Potere di corto circuito interruttori
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Ho un'altra domanda: gli interruttori posti in parallelo in un quadro elettrico (uindi stessa barra), ha senso che abbiano poteri di interruzione diversi? Vedo che molti progettisti mettono un seionatore come generale e poi a valle tutti magnetotermici differenziali posti in parallelo. Alcuni di uesti mtd hanno Icn 4,5kA, altri 6kA o addirittura 10. La Icc non dovrebbe essere la stessa per tutti?
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Devono avere un pdi pari o superiore a quello dichiarato del quadro, poi magari per alcuni componenti e' necessario avere un pdi più altro perché quello e' il valore minimo del componente.
Il valore Ivn 4,5kA mi sembra un po' basso per un applicazione industriale.
Occhio che dire interruttori in parallelo non e' corretto,credo tu abbiai un generale che e' un arrivo con sezionatore e poi ci sono le varie partenze con magnetotermico, ma queste non sono in parallelo sono linee separate.
Il valore Ivn 4,5kA mi sembra un po' basso per un applicazione industriale.
Occhio che dire interruttori in parallelo non e' corretto,credo tu abbiai un generale che e' un arrivo con sezionatore e poi ci sono le varie partenze con magnetotermico, ma queste non sono in parallelo sono linee separate.
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Aria ha scritto:Devono avere un pdi pari o superiore a quello dichiarato del quadro, poi magari per alcuni componenti e' necessario avere un pdi più altro perché quello e' il valore minimo del componente.
Il valore Ivn 4,5kA mi sembra un po' basso per un applicazione industriale.
Occhio che dire interruttori in parallelo non e' corretto,credo tu abbiai un generale che e' un arrivo con sezionatore e poi ci sono le varie partenze con magnetotermico, ma queste non sono in parallelo sono linee separate.
Grazie mille per la risposta. Effettivamente anche a me sembra poco 4,5kA. Ho degli schemi (di un quadro che va negli uffici di un'industria) in cui il progettista ha messo un magnetotermico differenziale da 63A e a valle una ventina di magnetotermici senza differenziale, alcuni con 4,5kA (iC40a), altri da 6kA (iC40N), uno addirittura da 10kA (iC60H). Inoltre, come puoi vedere, alcuni sono iC40, quindi 1P+N/3P+N, altri iC60, quindi 2P o 4P, con anche il neutro protetto. Sinceramente non ne capisco il senso né per il pdi, né per i poli protetti. Inoltre, a mio avviso, un solo differenziale a monte è insufficiente per tutti quei MT a valle.
Aria ha scritto:Occhio che dire interruttori in parallelo non e' corretto,credo tu abbiai un generale che e' un arrivo con sezionatore e poi ci sono le varie partenze con magnetotermico, ma queste non sono in parallelo sono linee separate.
Hai perfettamente ragione, intendevo generale + varie partenze.
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E' ben possibile che vi siano PdI diversi.
Il primo motivo è la differenza della corrente di corto circuito monofase rispetto a quella trifase.
L'altro è la possibile non esistenza di tutte le tipologie per un determinato costruttore (magari 3P+N da 10kA non c'è ma c'è per il 4P).
Magari poi per qualche linea si appoggia alla filiazione (o backup).
I software specifici dei costruttori a volte non si comportano come ci si aspetterebbe perché hanno piccole (grandi?) conoscenze ulteriori sui propri apparecchi.
Il primo motivo è la differenza della corrente di corto circuito monofase rispetto a quella trifase.
L'altro è la possibile non esistenza di tutte le tipologie per un determinato costruttore (magari 3P+N da 10kA non c'è ma c'è per il 4P).
Magari poi per qualche linea si appoggia alla filiazione (o backup).
I software specifici dei costruttori a volte non si comportano come ci si aspetterebbe perché hanno piccole (grandi?) conoscenze ulteriori sui propri apparecchi.
