E' in inchiesta pubblica il testo della nuova edizione della Guida CEI 121-5, che tratta le regole di costruzione dei quadri elettrici; guida di largo interesse per i quadristi, gli installatori e i progettisti, nonchè i committenti. Il documento è scaricabile al seguente indirizzo: https://static.ceinorme.it/inchieste-pubbliche/doc/PRJ-CEI%203568.pdf.
Ho iniziato a scorrerlo e ho osservato alcune novità interessanti. E' naturalmente possibile proporre modifiche e miglioramenti fino a circa la fine del mese dicembre 2025 .
Penso di poter prossimamente proporre alcune mie osservazioni, ma chiedo anche ai colleghi più esperti di scorrere alcune parti dell'importante documento e di suggerire a loro volta proposte di modifiche, che potranno eventualmente essere per tempo presentate presso il competente organo del CEI, che verificandone la consistenza potrebbe accettarle.
A risentirci !
Nuova guida sulle regole di costruzione dei quadri elettrici
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Eliminazione della Domanda -Risposta n. 15
In occasione della pubblicazione della passata edizione della guida CEI 121-5, che tratta la costruzione dei quadri elettrici, chiesi al presidente del CEI di essere ascoltato presso il GdL che si occupava al momento della sua stesura. Volevo che nella guida fosse indicato il rischio per gli utenti di utilizzare impropriamente gli interruttori di protezione in situazioni non autorizzate dai costruttori, cioè tutte le volte che il fattore di potenza della corrente di cortocircuito da contrastare risultasse inferiore a quello convenzionalmente previsto in una tabella dalla norma CEI EN IEC 60947-2:2025 03, che tratta delle prestazioni degli stessi interruttori. La tabella risultava e risulta ancora evidentemente obsoleta e da molti anni a questa parte accade che una simile pericolosa situazione ricorre frequentemente, cioè di massima ogni volta che si deve realizzare un quadro elettrico da installare nelle strette vicinanze di un trasformatore MT/BT a partire da potenze medio/alte ( da 630 kVA?).
Nell’occasione richiamata riuscii nel mio intento solo parzialmente. Fu almeno pubblicata nella guida, nelle sue ultime pagine, una Domanda-Risposta, la n. 15, nella quale si esponeva il problema e se ne proponeva anche la soluzione, da me non approvata, ma che comunque almeno avvertiva gli utenti dell’esistenza del problema, a mio avviso di grande responsabilità. La soluzione proposta dava indicazioni su come superare il problema: utilizzando interruttori con potere di interruzione superiore a quello apparentemente strettamente necessario e soprattutto fornendo indicazioni quantitative su come procedere per una corretta scelta dell’interruttore.
Ebbene mi pare di poter dire, con mia grande sorpresa, che l’importante contenuto per i progettisti, quadristi e installatori della Domanda -Risposta n. 15, è stato eliminato e non compare più alla fine della guida. Il fatto mi sembra grave e lo trovo ben poco rispettoso nei confronti degli utilizzatori della norma.
Quanto accaduto dovrebbe anche farci riflettere tutti.
Chiedo ai colleghi che si occupano di progettazione di condividere la seguente richiesta da presentare all’organo competente del CEI :
1)ripristinare almeno il contenuto della Domanda – Risposta n. 15, se non esiste una giustificazione, che non conosciamo, della sua eliminazione;
2)in alternativa, come io ritengo ben più corretto ai fini ultimi delle attribuzioni di responsabilità, ricordare ai progettisti che nel caso in esame per l’utilizzo degli interruttori al di fuori delle prestazioni garantite deve essere richiesta l’approvazione scritta dei costruttori degli interruttori.
Ritengo che, se si raccoglie un numero di adesioni di qualche decina di unità, si possa presentare per tempo la richiesta alla sede competente del CEI. Non vedo motivi per i quali essa non debba essere accolta.
