i rifasatori credo che funzionino solo nel quadrante di destra proprio per evitare problemi in caso di installazione errata del TA, almeno suppongo.
Domani tornerò a ragionarci, ora non ho più tempo, però per buttare altra carne al fuoco aggiungo questo: a partire dalla variante della CEI 0-21 gli inverter devono essere in grado di immettere potenza reattiva in rete (funzionare fino a costi 0,9 mi pare).
Quindi ora con la nuova delibera che facciamo immettiamo reattiva e nel frattempo inseriamo i condensatori per compensare la reattiva che stiamo assorbendo per far girare il nostro bel motore??
Delibera 180/2013/R/EEL
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sebago,
MASSIMO-G,
lillo,
Mike
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limit ha scritto:viceversa ti correggo in merito all'ossrvazione sul contatore, il contatore non vede assolutamente percentuali, vede energie rigorosamente misurate !
Vero mi sono espresso male. intendevo che (a memoria ma potrei sbagliare) cos-fi 0,9 il contatore di attiva misura 100 e il contatore di reattiva 50. La "proporzione" deriva da questo.
La prima notizia che la delibera era in preparazione la ho avuta durante un incontro tecnico del prof. Pinceti, che nell'esempio che portava evidenziava proprio le problematiche che gli impianti dove vi era del fotovoltaico avrebbero avuto.
Fra le altre cose a suo tempo si ventilava una estensione degli impianti ove il basso f.d.p. Diveniva oneroso, anche in impianti ove attualmente non è prevista contabilizzazione da parte di Enel. (cosa che a quanto pare non è passata, ma devo rileggermi meglio la delibera).
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limit ha scritto:non riesco ad immaginare situazioni in cui mentre immettiamo in rete potenza reattiva noi ne abbiamo bisogno
Non intendevo questo, provo a spiegarmi meglio.
Il mio impianto FV sta producendo, io consumo tutto e inoltre ho un immissione in rete.
Nel frattempo partono i miei motori ed hanno bisogno di Potenza reattiva. Da parte del fotovoltaico il contributo di potenza reattiva è limitato (posso scendere solo fino a cosfi 0,9 per l'inverter) quindi il resto dovrò continare a prelevarlo dalla rete no? o sbaglio?
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limit, il tuo ragionamento, condivisibile o meno, filerebbe benissimo fino all'esempio. Che andrebbe riscritto con la premessa - più aderente alla faccenda di cui trattasi - che "qualcuno ha deciso che lo zero è un po' più in alto di quanto era prima". Il discorso (e la tua stessa analogia) mi sembra che cambino parecchio.
Sebastiano
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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Nel tuo grande calderone limit dove scrivi tante cose, una di quelle condivisibili è:
un impianto realizzato correttamente.
I limiti di quel "correttamente" te li forniscono normative e leggi.
Se tu dimensioni una apparecchiatura di rifasamento il coefficiente K di rifasamento per il calcolo della potenza reattiva che utilizzi è corretto quando? Come lo scegli?
I tuoi calcoli e considerazioni sulle componenti armoniche presenti per scegliere le reattanze di antirisonanza devono essere rivisti qualora vi siano modifiche all'impianto esistente. Se tu installi successivamente un impianto fotovoltaico con i suoi bei inverter non è detto che il tuo impianto progettato e costruito correttamente lo sia ancora.
Perciò il tuo "non cambia niente" ...
Se poi continui con la tua crociata cieca contro leggi e normative, puoi continuare da solo.
un impianto realizzato correttamente.
I limiti di quel "correttamente" te li forniscono normative e leggi.
Se tu dimensioni una apparecchiatura di rifasamento il coefficiente K di rifasamento per il calcolo della potenza reattiva che utilizzi è corretto quando? Come lo scegli?
I tuoi calcoli e considerazioni sulle componenti armoniche presenti per scegliere le reattanze di antirisonanza devono essere rivisti qualora vi siano modifiche all'impianto esistente. Se tu installi successivamente un impianto fotovoltaico con i suoi bei inverter non è detto che il tuo impianto progettato e costruito correttamente lo sia ancora.
Perciò il tuo "non cambia niente" ...
Se poi continui con la tua crociata cieca contro leggi e normative, puoi continuare da solo.
"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
Per qualche dollaro in più
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Dico l'ultima e poi sono anch'io curioso di sentire altri pareri.
Ho sempre pensato (come tutti, credo) che - prima faccia della medaglia - per progettare correttamente un impianto occorresse usare le migliori regole di buona tecnica.
Queste regole sono di fatto codificate non solo nella teoria dell'elettrotecnica ma anche - e a volte sostanzialmente - nella Normativa Tecnica e nelle Disposizioni di Legge.