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PiSm ha scritto: La Icc non dovrebbe essere la stessa per tutti?
Sì, la corrente di cortocircuito presunta deve essere uguale per tutti, mentre il Potere di Interruzione degli interruttori può essere diverso, l'importante è che sia uguale o superiore alla Icc. Poi dipende anche dalla norma di riferimento, se quella civile o quella industriale. Per esempio un iC60N ha un Pdi di 6 kA per la norma civile ma arriva a 10 kA per quella industriale.
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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.un solo differenziale a monte è insufficiente per tutti quei MT a valle.
Certo non e' il massimo come soluzione.
Dovresti vedere se e' un sistema TT o TN.
Con un TN potresti omettere anche il differenziale generale e fare la verifica dei contatti indiretti con la magnetica.
Da valutare se essendo utenze terminale magari dove accede personale non qualificato preferisci avere un differenziale su ogni utenza.
Con sistema TT il differenziale va messo, ti costa meno la soluzione che ti hanno proposto ma a livello di esercizio e' chiaro che per guasto a terra scattera' spesso il generale del quadro.
Dipende un po' quello che vuole il cliente finale e quanto vuole spendere, se ha comprato una 500 o una Ferrari.
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Io addirittura avevo sentito dire che una corrente di fuga c'è sempre, seppur piccolissima, in ogni linea. La mia paura è che essendoci appunto tante linee, si arrivi sopra la soglia e che uindi ci siano scatti intempestivi.
In ogni caso non riesco a capire perché alcuni sono 1P+N/3P+N e altri 2P/4P. Tranno che da 10 e da 15kA li fanno sia in un modo che nell'altro.
In ogni caso non riesco a capire perché alcuni sono 1P+N/3P+N e altri 2P/4P. Tranno che da 10 e da 15kA li fanno sia in un modo che nell'altro.
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Nell'industriale, ovvero dove hai una cabina di trasformazione MT/BT e distribuisci in TN-S, hai il vantaggio di avere continuità di servizio perché per garantire la protezione dai contatti indiretti sei indipendente dalla resistenza di terra perché tramite il PE il guasto si chiude nel rame e hai elevate correnti di cortocircuito e quindi la protezione puoi attuarla con la magnetica.
Purtroppo alcuni progettisti progettano un impianto TN-S come fosse un TT e di conseguenza creano problemi invece di risolverli. Infatti, l'uso dell'elettronica di potenza determina dispersioni naturali verso massa e di conseguenza se si utilizzano differenziali è necessario suddividere i carichi per evitare scatti intempestivi che sono dannosi in quanto poi determinano la scelta di by-passare il differenziale per far funzionare la macchina.
Purtroppo alcuni progettisti progettano un impianto TN-S come fosse un TT e di conseguenza creano problemi invece di risolverli. Infatti, l'uso dell'elettronica di potenza determina dispersioni naturali verso massa e di conseguenza se si utilizzano differenziali è necessario suddividere i carichi per evitare scatti intempestivi che sono dannosi in quanto poi determinano la scelta di by-passare il differenziale per far funzionare la macchina.
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PiSm ha scritto:
In ogni caso non riesco a capire perché alcuni sono 1P+N/3P+N e altri 2P/4P
Potrebbe essere questione di reperibilità dell'interruttore: mi basta un 3P+N ma il fornitore ha disponibile immediatamente il 4P, uso questo invece che aspettare.
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In realtà non ci sono problemi di approvvigionamento del materiale. Anche perché il costo da un 3P+N a un 4P cambia. La differenza mi pare di capire che sta solamente nel fatto che nel primo il neutro se lo tirano dietro le fasi, nei secondi anche il neutro è protetto, quindi se per qualche motivo si dovesse verificare un sovraccarico nel neutro e non nelle fasi interviene lo stesso. È corretto? Ma allora quali sono i casi concreti in cui si sceglie uno piuttosto che un altro?
Grazie mille a tutti per le risposte
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