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La fortuna ci assiste?

Notizie scientifiche e non, comunicazioni, auguri, AAA cercasi, vendo, compro, piccoli racconti, curiosità, idee, fantasie ecc. Un fuori tema soft, senza argomenti scottanti

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[1] La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtenteSjuanez » 1 ott 2015, 5:58

E' bene ricordare, soprattutto quando qualcosa va storto o certi telegiornali insistono sulle cose brutte, che siamo già stati molto fortunati nel nascere sul lato buono del mondo:
https://www.cia.gov/library/publication ... 2rank.html

Note:
:arrow: per chi non lo sapesse, la CIA oltre a fare le operazioni segrete e tutta quella roba che piace immaginare a Hollywood, tiene delle importanti statistiche ufficiali, alcune delle quali pubbliche ad esempio il famoso fact book

:arrow: La faccenda sulla [lunga vita = fortuna] è chiaramente filosofica e se uno ha una pessima suocera probabilmente sarebbe più felice di essere nato in Chad, o meglio che lei fosse nata in Chad! :mrgreen:

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[2] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtenteGiudiceDiPace » 1 ott 2015, 8:39

Dipende da cosa consideri positivo tale da ritenerti fortunato !
Conosco una persona nata in Italia e trasferitasi 40 anni fa in Paraguay (80° della lista).
Ogni tanto torna in Italia per trovare i parenti .... ma non vorrebbe MAI più tornare in modo definitivo.
Ritiene che la qualità della vita che c'è li (con i loro parametri) è infinitamente migliore della nostra.

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[3] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtenteSjuanez » 1 ott 2015, 9:00

Visto che mi dai l'assist, ne approfitto per mettere in campo un'altra cosa perché l'esempio che hai riportato è, oltre ad essere giusto, anche stato indagato dalla scienza economica.

:arrow: Posto che la felicità è un valore parecchio soggettivo, non è difficile immaginare cosa significhi per ognuno di noi. Sentirsi soddisfatti e appagati. Insomma siamo in grado di capire se una persona che conosciamo è felice o meno anche se la sua felicità è basata su valori molto diversi dai nostri. Questo ne fa un aspetto abbastanza oggettivo da poter essere confrontato, pur conservandone la soggettività peculiare.

Quindi è più che legittimo misurare la ricchezza in felicità così come misuriamo la ricchezza monetaria di una nazione. Insomma: i soldi fanno la felicità?

Nel mio settore, l'economia, è famoso il caso del re del Buthan che quarant'anni fa, giovane e innovativo, indicò che il suo paese deve migliorare la Felicità Lorda Nazionale e non il Prodotto Nazionale Lordo. Il che non è affatto banale, perché sposta l'orientamento delle politiche del paese alle persone, distaccandosi un attimino dalla ricchezza.

Un altro caso importante è quello che in pratica racchiude il tuo esempio. E' stato studiato come nel sud del mondo si ride e si scherza di più. Anche se hanno una vita più povera, molte popolazioni sono in fin dei conti più felici di quelle del nord del mondo. Così come è vero che il clima caldo ha fortemente condizionato lo sviluppo imprenditoriale e industriale di molti paesi, tenendolo sempre a livelli abbastanza bassi.

Di contro, le popolazioni del nord del mondo, sono molto più ricche, ma perennemente infelici. La presenza in famiglia viene sacrificata sull'altare del reddito e si corre tutti dietro il mito di una crescita senza fine. La soddisfazione individuale lascia parecchio a desiderare, nonostante girino più soldini e si dia sfogo al consumismo.

Questo ovviamente non significa smettere di perseguire la crescita economica, ma farsi qualche domanda certamente si. Tutta questa opulenza è davvero un vantaggio?

Meglio vivere a lungo nella ricchezza, ma moderatamente infelici, o vivere poco nella povertà, ma comunque felici?

Non mi sogno nemmeno di azzardare una risposta a questa domanda! :mrgreen:

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[4] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto Utentedeltax » 2 ott 2015, 16:00

io sono del parere che quella della fortuna legata al posto dove nasci sia solo una limitazione e voler vedere una media statistica che, sicuramente significativa, è però per l'individualità personale assolutamente inutile.
Ad esempio, è noto che la depressione è (o meglio, sarà a breve) la maggior causa di invalidità e morte nei paesi industrializzati e ad alto tasso di benessere. Ma cosa vuoi che gliene freghi a un depresso se nel sud del mondo l'80% dei bambini muore di fame; lui pensa solo alla sua sofferenza continua e costante, anzi paradossalmente vorrebbe essere al posto di quei bambini per stroncare subito la sofferenza della vita.
La felicità, il benessere, è una questione di percezione, che esula la reale oggettività. E' chiaro che oggettivamente la persona in questione è fortunata, è anche vero che se è depresso, o che se prende un tumore perché abita a Taranto, tanto fortunato non è.
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[5] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtenteSjuanez » 2 ott 2015, 16:54

Che il posto dove nasci è limitante per il tuo futuro, è purtroppo un dato di fatto e le eccezioni confermano la regola.

