Quale valore efficace della Icc ?
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Mike
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Mike ha scritto:A livello internazionale questo aspetto è stato valutato e oggetto di documenti normativi e/o specifiche per i produttori di interruttori?
Salve
certo, ad esempio la IEC 60898-1 (recepita in dal CEI come 23-145), sugli interruttori automatici, prescrive per il circuito di prova valori di fattore di potenza decrescente al crescere della corrente di prova dell'interruttore. Questo proprio per tenere in conto della presenza di un circuito sempre più induttivo al crescere della corrente di corto circuito: ovviamente, al fattore di potenza corrisponde una determinata costante di tempo e di valore di cresta. In questo senso gli interruttori sono testati tenendo conto della presenza di una componente unidirezionale oltre che della componente simmetrica.
Considerazioni analoghe vengono fatte per impianti ed interruttori di media ed alta tensione: ovviamente, i fattori di potenza del circuito di prova sono più bassi per l'AT rispetto alla BT.
La corrente cui è stato testato l'interruttore dovrebbe quindi coprire la gran parte dei casi pratici, verificando che il valore iniziale della corrente di corto circuito (initial symmetrical short-circuit current) sia inferiore al valore della corrente di corto circuito nominale (rated short-circuit capacity) dell'interruttore.
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gtedeschi ha scritto:Il progettista quale valore efficace della corrente di cortocircuito deve considerare per scegliere l'interruttore di protezione in BT?
citando la 64-8:
Il potere di interruzione non deve essere inferiore alla corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione
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Quello che io chiedo è perché la norma, i costruttori e le riviste del settore non diffondono e chiariscono questo aspetto importante. Che male c'è ad approfondirlo ? Io lo vedo necessario per un uso sicuro degli interruttori.
Fino ad oggi poco sono riuscito a fare, personalmente, presso le riviste e presso il CEI. Una sola rivista ha pubblicato recentemente le mie osservazioni in proposito e oggi lo fa Elettroyou, che ringrazio.
Il CEI ha cercato qualche anno fa di minimizzare e ha ridotto il problema al solo aspetto per cui è sufficiente che l'interruttore sia in grado di sostenere il maggior picco di corrente, mentre si tratta in realtà di interrompere una corrente con un valore efficace superiore. Ma ciò la guida CEI 121-5 nella Domanda-Risposta n. 15 non lo dice !!
Addirittura nella bozza della nuova edizione della guida CEI121-5 la Domanda-Risposta n.15 è stata addirittura eliminata, lasciando i progettisti senza la minima indicazione su come affrontare il problema del "derating".
C'è qualcosa di importante, che non si vuole approfondire ?
Fino ad oggi poco sono riuscito a fare, personalmente, presso le riviste e presso il CEI. Una sola rivista ha pubblicato recentemente le mie osservazioni in proposito e oggi lo fa Elettroyou, che ringrazio.
Il CEI ha cercato qualche anno fa di minimizzare e ha ridotto il problema al solo aspetto per cui è sufficiente che l'interruttore sia in grado di sostenere il maggior picco di corrente, mentre si tratta in realtà di interrompere una corrente con un valore efficace superiore. Ma ciò la guida CEI 121-5 nella Domanda-Risposta n. 15 non lo dice !!
Addirittura nella bozza della nuova edizione della guida CEI121-5 la Domanda-Risposta n.15 è stata addirittura eliminata, lasciando i progettisti senza la minima indicazione su come affrontare il problema del "derating".
C'è qualcosa di importante, che non si vuole approfondire ?
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[/quote]fpalone ha scritto:La corrente cui è stato testato l'interruttore dovrebbe quindi coprire la gran parte dei casi pratici, verificando che il valore iniziale della corrente di corto circuito (initial symmetrical short-circuit current) sia inferiore al valore della corrente di corto circuito nominale (rated short-circuit capacity) dell'interruttore.
E' da molti anni a questa parte parte che il fattore di potenza dei test previsti dalla norma non copre i casi pratici che si presentano per i quadri posti a valle e in vicinanza dei trasformatori MT/BT.
Il valore efficace della corrente di cortocircuito da interrompere da parte dell'interruttore nel momento in cui è comandato a farlo quando il circuito è molto induttivo può risultare ben maggiore di quello della corrente presunta permanente.
