Pur non essendo un tecnico specializzato in misure, ho avuto l'incarico di effettuare le misure di terra e le eventuali misure di Vc e Vp su un nostro impianto AT che presenta una rete di terra magliata e 3 livelli di tensione (380 -220 -150 kV) e quindi 3 valori diversi di corrente di corto circuito monofase ( 12,9 kA, 16,1kA 16kA),mi è sorto il seguente dubbio:dovendo utilizzare per la suddetta verifica il valore della corrente massima di corto circuito monofase a terra attuale come prescritto dal GRTN, ma visto che i tempi di eliminazione dei guasti sulle tre sezioni sono diversi (rispettivamente 2,6 s ,0,45 s ,0,80 s)
per il rispetto della normativa CEI 11-1 ed in particolare ai valori di Vc ammissibili, devo o non devo tener conto dei predetti tempi di eliminazione o devo far riferimento ai soli valori di Icc ? Se mi riferisco ai 2.6 sec della sezione 380 kV tutti i punti che presentano una tensione di contatto >di 80 V ca sono fuori "norma" e quindi devo provvedere alla loro bonifica. Come devo procedere?
In attesa di un suo cortese riscontro colgo l'occasioe per porgerLe i miei cordiali Saluti
VERIFICA IMPIANTO DI TERRA STAZIONI AT
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[2] Terra AT
Carissimo Giancarlo,
poni un quesito molto delicato al quale tenterei da darti non una risposta, ma uno spunto di riflessione.
In primo luogo stai parlando di tre impianti AT nella stessa Sottostazione ma con tensioni diverse.
Personalmente mi sembra eccessivo considerare piu' guasti contemporanei, o comunque mescolare i parametri di una rete con l'altra.
Pur non conoscendo approfonditamente la norma CEI 11-1 per gli impianti AT, so che difficilmente le norme considerano il caso in cui si sommano tutti gli eventi piu' catastrofici ipotizzabili.
Per logica quindi valuterei la conformita' dell'impianto prendendone uno alla volta.
Tra l'altro le norme tecniche sono sempre la nostra base, ma non sono obbligatorie.
Nell'ottica "Europea", che condivido, il progettista dovrebbe di comune accordo con il committente formulare "l'analisi dei rischi" e trarne le relative conclusioni, anche escludendo i casi piu' contorti.
Il forum resta comunque aperto ai tecnici che sappiano darti una risposta piu' approfondita.
Un saluto cordiale
poni un quesito molto delicato al quale tenterei da darti non una risposta, ma uno spunto di riflessione.
In primo luogo stai parlando di tre impianti AT nella stessa Sottostazione ma con tensioni diverse.
Personalmente mi sembra eccessivo considerare piu' guasti contemporanei, o comunque mescolare i parametri di una rete con l'altra.
Pur non conoscendo approfonditamente la norma CEI 11-1 per gli impianti AT, so che difficilmente le norme considerano il caso in cui si sommano tutti gli eventi piu' catastrofici ipotizzabili.
Per logica quindi valuterei la conformita' dell'impianto prendendone uno alla volta.
Tra l'altro le norme tecniche sono sempre la nostra base, ma non sono obbligatorie.
Nell'ottica "Europea", che condivido, il progettista dovrebbe di comune accordo con il committente formulare "l'analisi dei rischi" e trarne le relative conclusioni, anche escludendo i casi piu' contorti.
Il forum resta comunque aperto ai tecnici che sappiano darti una risposta piu' approfondita.
Un saluto cordiale
Marco
Quel che ci dà la vera forza per affrontare con piacere la vita è il sentirsi utile agli altri. z.m.
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m_dalpra
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Occorre premettere che i tempi di interruzione indicati andrebbero riverificati con il GRTN. Il tempo di eliminazione dei guasti nelle stazioni AT infatti non dovrebbe superare il tempo di intervento in secondo gradino delle distanziometriche che proteggono le linee entranti in stazione, e quindi dovrebbe essere inferiore a 0.5 s.
Ciò posto, ai fini della verifica della sicurezza contro le tensioni che si manifestano sull'impianto di terra, come previsto da CEI 11-1/9.2.4.1, ci si deve riferire sia alle tensioni di contatto sia al loro tempo di permanenza in quanto gli effetti fisiopatologici dipendono da entrambi questi parametri. In linea di principio dovrebbe quindi verificare ciascuno dei tre sistemi tenendo conto per ognuno della corrente massima e del tempo di estinzione che lo caratterizzano. In pratica tuttavia in questo caso le sarà sufficiente verificare il sistema a 380 kV in quanto la coppia 12.9 kA - 2.6 s è la più critica.
Dovrà quindi misurare la resistenza di terra dell'impianto e determinare il valore della tensione totale di terra per un guasto monofase da 12.9 kA. Ciò le consentirà di stimare in eccesso le tensioni di contatto decidendo, sulla base del progetto tipo di cui CEI 11-1/Fig. 9.2, se sia necessaria o meno la loro misura. Nel caso più probabile in cui non si possa ritenere con sufficiente certezza che le tensioni di contatto risultino inferiori al limite di 80 V (di cui CEI 11-1/Fig. 9.1 in corrispondenza del tempo di 2.6 s) dovrà eseguire le prove di contatto e prendere provvedimenti correttivi nei punti in cui i valori ottenuti dovessero risultare superiori al limite di 80 V. Tali provvedimenti dovranno consistere ad esempio nel controllo del potenziale, nell’incremento delle resistenze di contatto e nell’interruzione della continuità metallica dei corpi che possono esportare potenziali pericolosi. Le consiglierei di avvalersi dell'aiuto di un professionista.
Paolo Moroni
Ciò posto, ai fini della verifica della sicurezza contro le tensioni che si manifestano sull'impianto di terra, come previsto da CEI 11-1/9.2.4.1, ci si deve riferire sia alle tensioni di contatto sia al loro tempo di permanenza in quanto gli effetti fisiopatologici dipendono da entrambi questi parametri. In linea di principio dovrebbe quindi verificare ciascuno dei tre sistemi tenendo conto per ognuno della corrente massima e del tempo di estinzione che lo caratterizzano. In pratica tuttavia in questo caso le sarà sufficiente verificare il sistema a 380 kV in quanto la coppia 12.9 kA - 2.6 s è la più critica.
Dovrà quindi misurare la resistenza di terra dell'impianto e determinare il valore della tensione totale di terra per un guasto monofase da 12.9 kA. Ciò le consentirà di stimare in eccesso le tensioni di contatto decidendo, sulla base del progetto tipo di cui CEI 11-1/Fig. 9.2, se sia necessaria o meno la loro misura. Nel caso più probabile in cui non si possa ritenere con sufficiente certezza che le tensioni di contatto risultino inferiori al limite di 80 V (di cui CEI 11-1/Fig. 9.1 in corrispondenza del tempo di 2.6 s) dovrà eseguire le prove di contatto e prendere provvedimenti correttivi nei punti in cui i valori ottenuti dovessero risultare superiori al limite di 80 V. Tali provvedimenti dovranno consistere ad esempio nel controllo del potenziale, nell’incremento delle resistenze di contatto e nell’interruzione della continuità metallica dei corpi che possono esportare potenziali pericolosi. Le consiglierei di avvalersi dell'aiuto di un professionista.
Paolo Moroni
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Paolo Moroni
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