Ricordo ai colleghi che il contenuto della Domanda-Risposta n. 15 della guida CEI 121-5 ha stretto legame con il commento che ho chiesto successivamente nel tempo fosse introdotto all’articolo 533.3.2, Potere di interruzione in cortocircuito, nelle ultime edizioni di CEI 64-8.
Vedasi anche i titoli nel Forum : Scelta potere di interruzione e di chiusura, Novità sulla scelta degli interruttori di protezione. Vedasi anche l'articolo : La scelta degli interruttori di protezione. Novità e dubbi.
In occasione della pubblicazione della passata edizione della guida CEI 121-5, che tratta la costruzione dei quadri elettrici, chiesi al presidente del CEI di essere ascoltato presso il GdL che si occupava al momento della sua stesura. Volevo che nella guida fosse indicato il rischio per gli utenti di utilizzare impropriamente gli interruttori di protezione in situazioni non autorizzate dai costruttori, cioè tutte le volte che il fattore di potenza della corrente di cortocircuito da contrastare risultasse inferiore a quello convenzionalmente previsto in una tabella dalla norma CEI EN IEC 60947-2:2025 03, che tratta delle prestazioni degli stessi interruttori. La tabella risultava e risulta ancora evidentemente obsoleta e da molti anni a questa parte accade che una simile pericolosa situazione ricorre frequentemente, cioè di massima ogni volta che si deve realizzare un quadro elettrico da installare nelle strette vicinanze di un trasformatore MT/BT a partire da potenze medio/alte ( da 630 kVA?).
Nell’occasione richiamata riuscii nel mio intento solo parzialmente. Fu almeno pubblicata nella guida, nelle sue ultime pagine, una Domanda-Risposta, la n. 15, nella quale si esponeva il problema e se ne proponeva anche la soluzione, da me non approvata, ma che comunque almeno avvertiva gli utenti dell’esistenza del problema, a mio avviso di grande responsabilità. La soluzione proposta dava indicazioni su come superare il problema: utilizzando interruttori con potere di interruzione superiore a quello apparentemente strettamente necessario e soprattutto fornendo indicazioni quantitative su come procedere per una corretta scelta dell’interruttore.
Ebbene mi pare di poter dire, con mia grande sorpresa, che l’importante contenuto per i progettisti, quadristi e installatori della Domanda -Risposta n. 15, è stato eliminato e non compare più alla fine della guida. Il fatto mi sembra grave e lo trovo ben poco rispettoso nei confronti degli utilizzatori della norma.
Quanto accaduto dovrebbe anche farci riflettere tutti.
Chiedo ai colleghi che si occupano di progettazione di condividere la seguente richiesta da presentare all’organo competente del CEI :
1)ripristinare almeno il contenuto della Domanda – Risposta n. 15, se non esiste una giustificazione, che non conosciamo, della sua eliminazione;
2)in alternativa, come io ritengo ben più corretto ai fini ultimi delle attribuzioni di responsabilità, ricordare ai progettisti che nel caso in esame per l’utilizzo degli interruttori al di fuori delle prestazioni garantite deve essere richiesta l’approvazione scritta dei costruttori degli interruttori.
Ritengo che, se si raccoglie un numero di adesioni di qualche decina di unità, si possa presentare per tempo la richiesta alla sede competente del CEI. Non vedo motivi per i quali essa non debba essere accolta.
Ricordo ai colleghi che il contenuto della Domanda-Risposta n. 15 della guida CEI 121-5 ha stretto legame con il commento che ho chiesto successivamente nel tempo fosse introdotto all’articolo 533.3.2, Potere di interruzione in cortocircuito, nelle ultime edizioni di CEI 64-8.
Vedasi anche i titoli nel Forum : Scelta potere di interruzione e di chiusura, Novità sulla scelta degli interruttori di protezione. Vedasi anche l'articolo : La scelta degli interruttori di protezione. Novità e dubbi.
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Grazie
gtedeschi.
In generale mi sembra ovvio che sempre, se le condizioni non sono quelle previste dalle norme, vadano presi provvedimenti.
