l' as built è la scappatoia degli ingegneri e periti incapaci, a mio parere.
A volte mi vengono dati progetti che farebbe mio nipote di un anno.
E poi veditela tu e mi dici.
Questo per dire che anche dopo un esame di iscrizione ad un albo i fannulloni ed incompetenti ci sono.
Il problema quindi non è a parer mio se si è abilitati o no ad un mestiere ma come lo si fa punto e basta.
Morale...
ci sono elettricisti farlocchi... ingegnieri farlocchi...ecc. ecc.
Quando l'elettricista non è esperto
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Mike
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mah sull'as-built ne ho sentite tante e ne continuo a sentire, certo è che c'è chi ne abusa, ma è anche vero che in contesti di certa entità è uno strumento professionale, che a mio avviso ben si sposa con il concetto (quando sano) della variante in corso d'opera per sopraggiunte ulteriori necessità del cliente.
Il problema è che la mentalità imprenditoriale italiana è spesso figlia di un " so tutto io tu ingegnere fai cosi e partiamo che ho fretta e perdo soldi", salvo poi scoprire che aldilà delle scelte tecniche ci son scelte logistiche e funzionali che lo stesso cliente si rimangia e/o modifica per sua sopraggiunta necessità.
A mio avviso il problema non è nell'as-built in quanto tale, quanto nell'approccio sbagliato di certi colleghi che lo usano come strumento di progettazione in itinere anziché come valido strumento di integrazione delle varianti in corso d'opera.
Un buon progettista a mio avviso deve lasciarsi sempre dei margini operativi, prevedere una canalina di sezione utile maggiorata in punti strategici, un cavidotto di scorta in punti in cui il futuro intervento possa risultare eccessivamente oneroso o comunque associabile a futuri potenziamenti, o magari semplicemente un interruttore in più un quadro (anche solo per garantire la rimessa in servizio immediata di una linea se si guasta l'interruttore di servizio)... e quando sopraggiungono nuove necessità sfruttarle.
Il problema è che la mentalità imprenditoriale italiana è spesso figlia di un " so tutto io tu ingegnere fai cosi e partiamo che ho fretta e perdo soldi", salvo poi scoprire che aldilà delle scelte tecniche ci son scelte logistiche e funzionali che lo stesso cliente si rimangia e/o modifica per sua sopraggiunta necessità.
A mio avviso il problema non è nell'as-built in quanto tale, quanto nell'approccio sbagliato di certi colleghi che lo usano come strumento di progettazione in itinere anziché come valido strumento di integrazione delle varianti in corso d'opera.
Un buon progettista a mio avviso deve lasciarsi sempre dei margini operativi, prevedere una canalina di sezione utile maggiorata in punti strategici, un cavidotto di scorta in punti in cui il futuro intervento possa risultare eccessivamente oneroso o comunque associabile a futuri potenziamenti, o magari semplicemente un interruttore in più un quadro (anche solo per garantire la rimessa in servizio immediata di una linea se si guasta l'interruttore di servizio)... e quando sopraggiungono nuove necessità sfruttarle.
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L'As Build non c'entra nulla con l'attività progettuale. Almeno qui cerchiamo di dare messaggi corretti.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
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Mike
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Ma procaccia di quella....
Se uno rileva il "come fatto" e poi dice "l'ho progettato così" io mi faccio due idee:
a) ha confusione con il eri ed il domani
b) mente sapendo di mentire
dai dai non andiamo dietro ai tifosi dall'ad-built!
Se uno rileva il "come fatto" e poi dice "l'ho progettato così" io mi faccio due idee:
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Nel terziario (non parlo del civile) la progettazione a mezzo cad (con il BIM forse sarà peggio) porta la parte architettonica spesso a fare n+1 varianti, spesso poco sostanziali a prima vista, ma che calati impianti presenti porta ad un lavoro non gestibile coerentemente con i tempi del cantiere, né con le risorse che il committente mette a disposizione della progettazione impiantistica, in particolare elettrica e similare.
Sempre più spesso vedo revisioni che a livello di impianti significa spesso riprogettare una serie di cose. Un cantiere relativamente importante che sto seguento mi ha portato alla R9 del progetto.. ma alcune di queste revisioni sono durate lo spazio di una notte.. Ingestibile
Altro cantiere la committenza prendeva oggi decisioni, e il giorno dopo il noto studio del nord italia spediva si la revisione o la progettazione elettrica della nuova area ma con delle situazioni al limite del ridicolo (es. ristorante a 450 metri dalla cabina.. non abbiamo il gas.. tutto elettrico per 150 kW con uno stacco in BT.). Una ditta che era nell'ATI e che veniva da esperienze nel petrolchimico non si capacitava, lei che di abitudine dava tavole costruttive con indicati i percorsi del singolo circuito, con le varie derivazioni. Il tempo per studiare soluzioni coerenti solitamente lo spendeva.
Il problema è su quanto tempo/risorse il commitente vuole spendere. Nel mondo elettrico la % di risorse destinate sulla progettazione non coprono assolutamente quanto il progettista deve/dovrebbe fare. Ridicolo pensare che con il 3-4% del costo delle opere si pensa di progettare in modo esecutivo, che so, una ala di ospedale con i suoi 12-13 impianti elettrici e similari, il tutto in 10 giorni (l'elettrico parte quando lo strutturale ha finito, l'architetto toglie le ruote dai muri e decide il controsoffitto "doveva essere ispezionabile ma alla fine è sempre in lastre" il meccanico gli conferma che il gruppo frigo è di 35 anzi no 150kW.