Ovviamente sta a te decidere se questa limitazione deve influenzare il tuo destino o magari spronarti a fare di più per uscirne. Da questa decisione e dal tuo atteggiamento derivano poi i risultati.

E' la classica storia del bicchiere mezzo pieno, del vedere sempre un lato positivo (o negativo) per attitudine personale in situazioni che ovviamente presentano tutti e due gli aspetti.

La depressione dei nostri giorni (un po farlocca), è considerata a ragione l'ultima malattia del benessere. In quanto abbiamo iniziato a preoccuparci anche della nostra salute mentale, cosa che prima era di parecchio sottoposta alla salute fisica, che presentava sicuramente problemi più imminenti.

deltax ha scritto:La felicità, il benessere, è una questione di percezione, che esula la reale oggettività.


Si e no, come scrivevo è un valore abbastanza oggettivo da poter essere misurato ma ci sarà sempre chi nel 2025 ancora parlerà della crisi. E ci sarà sempre il popolo del divano. Quindi si, in una situazione di benessere generale, ci sono quelli che trovano di che lamentarsi, e ne soffrono pure.

Altri ovviamente hanno le loro sfortune soggettive.

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[6] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 2 ott 2015, 17:22

La mia risposta è: dipende... E il mio corollario è: dipende se vivi la vita che hai scelto di fare tu (e quindi vivi libero anche con poco) oppure quella che scelgono per te gli altri (e quindi, indipendentemente dalla tua ricchezza, sei comunque uno schiavo - se poi sei uno schiavo che si crede libero solo perché hai i soldi allora sei pure uno schiavo pirla).

Ad esempio a me, per ora mancano solo due elementi alla perfetta felicità: portare lo stipendio a duemila euro al mese (ne prendo già 1300 circa), mantenendone il valore nel tempo, e l'essere sicuro del fatto che il mio lavoro tenga finché campo.

Questo per l'aspetto materiale. Per quello più umano e spirituale vorrei soltanto una cosa in più: incontrare la bella gente che ho conosciuto su EY non solo su EY ma anche per strada nella vita di tutti i giorni... Gente con cui è un piacere parlare, ridere e scherzare non solo quando si parla del più e del meno ma anche quando si parla del più e del più... e comunque ti fa crescere sempre, nelle piccole come nelle grandi cose.

Poi un'altra cosa carina sarebbe trovare ogni giorno qualcuno che ti piace e a cui piaci da baciare e abbracciare. Ma questo temo non raggiungerà mai la perfezione. Però ci si può avvicinare... ;-)

Più seriamente, credo che la felicità sia essenzialmente una cosa: avere un futuro su cui poterci coltivare e realizzare le proprie speranze e i propri sogni e in cui per tutti i problemi che si possono risolvere vi sia una reale possibilità per tutti di risolverli con le risorse che hanno tutti e non solo lo 0,01 per cento della popolazione mondiale.

Anche perché per tutti la vita ha un termine e sarebbe quantomeno sacro e giusto che qualche opportunità degna di questo nome ce l'avessero tutti e non solo i paperoni del cosiddetto "richstan".

Ciao
Piercarlo
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[7] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtenteSjuanez » 2 ott 2015, 17:55

:D Ciao Foto UtentePiercarlo,

Piercarlo ha scritto:La mia risposta è: dipende... E il mio corollario è: dipende se vivi la vita che hai scelto di fare tu (e quindi vivi libero anche con poco) oppure quella che scelgono per te gli altri (e quindi, indipendentemente dalla tua ricchezza, sei comunque uno schiavo - se poi sei uno schiavo che si crede libero solo perché hai i soldi allora sei pure uno schiavo pirla).


Questo è un'aspetto sacrosanto e infatti, torniamo al discorso di prima, è abbastanza diffuso il concetto che "lo sviluppo è libertà"*. Cioè i soldini ti danno la possibilità di non preoccuparti di molte cose e quindi se a quel punto non sei felice, un poco te la stai cercando. Ecco perché avanzavo l'idea che nascere nel posto giusto può effettivamente essere già di suo considerato una fortuna.