In questo caso sembra quasi che si voglia nascondere il problema, quando invece sarebbe bene evidenziarlo perché il progettista ne tenga conto e faccia le sue valutazioni.
In generale mi sembra ovvio che sempre, se le condizioni non sono quelle previste dalle norme, vadano presi provvedimenti.
In questo caso sembra quasi che si voglia nascondere il problema, quando invece sarebbe bene evidenziarlo perché il progettista ne tenga conto e faccia le sue valutazioni.
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Per più di una diretta esperienza personale ritengo anch'io che si voglia che della particolare, ma diffusa, anomala e pericolosa situazione si tratti pubblicamente il meno possibile.
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Rispondo a Goofy.
Se le osservazioni sono presentate congiuntamente dovrebbero giustamente pesare di più.
poiché il documento ( CEI 121-5) è oggi in inchiesta pubblica, si potrebbe intervenire con il format predisposto dal CEI per i commenti e le proposte e compilarlo in ugual modo da chi può essere interessato a che l'ambiente normativo, praticamente i costruttori, si esprimano con chiarezza sulla soluzione da dare al problema che dal 1999 è riconosciuto ( denuncia presso la rivista AEIT), ma che si trascina ancor oggi senza soluzione.
Nelle ultime riunioni che si sono avute presso i GdL del CEI quando cerco di sollevare il problema mi si risponde che il problema non è sentito e che quindi non si intende riaprirlo.
Una prima proposta, che si può presentare e che non comporta grosso impegno, una volta che si sia convinti della bontà/necessità della stessa, è quella che la Domanda- Risposta n. 15 della edizione in vigore della CEI 121-5 sia reinserita nella nuova edizione. Per me la soluzione non è giustificata, ma almeno il problema è riconosciuto/segnalato e si propone una procedura da seguire.
Grazie per l'interesse dimostrato!
Se le osservazioni sono presentate congiuntamente dovrebbero giustamente pesare di più.
poiché il documento ( CEI 121-5) è oggi in inchiesta pubblica, si potrebbe intervenire con il format predisposto dal CEI per i commenti e le proposte e compilarlo in ugual modo da chi può essere interessato a che l'ambiente normativo, praticamente i costruttori, si esprimano con chiarezza sulla soluzione da dare al problema che dal 1999 è riconosciuto ( denuncia presso la rivista AEIT), ma che si trascina ancor oggi senza soluzione.
Nelle ultime riunioni che si sono avute presso i GdL del CEI quando cerco di sollevare il problema mi si risponde che il problema non è sentito e che quindi non si intende riaprirlo.
Una prima proposta, che si può presentare e che non comporta grosso impegno, una volta che si sia convinti della bontà/necessità della stessa, è quella che la Domanda- Risposta n. 15 della edizione in vigore della CEI 121-5 sia reinserita nella nuova edizione. Per me la soluzione non è giustificata, ma almeno il problema è riconosciuto/segnalato e si propone una procedura da seguire.
Grazie per l'interesse dimostrato!
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A proposito della possibilità di formulare proposte di modifica e integrazione del testo della nuova prevista futura edizione della guida CEI 121-5 che interpreta le regole di corretta costruzione dei quadri elettrici e a proposito della eliminazione della Domanda-Risposta n. 15 presente a pag. 164 e 165 della edizione in vigore, di cui si è trattato con qualche dettaglio al precedente punto 3, allego il documento che ho compilato e trasmesso al CEI per chiedere almeno la reintroduzione del testo eliminato.
