattutto "fuori di noi". La vista, poi, è un dittatore "assoluto": nessuno mette in dubbio ciò che si vede (salvo stati allucinatori) ed è il senso più vicino alla facoltà logica, i cui meccanismi nessuno può contestare.
Eppure, dice Candy, la vista è ingannevole. Aggiungerei che è ingannevole la vista senza intuizione, senza fantasia, senza cioè quella qualità tipicamente umana che consente di "vedere" al di là dell'apparenza. Candy ci dice infatti che quel possibile e frequente inganno si riferisce non alla realtà materiale ma a quella non materiale, o psichica. Sulla realtà materiale la vista è "scientifica". Ma se riduciamo l'essere umano a sola realtà materiale le conseguenze posso essere disastrose.
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[38] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto UtenteDarwinNE » 10 ott 2013, 22:20

Piccola scoperta bella della serata... Ho accompagnato dei colleghi ad un concerto (Emmanuel Krivine alla testa della Chambre Philharmonique), un'occasione dell'ultimissimo minuto. La cosa interessante è che hanno suonato musica che di solito non ascolto: Wagner e Schumann. È stata quindi un'ottima occasione per godersi qualcosa di nuovo e di benvenuto.

Io sono un patito di contrappunto, quindi sono andato in brodo di giuggiole nel quarto movimento della sinfonia n°3 di Schumann:



:D
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[39] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 25 ott 2013, 12:09

Invece Schumann è uno dei miei preferiti, Foto UtenteDarwinNE! Ma volevo dire che ascoltando Radio 3 Scienza, che parlava del Festival della Scienza in corso a Genova, ho sentito il prof. Boero chiedere al pubblico di immaginare un paesaggio naturale che fosse non contaminato dall'uomo e che fosse anche brutto. Nessuno c'è riuscito e quindi è emerso un criterio "oggettivo" di bellezza: quello associato alla natura incontaminata. Per contro è facile immaginare un paesaggio che ha subìto un intervento umano e che sia brutto.

La natura è quasi tutta asimmetrica ma usa la simmetria nei fiori a scopo identificativo per gli insetti. Il senso di armonia che noi cogliamo in essa non è legato alla simmetria ma a qualcos'altro, anche se la simmetria facilmente diventa un costituente della bellezza.
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[40] Re: Elogio della bellezza

Messaggioda Foto UtenteFernecchio » 25 ott 2013, 14:13

A conferma delle considerazioni circa l'attrattività delle simmetrie, ricordo un relativamente recente esperimento in cui foto in primo piano di visi di persone venivano tagliate verticalmente a metà e ricomposte specularmente: i nuovi volti artefatti, mostrati ad un campione di popolazione, risultavano essere più attraenti di quelli reali da cui avevano origine.
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