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Una citazione da un libro, ogni giorno

Notizie scientifiche e non, comunicazioni, auguri, AAA cercasi, vendo, compro, piccoli racconti, curiosità, idee, fantasie ecc. Un fuori tema soft, senza argomenti scottanti

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[41] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto Utenteatomorama » 27 feb 2017, 10:46

"Se è attuazione di sogni ancestrali il poter volare con gli uccelli e navigare coi pesci, penetrare nel corpo di gigantesche montagne, inviare messaggi con la rapidità degli dei, scorgere e udire ciò che è invisibile e lontano, sentir parlare i morti, affondare in miracolosi sonni risanatori, vedere con occhi vivi l’aspetto che avremo vent’anni dopo la morte, nelle notti sfavillanti esser consapevoli di mille cose al di sopra e al di sotto di questo mondo, che nessuno conosceva prima; se luce, calore, forza, godimento, comodità sono i sogni primordiali dell’uomo, allora la ricerca odierna non è scienza soltanto: allora è anche magia, è un rito di grandissima forza sentimentale e intellettuale, che induce Dio a sollevare l’una dopo l’altra le pieghe del suo manto, una religione la cui dogmatica è retta e penetrata dalla dura, agile, coraggiosa logica matematica,
fredda e tagliente come una lama di coltello."

Robert Musil - L'uomo senza qualità
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[42] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto Utentegammaci » 27 feb 2017, 19:19

Da soli conosciamo alcune cose.
In molti ne conosceremo molte di più.
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[43] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto UtenteFedhman » 28 feb 2017, 14:19

Arrakis insegna la mentalità del coltello - tagliare ciò che è incompleto, e dire <<Ora è completo perché finisce qui>>.

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[44] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto Utenteadmin » 28 feb 2017, 14:40

Forse lo conoscono tutti, ma mi ha sempre fatto ridere, fin da bambino :-)