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La norma di riferimento (la 60947-2, immagino, se parliamo degli interruttori vicino ai TR MT/BT) prevede valori di fattori di potenza fino a 0.2 per gli interruttori più performanti.
Ti risultano così frequenti casi in cui non è verificato questo parametro?
Personalmente, non sono a conoscenza di malfunzionamenti degli interruttori per questo tipo di fenomeno, mi viene da pensare che non risultino nemmeno al comitato normatore, se quest'ultimo non ha ritenuto che l'attuale quadro normativo costituisca un fattore dirimente per la scelta degli interruttori BT.
Tanto per avere un'idea, a valle di un TR MT/BT (400 kVA, vcc=6%, Pk=4500 W) anche trascurando tutti i contributi resistivi della rete MT, dei cavi tra TR e quadro a valle, della resistenza di guasto (possono essere tutti molto significativi), ti puoi aspettare una costante di tempo della componente unidirezionale di 17 ms. Visto che un buon interruttore BT difficilmente ha un tempo di separazione dei contatti inferiore a 15 ms, la componente unidirezionale della corrente di corto, al momento della separazione dei contatti, scende al 40% circa del valore iniziale.
Personalmente (per estrapolazione dai casi in AT), approfonderei di più la fase di making rispetto all'interruzione, ma anche qui ho l'impressione che nella maggior parte dei casi BT il tema sia, nella pratica, irrilevante.
Ti risultano così frequenti casi in cui non è verificato questo parametro?
Personalmente, non sono a conoscenza di malfunzionamenti degli interruttori per questo tipo di fenomeno, mi viene da pensare che non risultino nemmeno al comitato normatore, se quest'ultimo non ha ritenuto che l'attuale quadro normativo costituisca un fattore dirimente per la scelta degli interruttori BT.
Tanto per avere un'idea, a valle di un TR MT/BT (400 kVA, vcc=6%, Pk=4500 W) anche trascurando tutti i contributi resistivi della rete MT, dei cavi tra TR e quadro a valle, della resistenza di guasto (possono essere tutti molto significativi), ti puoi aspettare una costante di tempo della componente unidirezionale di 17 ms. Visto che un buon interruttore BT difficilmente ha un tempo di separazione dei contatti inferiore a 15 ms, la componente unidirezionale della corrente di corto, al momento della separazione dei contatti, scende al 40% circa del valore iniziale.
Personalmente (per estrapolazione dai casi in AT), approfonderei di più la fase di making rispetto all'interruzione, ma anche qui ho l'impressione che nella maggior parte dei casi BT il tema sia, nella pratica, irrilevante.
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fpalone ha scritto:Ti risultano così frequenti casi in cui non è verificato questo parametro?
Personalmente, non sono a conoscenza di malfunzionamenti degli interruttori per questo tipo di fenomeno, mi viene da pensare che non risultino nemmeno al comitato normatore, se quest'ultimo non ha ritenuto che l'attuale quadro normativo costituisca un fattore dirimente per la scelta degli interruttori BT.
Grazie
Inizio con quanto segue.
Difficilmente si potrà arrivare ad una casistica delle cause di guasto se la causa di guasto che stiamo trattando è sconosciuta praticamente e non compare nelle check list a disposizione dei tecnici, dei consulenti e dei periti dei tribunali. Lo stesso vale per il comitato normatore, che per lo più è come anche giusto fortemente influenzato dai costruttori. E' possibile che i costruttori non desiderino affrontare il problema. Forse i costruttori non hanno piacere che si possa constatare come tanti impianti già in essere non si possano definire, al di là della pericolosità, non a regola d'arte. Se non ricordo male alla lettura della norma che hai citato non si autorizza l'utilizzo degli interruttori al di fuori delle condizioni standard. Un tale utilizzo è quindi contestabile. Se il caso di cui si discute si presenta spesso, come in passato ho dimostrato, non ti pare il caso che l'ambiente normativo se ne debba occupare e debba offrire una via di fuga ?
E' una questione di principio !! Non ci dice niente che altre norme tecniche diverse dalle IEC utilizzino fattori di potenza anche inferiori e prevedano un "derating" per risolvere il caso che stiamo trattando. Giustamente esse prevedono a livello normativo di offrire ai tecnici una soluzione dovuta e necessaria. Come può un progettista pronunciarsi se l'interruttore non è stato provato né in chiusura, né in apertura in condizioni più gravose ?
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