Chi ritiene che per una maggior sicurezza nella conduzione degli impianti elettrici, per ridurre le responsabilità improprie di progettisti, quadristi, installatori e committenti e richiamare il CEI ad una maggior attenzione alle esigenze degli utenti delle norme tecniche, potrebbe compilare a sua volta e trasmettere dal sito del CEI, in cui il documento è fino ad una decina di giorni del mese di gennaio 2026 ancora presente e scaricabile
Chi ritiene che per una maggior sicurezza nella conduzione degli impianti elettrici, per ridurre le responsabilità improprie di progettisti, quadristi, installatori e committenti e richiamare il CEI ad una maggior attenzione alle esigenze degli utenti delle norme tecniche, potrebbe compilare a sua volta e trasmettere dal sito del CEI, in cui il documento è fino ad una decina di giorni del mese di gennaio 2026 ancora presente e scaricabile
- Allegati
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proposta per CEI 121-5.pdf- (556.48 KiB) Scaricato 29 volte
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Ulteriori osservazioni sulla eliminazione nella guida CEI 121-5 del segnale di attenzione sul rischio che corrono progettisti, quadristi, installatori e committenti, di cui si è trattato in precedenza, si possono leggere cliccando qui.
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A riprova della importanza e frequenza, con cui si presenta il caso esposto nell’articolo che abbiamo pubblicato in Electroyou e in questo titolo di Forum propongo i risultati di alcuni calcoli che ho eseguito e con i quali spesso i colleghi si possono confrontare.
In una rivista importante abbiamo potuto osservare la pianta di una cabina MT/BT . Nel locale trovavano posto il quadro MT, il box trasformatore TR e il quadro di bassa tensione QBT.
Nel caso nel box TR fosse collocato un trasformatore da 800 kVA, come le dimensioni del box consentivano, si può valutare che nel caso specifico il collegamento con cavi in cunicolo tra TR e QBT sia lungo circa 7 m. Tale collegamento potrebbe essere realizzato con quattro conduttori da 240 mm2 in parallelo per fase.
Il calcolo della corrente di cortocircuito eseguito senza porsi tante domande porterebbe per un TR in olio tipo PS della ditta ........., particolarmente efficiente, con vcc = 6% e perdite nel rame pari a 6.000 watt ai seguenti risultati:
A) Corrente di cortocircuito presunta Iccp = 18,8 kA , fattore di potenza presunto della Iccp cosfccp = 0,134, corrente di picco presunta Ipp= 44,55 kA
Un interruttore automatico TmaxT1 C con potere di interruzione PI pari a 25 kA e potere di chiusura nominale PC paria 52 kA sembrerebbe idoneo, se non si dovesse tener conto del fatto che il fattore di potenza, cui le prestazioni nominali in cortocircuito dell’interruttore indicate in catalogo sono da riferire ad un fattore di potenza pari a 0,25, mentre quello della corrente di cortocircuito presunta è inferiore : nel nostro caso 0,134 vs 0,25.
B) Se anche il TR in olio fosse del tipo a perdite normali ( perdite nel rame pari a 9000 watt) si otterrebbero i valori di seguito indicati e rimarrebbero in essere le condizioni di incompatibilità riguardo al fattore di potenza.
Corrente di cortocircuito presunta Iccp = 18,66 kA , fattore di potenza presunto della Iccp cosfccp = 0,194, corrente di picco presunta Ipp= 44,38 kA , sempre con un fattore di potenza inferiore a quello convenzionale di prova dell’interruttore ( 0,194 vs. 0,25).
C) Se poi ci si mette nelle condizioni più sfavorevoli come da sempre la norma tecnica si pone quando si tratta di questioni di sicurezza, i risultati sono di seguito riportati.
Corrente di cortocircuito presunta Iccp = 21,9 kA , fattore di potenza presunto della Iccp cosfccp = 0,154, corrente di picco presunta Ipp= 50,73 kA , sempre con un fattore di potenza inferiore a quello convenzionale di prova dell’interruttore (0,154 vs. 0,25).
Ecco l'elenco condizioni più sfavorevoli : riavviamento a freddo dell’impianto, 0°C di temperatura ambiente, per il TR valori di vcc effettiva inferiore del 10 % nei confronti del valore nominale, come la norma applicabile concede, e disinserimento del numero di spire massimo possibile (5%) per modificare il rapporto spire.