Non si è mai visto un trambusto come quello che accadeva in casa di mio zio Podger quando egli si disponeva a eseguire qualche lavoro domestico.
Per esempio, c’era un quadro arrivato fresco dal corniciaio, ritto contro una parete della sala da pranzo, in attesa che qualcuno lo appendesse; la zia Podger domandava che cosa si doveva fare con quel quadro, e lo zio Podger rispondeva:
– Oh, lascia fare a me. Nessuno se ne preoccupi, nessuno. Ci penso io.
Allora si toglieva la giacca e cominciava. Mandava la domestica a comperare sei pence di chiodi, poi la faceva raggiungere da uno dei ragazzi per dirle quanto dovevano essere lunghi; e da quel momento, a poco
a poco mobilitava tutta la famiglia.
– Tu vammi a prendere il martello, Will – gridava – e tu portami la riga, Tom; mi occorrerà la scaletta, e sarà meglio portarmi anche una sedia di cucina; ehi Jim, corri dal signor Goggles e digli: «Il babbo le manda tanti saluti e spera che stia meglio della sua gamba e dice se può prestargli la sua livella». Tu, Maria, non te ne andare perché avrò bisogno di qualcuno che mi regga il lume; e quando la ragazza ritorna, bisognerà che esca di nuovo a prendere un pezzo di cordone da quadri; Tom!… dov’è Tom?… Tom, vieni qui; tu mi porgerai il quadro.
Allora, lo zio sollevava il quadro, se lo lasciava sfuggire di mano e il quadro usciva dalla cornice; lui tentava di salvare il vetro e si tagliava un dito; dopo di che, si metteva a saltellare per la stanza, alla ricerca del proprio fazzoletto. Non riusciva a trovare il fazzoletto perché era nella tasca della giacca che si era tolto e lui non sapeva dove l’aveva messa e tutta la famiglia doveva sospendere la ricerca degli utensili per mettersi alla caccia della giacca; intanto, lui continuava a girare come una mosca senza testa, ostacolando le ricerche.
– Insomma, non c’è proprio nessuno in tutta la casa che sappia dov’è la mia giacca? Non ho mai visto gente simile, in vita mia, parola d’onore. Siete in sei e non riuscite a trovare la giacca che mi sono tolto appena
cinque minuti fa! Roba da matti…
In quel momento, si alzava dalla seggiola su cui, frattanto, si era lasciato cadere, e scopriva di essere stato seduto proprio sulla giacca.
– Ormai, potete smettere di cercarla! – gridava allora. – L’ho trovata da solo. Se aspettavo che me la trovaste voialtri, tanto valeva che mi rivolgessi al gatto!
Quando poi si era sprecata una mezz’ora per medicargli il dito, si era provveduto un vetro nuovo, e gli utensili, la scaletta, la seggiola e la candela erano stati portati in sala, lo zio Podger faceva un altro tentativo, mentre tutta la famiglia, compresa la cameriera e la donna di fatica, gli formava attorno un semicerchio, pronta ad aiutare. Due persone dovevano tener ferma la sedia, un’altra doveva aiutarlo a salirci sopra e dargli una mano per stare in equilibrio, una quarta gli porgeva il chiodo, una quinta il martello, e lui prendeva il chiodo e lo lasciava cadere.
– Ecco! – diceva in tono esulcerato – adesso se n’è andato il chiodo.
Noi dovevamo inginocchiarci tutti per esplorare il pavimento e cercare il chiodo, mentre lo zio brontolava e domandava se lo avremmo costretto a stare lassù tutta la sera.
Finalmente, si trovava il chiodo, ma intanto lui aveva perso il martello.
– Dov’è il martello? Dove ho cacciato il martello? Accidenti! Ve ne state lì in sette, a bocca aperta, e non sapete dove ho cacciato il martello!
Si trovava il martello, ma lui, intanto, aveva perso di vista il segno che aveva fatto sulla parete per piantarci il chiodo; a uno a uno, salivamo tutti accanto a lui, sulla sedia, per vedere se ci riusciva di trovarlo; ognuno lo scopriva in un posto diverso, e lo zio ci dava degli imbecilli e ci ordinava di scendere. Prendeva la riga, misurava daccapo, constatava che il chiodo doveva distare dall’angolo la metà di settantacinque centimetri e sette millimetri, tentava di fare il calcolo a memoria e andava fuori dai gangheri. Ognuno di noi tentava, allora, di fare lo stesso calcolo a memoria, ma tutti arrivavamo a un risultato diverso e ci deridevamo a vicenda. Nel trambusto generale, ci si dimenticava il numero originario e lo zio Podger doveva riprendere la misura. Questa volta, si serviva di un pezzo di spago, ma, al momento critico, quando, da quel vecchio tonto che era, si stava sporgendo dalla sedia a un angolo di quarantacinque gradi e tentava di raggiungere con la
mano un punto che era almeno una spanna più in là del massimo cui poteva arrivare, lo spago gli sfuggiva dalle dita, e lui piombava sul pianoforte e produceva un efficace effetto musicale, colpendo i tasti simultaneamente con la testa e col corpo.
La zia Maria diceva che non poteva permettere ai bambini di rimanere ad ascoltare il linguaggio dello zio Podger.
Finalmente, lo zio riusciva a fissare di nuovo il punto dove andava piantato il chiodo, vi appoggiava la punta del chiodo con la sinistra e prendeva il martello con la destra, ma al primo colpo si schiacciava il pollice, dopo di che, con un grido di dolore, lasciava cadere il martello sui piedi di qualcuno.
La zia Maria osservava blandamente che se un’altra volta lo zio Podger si fosse sognato di piantare un chiodo nel muro, lei si augurava che la preavvisasse, dandole il tempo di prendere le sue misure per andare a passare una settimana con sua madre, intanto che si compiva l’impresa.
– Oh, voialtre donne fate sempre un gran cancan per ogni nonnulla! – ribatteva lo zio Podger, riprendendosi. – A me piace tanto fare qualche lavoretto in casa.
Poi, compiva un altro tentativo e, al secondo colpo, il chiodo penetrava tutto intero nell’intonaco e la testa del martello gli andava dietro per metà, cosicché lo zio Podger veniva proiettato contro il muro con una forza sufficiente ad appiattirgli il naso.
Naturalmente, dovevamo rimetterci alla ricerca della riga e dello spago, e lui faceva un altro buco; verso la mezzanotte, il quadro era attaccato… storto e malsicuro, mentre la parete per qualche metro all’intorno aveva l’aria di essere stata grattata con un rastrello; e tutti eravamo stanchi morti, depressi… tutti, a eccezione dello zio Podger.
– Ecco fatto! – esclamava, saltando pesantemente dalla sedia sui calli della donna di fatica e osservando la devastazione compiuta con palese orgoglio.
– Diamine, tanti altri avrebbero chiamato un operaio per fare un lavoretto di questo genere!