* ha scritto:Leggiamo in Lo sviluppo è libertà: "I livelli di reddito della popolazione sono importanti, perché ogni livello coincide con una certa possibilità di acquistare beni e servizi e di godere del tenore di vita corrispondente. Tuttavia accade spesso che il livello di reddito non sia un indicatore adeguato di aspetti importanti come la libertà di vivere a lungo, la capacità di sottrarsi a malattie evitabili, la possibilità di trovare un impiego decente o di vivere in una comunità pacifica e libera dal crimine."

da https://it.wikipedia.org/wiki/Amartya_Sen

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[8] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto Utenteatomorama » 2 ott 2015, 18:00

Il fatto che esistano tanti popoli oppressi da fame e guerra non è fortuna ma un preciso disegno politico O_/
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[9] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtenteEcoTan » 2 ott 2015, 18:39

Un incontro a metà strada: i potenti e gli ambiziosi fanno il peggio che possono, e gli imbecilli e i ruffiani fanno il resto.
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[10] Re: La fortuna ci assiste?

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 2 ott 2015, 21:54

Sjuanez ha scritto::Questo è un'aspetto sacrosanto e infatti, torniamo al discorso di prima, è abbastanza diffuso il concetto che "lo sviluppo è libertà"*. Cioè i soldini ti danno la possibilità di non preoccuparti di molte cose e quindi se a quel punto non sei felice, un poco te la stai cercando. Ecco perché avanzavo l'idea che nascere nel posto giusto può effettivamente essere già di suo considerato una fortuna.


Appunto... Quello che tanti si dimenticano di precisare (soprattutto tanti fortunati...) è che la fortuna non è una cosa che si sceglie: o ce l'hai o non ce l'hai punto. Da questo punto di vista c'è un testo ("False Economy", che ho letto in inglese ma che sarebbe un delitto, se non l'hanno già fatto, non tradurre in italiano) che spiega piuttosto bene questo punto. Il testo è largamente ispirato all'impostazione di Jared Diamond il cui merito principale è quello di aver slegato "fortuna" e "sfortuna" in economia dalle qualità dei singoli individui che, per quanto bravi possano essere, possono solo gestire le eventuali fortune della loro esistenza solo nel quadro delle risorse che il luogo in cui nascono e vivono rende loro disponibili.

Il che tradotto in soldoni significa che il "terraforming" non è solo utopia nello spazio ma lo è già a casa nostra: E se nasci nella "stanza" sbagliata di questa "casa" il più delle volte la sola cosa che ti resta da fare per far fortuna (sempre che ci riesci) è semplicemente fare le valigie e andartene ad abitare e a lavorare in un posto migliore - e lo testimonia il continuo e incessante flusso migratorio delle popolazioni da una parte all'altra del mondo per cercare altrove quello che non trovano a casa. E' fin troppo facile dire a chi "non riesce" che sono dei pirla obnubilati, scaricandogli addosso la "colpa" di essere sfortunati dimenticandosi fin troppo comodamente che la fortuna non è un merito ma soltanto, al pari della sfortuna, un mero accidente che capita nella vita. I meriti semmai possono risiedere, entro precisi limiti, nel sapere CONSERVARE la fortuna che si ha, ovvero nel saperla gestire nel migliore dei modi per farla durare il più possibile fin quando le condizioni al contorno di una data situazione lo consentono. Poi, quando ti danno contro, puoi anche essere un genio dell'economia, dell'imprenditoria, di tutto quello che vuoi ma alla fine ti attacchi come tutti gli altri.

E' un vero peccato che gli economisti in genere non vengano obbligati con la forza bruta a studiare un po' di fisica e soprattutto di termodinamica, pena il taglio delle mani e magari pure di qualcos'altro un po' più dabbasso, perché se lo facessero ci risparmierebbero almeno un po' più di figure davvero penose di cui l'unica dignitosa, a mia memoria, è stata, durante il crack del 2008-2009, quella del ministro dell'economia giapponese dell'epoca, che, si è presentato a non so quale importante riunione internazionale tra capoccioni dell'economia mondiale, completamente ubriaco fradicio, dimostrando così - lo dico senza alcuna ironia, anzi piuttosto con tristezza - di essere l'unico che aveva davvero capito come stavano le cose.

Ciao
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