Nessuno, credo, usa le formule della termodinamica applicata per calcolare la sovratemperatura dell'isolante di un cavo in base alle condizioni ambientali, ma si riferisce alle tabelle delle portate codificate nella Norma CEI UNEL 35024, compresi i suoi coefficienti correttivi.
E credo che nessuno vada a informarsi di come è costituita una rete MT e relativo trafo per calcolarsi la corrente di corto circuito nel punto di consegna in BT: fa riferimento a quanto indicato nella CEI 0-21, che fa parte di una delibera dell'AEEG pubblicata in GU.
L'altra faccia della medaglia è che il progettista è persona di fiducia del committente, e in quanto tale ha l'obbligo deontologico di consentirgli di avere un impianto che - corretto dal punto di vista tecnico - abbia un costo ragionevole, considerato l'uso che è prevedibile che ne faccia. Questo significa che, per esempio, non è corretto sovradimensionare i cavi (o il potere di interruzione degli interruttori, o...) senza una motivazione, perché farei spendere inutilmente al cliente dei soldi senza che ne abbia un reale beneficio.
Le due medaglie, se correttamente realizzate, vanno a costituire un unicum di buon conio, in caso contrario la moneta è, poco o tanto, farlocca.
Nel caso di specie, con qualche semplificazione e con qualche conticino approssimato: supponiamo di avere un impianto con P=100 kW, che abbia un cosfì pari a 0,8. Fino all'altro giorno potevamo dire al cliente: "se non rifasi portandolo almeno a 0,9, sarai costretto a pagare penali; inoltre, se rifasi a quel valore, oltre a non pagare penali, la corrente (supponendo un po' per assurdo che si tratti di un carico unico) passerebbe da I=180 A a I=160 A e avrai dunque altri vantaggi potendo probabilmente usare cavi di sezione minore, avere minore caduta di tensione, ecc. Per avere questi vantaggi devi comprare batterie di rifasamento per complessivi Q=25 kvar"
Se ci fossimo riferiti alla sola elettrotecnica, avendo come obiettivo il mitico cosfì=1, avremo dovuto dirgli: "pur non cambiando nulla in termini di penali rispetto al caso di cosfì=0,9, la corrente passerebbe a I=144 A (con simili vantaggi di cui sopra). Ma con una batteria da Q=75 kvar". Ora il punto è: "cosa è più conveniente per il cliente? devo fare un confronto fra quanto gli costerebbe meno il cavo e di quanto gli costerebbe in più la batteria di condensatori? Ma allora, pur potendolo fare, questo non è un caso generalizzabile, visto che dipende da quanto il cavo stesso è lungo (fino al punto di inserzione dei condensatori).
Se invece avessi detto al cliente che è meglio rifasare a cosfì 0,9999999 perché, non si sa mai, un domani tale valore avrebbero potuto portarlo a 0,95 o a 0,98 o a 1...beh, allora i casi son due: o siamo il mago Otelma o siamo cultori del detto "di doman non c'è certezza". Il che potrebbe essere anche vero, ma allora smettiamo di usare coefficienti correttivi di utilizzazione e contemporaneità per determinare la potenza convenzionale di impiego, perché un domani potrebbe uscire una norma che dica che vanno posti tutti uguali a uno, e smettiamo pure di considerare i 15 kA come riferimento per il potere di interruzione delle protezioni, visto che un domani il valore potrebbe passare a 18 kA.
Infine - sia detto per inciso - a me pare che il disposto normativo di cui stiamo trattando abbia come target un solo "beneficiario": il fornitore di energia/gestore della rete. Che costoro si siano preoccupati dei benefici che potrebbero avere i clienti, non ci credo neanche un po'.
Salude
Ho sempre pensato (come tutti, credo) che - prima faccia della medaglia - per progettare correttamente un impianto occorresse usare le migliori regole di buona tecnica.
Queste regole sono di fatto codificate non solo nella teoria dell'elettrotecnica ma anche - e a volte sostanzialmente - nella Normativa Tecnica e nelle Disposizioni di Legge.
Nessuno, credo, usa le formule della termodinamica applicata per calcolare la sovratemperatura dell'isolante di un cavo in base alle condizioni ambientali, ma si riferisce alle tabelle delle portate codificate nella Norma CEI UNEL 35024, compresi i suoi coefficienti correttivi.
E credo che nessuno vada a informarsi di come è costituita una rete MT e relativo trafo per calcolarsi la corrente di corto circuito nel punto di consegna in BT: fa riferimento a quanto indicato nella CEI 0-21, che fa parte di una delibera dell'AEEG pubblicata in GU.