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[45] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto UtenteFedhman » 1 mar 2017, 22:35

Nella loggia della sua astronave color ebano, il Console dell'Egemonia suonava, su uno Steinway antico ma ben conservato, il Preludio in Do diesis minore di Rachmaninoff; in basso, fra le paludi, enormi creature verdi simili a sauri si agitavano e muggivano. A nord s'addensava un temporale: nuvoloni d'un nero livido facevano da sfondo a una foresta di gimnosperme giganti; stratocumuli torreggiavano a nove chilometri d'altezza nel cielo violento. Più vicino alla nave, vaghe sagome a forma di rettile urtavano di tanto in tanto il campo d'interdizione, mandavano un grido e s'allontanavano rumorosamente nella nebbia color indaco. Il Console si concentrò su un difficile passaggio del Preludio, senza badare al temporale e alla notte in arrivo.
Il ricevitore astrotel emise uno scampanellio.

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[46] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 15 mar 2017, 2:02

Per ricordare il proposito del titolo credo questa ci possa stare, ma io pesco dove navigo, allora ...
per chi si ostina, stupidamente, nel cercare un'opportunità là dove gli altri scappano,
per chi osa, sporcato da un fondo d'incoscienza, ma non per questo meno coraggioso,
per chi ha provato, contro i "mulini a vento", si è fatto male, ed è rimasto solo,
per chi se l'è cercata, e dopo il rischio ha pagato il proprio, ma lo sapeva,
perché sono "strade" scomode da percorrere, non tutti se la sentono, non tutti se lo possono permettere:

" ...
In ogni specie sono i soliti a tentare esperienze nuove.
Sono una quota sperimentale che va alla deriva.
Dietro di loro la traccia aperta si richiude ...
"
Erri De Luca, "Il peso della farfalla"

Saluti
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[47] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto UtenteFedhman » 15 mar 2017, 11:21

Il cinismo è un'ottima arma di difesa, e ci fa provare una leggera simpatia per il nemico... mi riferisco a Brady, non ai Due. Anche una buona dose di presunzione può essere di molto aiuto. Si comincia col dubitare di tutto ciò che ci dicono gli altri e ci si domanda quali possano esserne i motivi.

L'astronave del massacro, J. White
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[48] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto Utenteadmin » 21 mar 2017, 11:03

Per molte persone la casa è un luogo dove si va a dormire e a mangiare, un indirizzo familiare che può cambiare secondo le necessità e le occasioni. Per altre persone, ed io sono tra queste, è un luogo dell’anima, contiene un pezzo della tua vita con la sua topografia, i suoi mobili, gli oggetti, i libri. Fa parte di te e tu, o meglio quel che tu sei stato, le sei consegnato, la casa lo custodisce, la casa è la memoria di te.

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Eugenio Scalfari - Racconto autobiografico - ed. marzo 2014 (pag. 50)
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[49] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto Utenteluxinterior » 21 mar 2017, 18:56

- Ma sapete principe - disse quasi con tutt'altra voce - è pur vero che non vi conosco, e anche Elizaveta Prokof'evna forse vorrà vedere una persona che porta il suo nome...Aspettate un po' se volete, se ne avete tempo
- Oh io ne ho di tempo, sono perfettamente padrone del mio tempo (e il principe posò subito sulal tavola il suo cappello floscio, a larga tesa)


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[50] Re: Una citazione da un libro, ogni giorno

Messaggioda Foto UtenteTardoFreak » 21 mar 2017, 19:13

Le tangenziali sono soluzioni che permettono a certuni di sfrecciare molto rapidamente da un punto A a un punto B, mentre certi altri sfrecciano molto rapidamente dal punto B al punto A. La gente che abita nel punto C, a metà strada tra A e B, spesso si chiede cosa ci sia di così importante nel punto A da indurre tanta gente a correrci spostandosi da B, e cosa ci sia di così importante nel punto B, da indurre tanta gente a correrci spostandosi da A. Così, la gente del punto C finisce per augurarsi che tutti quei corridori si decidano una buona volta a scegliere una dannata dimora definitiva.

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