Rispondo all'intervento n. 21 e 22 di
fpalone E' importante la tua esperienza per darti una certa necessaria tranquillità. Te ne do atto ! Non una parola però da parte tua sulle mie esperienze che ho citato nel mio intervento n. 20. Nella prima esperienza io ho validato la situazione, prendendomi tutta la responsabilità. Non ho avuto una parola di aiuto da parte dei costruttori. E non mi è parso giusto !
Non hai risposto alla mia domanda. perché secondo te è sparita improvvisamente la Domanda - Risposta n. 15 dalla guida CEI 121-5, già pubblicata in sordina obtorto collo alla fine del documento del 2015.Personalmente non ho mai parlato di catastrofi, ma solo di responsabilità nel caso di incidenti o anche solo di contestazioni. In una perizia ho contestato l'idoneità degli interruttori come CTU e nessuno dei CTP non ha opposto obiezioni quando ho sollevato il caso.
Tutti sanno che il cortocircuito franco, per fortuna, molto difficilmente si manifesta. La norma peraltro non sembra tener conto dal punto di vista probabilistico di questo aspetto e chiede che l'interruttore e l'impianto siano in grado di sostenere la piena corrente di corto circuito presunta.
Se anche i costruttori avessero evidenziato qualche problema in proposito, visto che anch'essi sono non poco in difetto, non lo avrebbero divulgato ai quattro venti.
Abbiamo visioni diverse sulla funzione della norma tecnica. A mio avviso dovrebbe tutelare maggiormente coloro che meno di tutti sono rappresentati nei comitati tecnici. Non so in proposito quanto i quadristi siano rappresentati all'interno del CEI. Lo stato dell'arte sembra del tutto convenzionale, visto che il contenuto delle norme, quando ne è il riferimento, viene modificato in continuazione.
La norma CEI fa riferimento al valore della corrente di cortocircuito presunta. E' vero ! Ma quale è questo valore ? Quello efficace? Sembra di si ! Quello a regime permanente ? Non lo dice ! Quello che l'interruttore è chiamato ad aprire ? Pare di si ! Se l'interruttore è veloce e la costante di tempo del transitorio è maggiore il valore efficace della corrente da interrompere può risultare più elevato di quello di prova a causa della componente unidirezionale che si fa sentire. Ed è questo il valore indubbiamente da considerare (derating nei confronti della energia da dissipare nell'interruttore e per fronteggiare il fenomeno della tensione di ritorno). Analogamente per la corrente di picco (derating relativo alla tenuta meccanica). Solo il costruttore ha legalmente voce in capitolo.
Non sono d'accordo sulla assenza di una richiesta da parte dei mercati per interruttori provati a X/R maggiori. Basta calcolare i fattori di potenza che si possono avere nei quadri a valle nei datati e ancor più dei moderni trasformatori MT/BT. I fattori di potenza proposti dalla norma oggi in uso sono obsoleti.
La richiesta di interruttori adeguati deve venire dalla base, anche dai quadristi. perché non interpellate direttamente per iscritto I costruttori sul problema. Sarebbero forse costretti ad ammettere delle manchevolezze non da poco. Giustamente essi fanno i loro interessi, fino a che chi che acquista da loro non si fa sentire. Chi vi rappresenta presso il CEI ? Non avete mai discusso con loro del problema, sorto ufficialmente sin dal 1999 (lettera all'AEIT)? Ci sono delle responsabilità grosse in ballo soprattutto con un sempre più elevato rischio economico derivante da contestazioni, stante il fatto che la sussistenza del problema è sempre più riconosciuta.
Tutti adottiamo il derating. Un conto è se il derating è ufficializzato ( in molte procedure lo è), in caso contrario diventa ad libitum del progettista o del quadrista. Si può più o meno esagerare. Classi diverse di interruttori hanno costi diversi. Si deve esporlo nelle aste ?
Ho in mente a tutela dei progettisti di proporre una voce di capitolato da inserire nei progetti di impianti elettrici.
Grazie
fpaloneper l'approfondimento che mi consenti.