Secondo il mio parere il pur ottimo interruttore TmaxT1 C non può essere utilizzato nelle situazioni indicate senza l’approvazione scritta del costruttore, in quanto le sue prestazioni (potere di interruzione e di chiusura in cortocircuito) non sono secondo la norma di riferimento (EN60947-2) garantite. Si ricorda infatti come la norma di riferimento chieda che la prova di interruzione e di chiusura in cortocircuito dell’interruttore debba essere effettuata rigorosamente al fattore di potenza convenzionalmente stabilito e non certo ad un fattore di potenza ad esso superiore.
Se poi per il calcolo delle correnti di cortocircuito presunte si maggiora la tensione impressa del 5%, tutti i valori della correnti sopra indicati devono essere parimenti maggiorati. In particolare la corrente di picco presunta nel caso C risulta pari a 53.26 kA. Tale valore 53,26 kA supera la prestazione nominale dell’interruttore sopra considerato definita per un fattore di potenza di 0,25 e pari a 52 kA.
Con l’eliminazione della Domanda -Risposta n. 15 nella futura guida CEI 121-5 l’utente della norma non ha più alcuna indicazione su come risolvere il problema della corretta e sicura scelta degli interruttori di protezione. La Domanda-Risposta n. 15 che si intende eliminare costituisce pur sempre una utile indicazione per il progettista, anche se risulta inserita nel testo di una guida, notoriamente di rango inferiore a quello di una norma tecnica.
La guida, anche se su mia forte sollecitazione e anche se con un enunciato che non ci pare allineato con i dispositivi della norma di riferimento, EN 60947-2, costituiva pur sempre almeno un appiglio interessante per il progettista. Nella guida oggi manca anche la solo segnalazione del problema. Noi riteniamo che le norme e le guide debbano al contrario farsi in quattro e tempestivamente per dare risposte agli operatori del settore.
Anche pensando di adottare un interruttore con prestazioni superiori, ad es. TmaxT1 N, con PI pari a 36 kA e PC pari a 75,6 kA, il progettista potrebbe venir contestato nella sua scelta in quanto i fattori di potenza delle correnti di cortocircuito, che abbiamo evidenziato in grassetto risultano ancora inferiori a 0,2, valore di riferimento convenzionale per l’interruttore TmaxT1 N, ma anche per tutti gli interruttori di classe superiore in quanto a PI.
Possibile che nell’arco di decenni il problema non possa essere risolto? Come ci si deve comportare ? Forse è il caso di chiedere precise indicazioni di comportamento ai costruttori di interruttori e nell’immediato agli estensori della guida CEI 121-5, che risulta in inchiesta pubblica.
In una rivista importante abbiamo potuto osservare la pianta di una cabina MT/BT . Nel locale trovavano posto il quadro MT, il box trasformatore TR e il quadro di bassa tensione QBT.
Nel caso nel box TR fosse collocato un trasformatore da 800 kVA, come le dimensioni del box consentivano, si può valutare che nel caso specifico il collegamento con cavi in cunicolo tra TR e QBT sia lungo circa 7 m. Tale collegamento potrebbe essere realizzato con quattro conduttori da 240 mm2 in parallelo per fase.
Il calcolo della corrente di cortocircuito eseguito senza porsi tante domande porterebbe per un TR in olio tipo PS della ditta ........., particolarmente efficiente, con vcc = 6% e perdite nel rame pari a 6.000 watt ai seguenti risultati:
A) Corrente di cortocircuito presunta Iccp = 18,8 kA , fattore di potenza presunto della Iccp cosfccp = 0,134, corrente di picco presunta Ipp= 44,55 kA
Un interruttore automatico TmaxT1 C con potere di interruzione PI pari a 25 kA e potere di chiusura nominale PC paria 52 kA sembrerebbe idoneo, se non si dovesse tener conto del fatto che il fattore di potenza, cui le prestazioni nominali in cortocircuito dell’interruttore indicate in catalogo sono da riferire ad un fattore di potenza pari a 0,25, mentre quello della corrente di cortocircuito presunta è inferiore : nel nostro caso 0,134 vs 0,25.