L'altra faccia della medaglia è che il progettista è persona di fiducia del committente, e in quanto tale ha l'obbligo deontologico di consentirgli di avere un impianto che - corretto dal punto di vista tecnico - abbia un costo ragionevole, considerato l'uso che è prevedibile che ne faccia. Questo significa che, per esempio, non è corretto sovradimensionare i cavi (o il potere di interruzione degli interruttori, o...) senza una motivazione, perché farei spendere inutilmente al cliente dei soldi senza che ne abbia un reale beneficio.
Le due medaglie, se correttamente realizzate, vanno a costituire un unicum di buon conio, in caso contrario la moneta è, poco o tanto, farlocca.
Nel caso di specie, con qualche semplificazione e con qualche conticino approssimato: supponiamo di avere un impianto con P=100 kW, che abbia un cosfì pari a 0,8. Fino all'altro giorno potevamo dire al cliente: "se non rifasi portandolo almeno a 0,9, sarai costretto a pagare penali; inoltre, se rifasi a quel valore, oltre a non pagare penali, la corrente (supponendo un po' per assurdo che si tratti di un carico unico) passerebbe da I=180 A a I=160 A e avrai dunque altri vantaggi potendo probabilmente usare cavi di sezione minore, avere minore caduta di tensione, ecc. Per avere questi vantaggi devi comprare batterie di rifasamento per complessivi Q=25 kvar"
Se ci fossimo riferiti alla sola elettrotecnica, avendo come obiettivo il mitico cosfì=1, avremo dovuto dirgli: "pur non cambiando nulla in termini di penali rispetto al caso di cosfì=0,9, la corrente passerebbe a I=144 A (con simili vantaggi di cui sopra). Ma con una batteria da Q=75 kvar". Ora il punto è: "cosa è più conveniente per il cliente? devo fare un confronto fra quanto gli costerebbe meno il cavo e di quanto gli costerebbe in più la batteria di condensatori? Ma allora, pur potendolo fare, questo non è un caso generalizzabile, visto che dipende da quanto il cavo stesso è lungo (fino al punto di inserzione dei condensatori).
Se invece avessi detto al cliente che è meglio rifasare a cosfì 0,9999999 perché, non si sa mai, un domani tale valore avrebbero potuto portarlo a 0,95 o a 0,98 o a 1...beh, allora i casi son due: o siamo il mago Otelma o siamo cultori del detto "di doman non c'è certezza". Il che potrebbe essere anche vero, ma allora smettiamo di usare coefficienti correttivi di utilizzazione e contemporaneità per determinare la potenza convenzionale di impiego, perché un domani potrebbe uscire una norma che dica che vanno posti tutti uguali a uno, e smettiamo pure di considerare i 15 kA come riferimento per il potere di interruzione delle protezioni, visto che un domani il valore potrebbe passare a 18 kA.
Infine - sia detto per inciso - a me pare che il disposto normativo di cui stiamo trattando abbia come target un solo "beneficiario": il fornitore di energia/gestore della rete. Che costoro si siano preoccupati dei benefici che potrebbero avere i clienti, non ci credo neanche un po'.
Salude
Sebastiano
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Trattazione perfetta
sebago, non si può generalizzare, bisogna calarsi nello specifico, l'impianto va dimensionato il "giusto", né di più, né di meno, e per ottenere questo "giusto" si fanno delle valutazioni costi/benefici dimostrando al cliente quali vantaggi otterrebbe. Questo è alla basa di qualsiasi attività progettuale. La certificazione LEED per esempio è un ottimo strumento che applica questa filosofia in tutta l'opera, dalla progettazione, alla realizzazione, alla gestione, per raggiungere il sistema più sostenibile possibile, dove per sostenibile si intende proprio la migliore sintesi tra le varie soluzioni previste per ottenere il risultato richiesto dal cliente.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Limit, non ci ho capito una mazza. Né sul primo, né sul secondo e neppure sul terzo. Ma probabilmente è un mio limite. Pazienza.
Piuttosto mi chiedo, dopo che hai premesso (giustamente) di esigere rispetto, a chi ti riferisci quando parli di "squallidi figuri".
Piuttosto mi chiedo, dopo che hai premesso (giustamente) di esigere rispetto, a chi ti riferisci quando parli di "squallidi figuri".
Sebastiano
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limit ha scritto:ognuno ha una sua visione
rispetto la vostra come vi esorto a rispettare la mia
Cosa dovrei rispettare? La tua "opinione" che un buon tecnico avrebbe già dovuto rifasare a 0,98 o più?
E chi non lo ha fatto non è un buon tecnico? Ma per piacere!
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