Scusate lo sfogo
Sempre più spesso vedo revisioni che a livello di impianti significa spesso riprogettare una serie di cose. Un cantiere relativamente importante che sto seguento mi ha portato alla R9 del progetto.. ma alcune di queste revisioni sono durate lo spazio di una notte.. Ingestibile
Altro cantiere la committenza prendeva oggi decisioni, e il giorno dopo il noto studio del nord italia spediva si la revisione o la progettazione elettrica della nuova area ma con delle situazioni al limite del ridicolo (es. ristorante a 450 metri dalla cabina.. non abbiamo il gas.. tutto elettrico per 150 kW con uno stacco in BT.). Una ditta che era nell'ATI e che veniva da esperienze nel petrolchimico non si capacitava, lei che di abitudine dava tavole costruttive con indicati i percorsi del singolo circuito, con le varie derivazioni. Il tempo per studiare soluzioni coerenti solitamente lo spendeva.
Il problema è su quanto tempo/risorse il commitente vuole spendere. Nel mondo elettrico la % di risorse destinate sulla progettazione non coprono assolutamente quanto il progettista deve/dovrebbe fare. Ridicolo pensare che con il 3-4% del costo delle opere si pensa di progettare in modo esecutivo, che so, una ala di ospedale con i suoi 12-13 impianti elettrici e similari, il tutto in 10 giorni (l'elettrico parte quando lo strutturale ha finito, l'architetto toglie le ruote dai muri e decide il controsoffitto "doveva essere ispezionabile ma alla fine è sempre in lastre" il meccanico gli conferma che il gruppo frigo è di 35 anzi no 150kW.
Scusate lo sfogo
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del resto mi spieghi se linee dell'ordine dei 50 - 100 m cambiano di +/- 10 metri cosa cambia nel corpo significativo del progetto in quel punto tu ti dovrai trovare con gli schemi al 99.% e le piante al 40.%
Queste non sono modifiche che solitamente non "investono" l'elettrico (normali e gestibili);
- ma la rivelazione incendi (esempio ultimo progetto quotato 120 rivelatori e centrale AM1000...); mi vien da dire che "qualcosa" è cambiato in corso d'opera
- l'illuminazione ordinaria (i centimetri non contano, a volte i metri e gli arredi si, come il colore delle pareti) Un caso? RSA con corridoi che a progetto aveva riflessione 70% ma che alla fine le colorazioni definitive portavano a riflessioni ridicole; indovina come è andata a finire--
- Piccolo terziario e domotica, con architetto che sceglie gli apparecchi a impianti praticamente finiti (in diversi ambienti la parte architetturale/scenografica è prevalente su quella tecnica, e studi o render illuminotecnici costano... Il fornitore che si affanna a campionare apparecchi "per vedere gli effetti luce" no). E gli attuatori? semplice li cambiamo in base a quanto scelto (accensione ON-OFF, anzi dimmeriamo, ma il DALI costa troppo vedi tu come fare).
Sicuramente qualcuno lavora su taglie e tipo di impianti ove tutto viene a priori definito/condiviso/validato /accettato (E lo invidio).
Ripeto Sono due mondi diversi. La famosa ditta di provenienza "petrolchimico" lavorava di abitudine installando i quadri elettrici di progetto; le poche modifiche le gestiva con le scorte sui quadri.
Nel mondo dei piccoli impianti ormai non sviluppo un quadro costruttivo di centrale termica prima che LA DITTA IDAULICA abbia finito, non dico il TERMOTECNICO. Tanto la regolazione la si "scopre" quando arriva in cantiere. Il delirio è che ormai anche in una villa si puo trovare un PX.. e lo si scopre solo alla fine (La ditta idraulica magari definisce cosa DOPO aver "chiuso" la parte economica con i fornitori).
O forse tu ed io siamo su due pianeti diversi. Chiudiamo che siamo ampiamente in OT
Cordialmente
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...devo ammettere che ho sempre avuto la possibilita' di rifiutare incarichi...
Non sei il solo.
Dopo anni passati a spiegare ad un cliente che io non posso progettare alcunché, lo convinco a rivolgersi ad uno studio tecnico per risolvere definitivamente un problema legato all'illuminazione di emergenza e delle vie di esodo.
Per tutta risposta il cliente ottiene un bella email in cui viene detto:
studio di progettazione affermato ha scritto:Le lampade devono garantire 5 lux ad 1m da terra su tutto il percorso di esodo, per evitare di fare un progetto illuminotecnico che vi può costare 700- 800€ potete chiedere al rivenditore i dati illuminotecnici dei corpi illuminanti. L'elettricista partendo dallo stato attuale dell'impianto elettrico farà il progetto per la nuova illuminazione.
Ovvio, è risaputo che gli studi tecnici con cui collaborano gli elettricisti sono ben lieti di lavorara gratis.
Ma che gli sarà passato per la testa.

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In realtà lo stupore è finto, ho visto cose che voi umani...
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Michele Lysander Guetta
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Mike
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