Goofy ha scritto:Combustione interna con combustibili sintetici o biocombustibili.
Motore elettrico abbinato a generatore di corrente con motore rotativo.
I motori a combustione interna emettono gas di scarico che, per quanto meno sporchi che in passato, non sono semplicemente CO2 e acqua ma anche altro.
Quindi, se parlavamo di neutralità tecnologica, dobbiamo partire dalle stesse condizioni.
Parlando di impatto ambientale dobbiamo sempre considerare separatamente i due aspetti:
- locale
- globale.
I motori a combustione interna che inquinano di meno, sono quelli che vanno con il caro e vecchio metano.
I loro gas di scarico sono soprattutto CO2 e acqua, con meno schifezze rispetto al gasolio e alla benzina.
Eppure, anche questi, utilizzando come comburente l'aria e non l'ossigeno puro, soprattutto quelli energeticamente più efficienti, producono la loro dose ridotta di inquinanti come i famigerati NOx (irritanti per i polmoni, causa di piogge acide, di particolato secondario, ecc).
I biocombustibili dovrebbero inquinare localmente un po' meno di benzina e gasolio di origine fossile (almeno così promettono i loro sostenitori) ma non cambia radicalmente la situazione, non siamo a gas di scarico zero come un'auto elettrica.
Gli efuel dovrebbero andare ancora un po' meglio ma si tratta pur sempre di una combustione in aria. Francamente non li conosco ma dicono che dovrebbero essere puliti come... il metano.
I biocarburanti hanno poi un altro problema. Si fanno con le biomasse: vegetali, letame, scarti di macelleria (*)... Ora, finché si usano gli scarti (rifiuti in genere, segatura, olio di cucina esausto, sfalci di erba, letame...) si utilizza materiale che altrimenti andava sprecato. Se si invece si volessero promuovere i biocombustibili al di là della disponibilità degli scarti, si metterebbe in moto un meccanismo di produzione e importazione di biomasse a scopo energetico. In certi paesi questo può comportare una pericolosa concorrenza tra la produzione agricola a scopo alimentare e quella a scopo energetico. Il paese ove storicamente più si usano i biocarburanti è il Brasile ove da quasi 100 anni (!!!) utilizzano alcol di origine vegetale per le automobili riducendo la dipendenza energetica dal petrolio (ma non eliminandola). Tuttavia l'equilibrio tra produzione alimentare ed energetica dei campi brasiliani, non è detto che si possa replicare identico per gli altri paesi del mondo, Africa, Europa, ecc (diverso il territorio, diversa la disponibilità di terreno e di acqua,...).
(*) Una mia vecchia amica dopo la laurea lavorava nella produzione sperimentale di biocarburante da scarti animali. Sembrava una cosa molto ecologica ma si spiegava: è una attività sporchissima e puzzolente, si emettono in aria schifezze varie, non credere quando diranno che è pulito... io appena posso smetto.
Oltre al gas di scarico, un altro problema di tutti motori a combustione interna, qualunque sia il loro combustibile, è la loro efficienza energetica molto scarsa. Questo significa che qualunque sia la fonte primaria usata, che sia rinnovabile o no, essa verrà utilizzata molto male. Ci siamo abituati al fatto che sia così, ma circa l'80% del gasolio, biodiesel o metano che si mette nel serbatoio si butta via in calore.
Di sicuro esistono diverse applicazioni ove il motore a combustione interna, per diversi motivi, è insostituibile. Per queste, biocombustibili o efuel potrebbero essere interessanti. Penso agli aerei o agli elicotteri, ma non è il caso di automobili, treni, bus,... per i quali le alternative (motori elettrici alimentati da batteria o celle) sono già in circolazione per le strade.
Per le automobili normali, biocombustibili o efuel, servono solo a mantenere in vita i motori tradizionali, ma non portano alcun vantaggio netto in termini energetici o ambientali, salvo appunto quelle applicazioni ove i motori a combustione interna sono insostituibili.