B) Se anche il TR in olio fosse del tipo a perdite normali ( perdite nel rame pari a 9000 watt) si otterrebbero i valori di seguito indicati e rimarrebbero in essere le condizioni di incompatibilità riguardo al fattore di potenza.
Corrente di cortocircuito presunta Iccp = 18,66 kA , fattore di potenza presunto della Iccp cosfccp = 0,194, corrente di picco presunta Ipp= 44,38 kA , sempre con un fattore di potenza inferiore a quello convenzionale di prova dell’interruttore ( 0,194 vs. 0,25).
C) Se poi ci si mette nelle condizioni più sfavorevoli come da sempre la norma tecnica si pone quando si tratta di questioni di sicurezza, i risultati sono di seguito riportati.
Corrente di cortocircuito presunta Iccp = 21,9 kA , fattore di potenza presunto della Iccp cosfccp = 0,154, corrente di picco presunta Ipp= 50,73 kA , sempre con un fattore di potenza inferiore a quello convenzionale di prova dell’interruttore (0,154 vs. 0,25).
Ecco l'elenco condizioni più sfavorevoli : riavviamento a freddo dell’impianto, 0°C di temperatura ambiente, per il TR valori di vcc effettiva inferiore del 10 % nei confronti del valore nominale, come la norma applicabile concede, e disinserimento del numero di spire massimo possibile (5%) per modificare il rapporto spire.
Secondo il mio parere il pur ottimo interruttore TmaxT1 C non può essere utilizzato nelle situazioni indicate senza l’approvazione scritta del costruttore, in quanto le sue prestazioni (potere di interruzione e di chiusura in cortocircuito) non sono secondo la norma di riferimento (EN60947-2) garantite. Si ricorda infatti come la norma di riferimento chieda che la prova di interruzione e di chiusura in cortocircuito dell’interruttore debba essere effettuata rigorosamente al fattore di potenza convenzionalmente stabilito e non certo ad un fattore di potenza ad esso superiore.
Se poi per il calcolo delle correnti di cortocircuito presunte si maggiora la tensione impressa del 5%, tutti i valori della correnti sopra indicati devono essere parimenti maggiorati. In particolare la corrente di picco presunta nel caso C risulta pari a 53.26 kA. Tale valore 53,26 kA supera la prestazione nominale dell’interruttore sopra considerato definita per un fattore di potenza di 0,25 e pari a 52 kA.
Con l’eliminazione della Domanda -Risposta n. 15 nella futura guida CEI 121-5 l’utente della norma non ha più alcuna indicazione su come risolvere il problema della corretta e sicura scelta degli interruttori di protezione. La Domanda-Risposta n. 15 che si intende eliminare costituisce pur sempre una utile indicazione per il progettista, anche se risulta inserita nel testo di una guida, notoriamente di rango inferiore a quello di una norma tecnica.
La guida, anche se su mia forte sollecitazione e anche se con un enunciato che non ci pare allineato con i dispositivi della norma di riferimento, EN 60947-2, costituiva pur sempre almeno un appiglio interessante per il progettista. Nella guida oggi manca anche la solo segnalazione del problema. Noi riteniamo che le norme e le guide debbano al contrario farsi in quattro e tempestivamente per dare risposte agli operatori del settore.
Anche pensando di adottare un interruttore con prestazioni superiori, ad es. TmaxT1 N, con PI pari a 36 kA e PC pari a 75,6 kA, il progettista potrebbe venir contestato nella sua scelta in quanto i fattori di potenza delle correnti di cortocircuito, che abbiamo evidenziato in grassetto risultano ancora inferiori a 0,2, valore di riferimento convenzionale per l’interruttore TmaxT1 N, ma anche per tutti gli interruttori di classe superiore in quanto a PI.
Possibile che nell’arco di decenni il problema non possa essere risolto? Come ci si deve comportare ? Forse è il caso di chiedere precise indicazioni di comportamento ai costruttori di interruttori e nell’immediato agli estensori della guida CEI 121-5, che risulta in inchiesta pubblica.
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