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Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Progettazione, esercizio, manutenzione, sicurezza, leggi, normative...

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[11] Re: Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Messaggioda Foto Utentefpalone » 29 mag 2018, 6:08

Non mi occupo più di illuminazione da quasi 10 anni, quindi mi sono detto: "ma sono arrivati a produrre apparecchi led da 400 W?"
Cercando su Google "lampada led 400 W" però la maggior parte dei risultati sono per applicazioni... poco industriali, diciamo per la "crescita di piante in appartamento" :mrgreen: .
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[12] Re: Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Messaggioda Foto UtenteJAndrea » 30 mag 2018, 9:15

L'unico testo che ho trovato che menziona i P-lux è una guida CIE destinata alla progettazione dell' illuminazione stradale. (BS 5489-1:2012 & PLG 03 (2012) )
In quel caso vengono menzionati i P-lux e gli S-lux. (rispettivamente con risposta (P)fotopica per gli uni e (S)scotopica per gli altri.

In quel caso la distinzione è legittima, perché nel campo della pubblica illuminazione gli illuminamenti sono spesso bassi, quindi può entrare in gioco anche la visione scotopica.

Nello svolgimento dell'attività lavorativa i lux sono certamente maggiori, quindi il fenomeno della visione scotopica non è convolto.

Tutte le unità di misura fotometriche derivate dal lumen sono "pesate" con la risposta spettrale fotopica dell'occhio umano. Quindi in realtà tutti i lux sono P-....
E li misuri con un normalissimo luxmetro, ammesso sia questo il significato della P a cui ti riferisci.
La possibile novità della guida di cui sopra è il fatto di considerare anche la risposta S-


P.s Qualcuno ha inventato anche il Psicologically Percepited lux, ma sembra avere poco di scientifico.
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[13] Re: Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Messaggioda Foto Utentefpalone » 30 mag 2018, 9:21

Il punto è proprio che la curva di sensibilità dell'occhio umano è definita per in determinate condizioni, per un soggetto "medio"; essa cambia in funzione della luminanza (curve fotopica, mesopica e scotopica), con l'età e con chissà quanti altri fattori.
A livello ingegneristico per ora si basa quasi tutto sulla curva della CIE: un approccio estremamente funzionale, non è però detto che in futuro si riesca a definire un approccio migliore, introducendo e standardizzando degli altri parametri oggettivi.

PS
mi pare di ricordare che secondo la norma UNI 11248 per l'illuminazione stradale, l'uso di lampade con caratteristiche migliori della luce (resa cromatica) permette di ridurre l'illuminamento di progetto, nonostante il fatto che l'illuminamento in lux porti già in pancia la funzione y(λ); segno quindi che anche alcune normative iniziano ad andare oltre la sola curva y(λ).
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[14] Re: Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Messaggioda Foto Utenterichiurci » 30 mag 2018, 9:25

I plux ricordano un po' la "TEMPERATURA PERCEPITA" che va tanto di moda recentemente, ma che immagino non sia altro che l'unione di più grandezze (temperatura, umidità e velocità dell'aria).

Non manca una base scientifica, ma essendoci di mezzo una percezione è difficile quantificarla.

Se poi si è leggermente daltonici come me non ne parliamo :mrgreen:

Qui avevo riassunto le grandezze di base, anche per me i plux sono una "novità"
http://www.electroyou.it/richiurci/wiki ... tt-e-lumen

PS: mi sono sovrapposto a fpalone...
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[15] Re: Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Messaggioda Foto UtenteJAndrea » 30 mag 2018, 9:29

l'uso di lampade con caratteristiche migliori della luce (resa cromatica) permette di ridurre l'illuminamento di progetto,

Vero, di un gradino rispetto la categoria della strada.
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[16] Re: Da riflettore a ioduri ad apparecchio a led

Messaggioda Foto UtenteJAndrea » 30 mag 2018, 21:25

A me vengono in mente molti motivi diversi per cui una lampada a LED possa produrre un ambiente più luminoso di una convenzionale installata prima della sostituzione seppur a parità di flusso luminoso.

Prima di tutto nella fase di sostituzione inevitabilmente viene praticata anche una pulizia dei corpi illuminanti.

Per garantirsi un minimo di margine verso le tolleranze di produzione sui componenti (LED) e la loro prima fase di invecchiamento, i produttori possono leggermente abbondare sul flusso effettivamente emesso dalla lampada appena dopo l'installazione.
(un buon confronto è meglio farlo qualche mese dopo)


I LED elementari sono sorgenti luminose piuttosto puntiformi e direzionali, quindi opportunamente curando la geometrica del solido su cui sono montati, si può rifinire il solido fotometrico della lampada, rispetto quanto si potrebbe fare con un filamento o un arco. Ne consegue, che, facendo debite ipotesi sul tipo di apparecchio finale, si può fare in modo che una maggior parte del flusso giunga direttamente sull'area utile, senza interessare i riflettori. (a questo proposito noto nelle lampade LED un maggior contrasto tra l'area luminosa e quella buia circostante l'attacco).


Le lampade LED hanno uno spettro continuo, al contrario di molte lampade a scarica, e questo può portare ad una "miglior interazione della luce" con le superfici illuminate in termini di flusso riflessoe brillantezza della superficie.

In ambito fotometrico, specie a causa del cosiddetto "occhio medio CIE" le misure hanno incertezze molto più elevate di quanto siamo abituati a constatare nel mondo elettrico.

perché una lampada da 20.000 lumens lumen sostituisce con soddisfazione di TUTTI, NESSUNO ESCLUSO, una da 40.000 lumens lumen


dai motivi scritti sopra a raggiungere il doppio non credo ci si arrivi, l'occhio medio CIE ha più di qualche anno sulle spalle, quindi potrebbe mostrare qualche limite con le moderne tecnologie, ma non può nemmeno essere completamente sbagliato, altrimenti sarebbe impossibile la progettazione.

Se fosse come tu scrivi sopra, molto più forti pressioni sul CIE e sulla normativa le eserciterebbero i costruttori di apparecchi e lampade LED, vuoi mettere poter dichiarare da 40k lumen una lampada ad oggi da soli 20k....
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