Erano già uomini, non avendo la navigazione satellitare o altri esercizi cui dedicarsi..
comunque sì, è stupefacente come trovassero il tempo in mezzo a tante difficoltà naturali da fronteggiare.
IV Declinazione latina - Spunto
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IsidoroKZ
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Sicuramente, anche in considerazione del fatto che l'alfabetizzazione di massa è un fenomeno recentissimo.
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claudiocedrone
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marco76 ha scritto:A me ha sempre affascinato come popoli "primitivi" prima od agli inizi della scrittura potessero gestire una grammatica così complicata
Se poi guardi la struttura del verbo greco, o ancora peggio, di quello sanscrito, capisci che e` una chiara dimostrazione dell'esistenza degli extraterrestri che ci hanno fatto visita
Per usare proficuamente un simulatore, bisogna sapere molta più elettronica di lui
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marco76 ha scritto:A me ha sempre affascinato come popoli "primitivi" prima od agli inizi della scrittura potessero gestire una grammatica così complicata
Se guardo a cosa scrivono e a come lo scrivono certi miei alunni, mi stupisco di come persone "civilizzate" non riescano a usare regole grammaticali anche elementari. Nulla dico, per carità di patria, su come parlano...
Sebastiano
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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sebago ha scritto: ...Se guardo a cosa scrivono e a come lo scrivono certi miei alunni...
Eh, i giovani di oggi, ai miei tempi...
Io avevo fatto le elementari in una città del nord e comunque avendo imparato a leggere precocemente ed essendomi appassionato alla lettura al contempo avevo macinato tutta la ben fornita biblioteca di casa (enciclopedia e dizionari compresi) nel '77 trasferito in un paesello del centro sud andai alle medie;
all'epoca vi erano tre sezioni, nella A venivano messi i figli di insegnanti, medici, notabili etc. ... insomma la"gente bene"; nella B i figli del volgo del centro del paese e alla C campagnoli, ripetenti, chi giungeva da fuori (come il sottoscritto) etc. , insomma una divisione assolutamente e insopportabilmennte classista; le elementari del paese (ma in pratica anche quelle dei paesi limitrofi) erano ancora in "stile ottocentesco", non esistevano insegnanti di sostegno, nessuno che malauguratamente avesse problemi veniva mandato dallo psicologo o dal logopedista et similia, vigevano le punizioni corporali (ceffoni, manrovesci, bacchettate, inginocchiamenti sul mais dietro la lavagna etc.) e tale allegra situazione permase praticamente almeno fino alla metà degli anni '80 quando poi giocoforza per motivi anagrafici si rinnovò il parco insegnanti...
con un tale background ovviamente per me le medie furono una passeggiata, poi scelsi di andare a frequentare lo IPSIA e naturalmente i compagni non provenivano certo dalle "sezioni A" di cui sopra descritto (quelli andavano ai licei etc.); per quanto riguarda l'italiano, tranne rare eccezioni, anche fino alla maturità (all'epoca biennio integrativo dopo il triennio di qualifica... l'obbligo allora vigeva fino al quattordicesimo anno di età, ovvero fino alla licenza media...lo specifico per conoscenza dei più giovani che si trovassero a leggere questo post) i miei compagni presentavano delle forti lacune... ironicamente ma purtroppo realisticamente quando chiacchierando mi trovo a discutere della situazione scolastica esmplifico dicendo che ancora in quinta superiore gran parte dei miei compagni di scuola non sapevano se "io ho andato" dovesse essere scritto con l'acca o senza
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claudiocedrone
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"Io ho andato": lo dicono anche i miei figli, che parlano in italiano credendo che basti tradurre parola per parola dallo spagnolo ("yo he ido" -> "io ho andato"
"A mí me gusta" -> "A me mi piace"
).
Li correggo ogni volta, ma non c'è verso. Ma almeno loro hanno una giustificazione.
Anche il latino pronunciato dagli spagnoli è un disastro. Dicono "rosae" pronunciando la a e la e, "tertium non datur" come si scrive, "magna cum laude" pronunciando la g e la n separatamente, ecc.
Quando ho fatto gentilmente notare che bisognerebbe pronunciare "rose", "terzium non datur" e, come scriverebbero loro, "maña cum laude", qualcuno mi ha chiesto come faccio a saperlo, se per caso mi trovavo nell'antica Roma quando si parlava latino
.
E così continuano a dire "Carlo Mag.no", e ridono quando io dico "Carlo Magno", perché un Maño è un abitante di Saragozza. È una battaglia persa
.
Penso con orrore quando ai miei figli toccherà studiare questi obbrobri. Vorrei mandarli al liceo italiano, ma è un po' lontano da casa
.
).Li correggo ogni volta, ma non c'è verso. Ma almeno loro hanno una giustificazione.
Anche il latino pronunciato dagli spagnoli è un disastro. Dicono "rosae" pronunciando la a e la e, "tertium non datur" come si scrive, "magna cum laude" pronunciando la g e la n separatamente, ecc.
Quando ho fatto gentilmente notare che bisognerebbe pronunciare "rose", "terzium non datur" e, come scriverebbero loro, "maña cum laude", qualcuno mi ha chiesto come faccio a saperlo, se per caso mi trovavo nell'antica Roma quando si parlava latino
E così continuano a dire "Carlo Mag.no", e ridono quando io dico "Carlo Magno", perché un Maño è un abitante di Saragozza. È una battaglia persa
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GuidoB ha scritto: ...qualcuno mi ha chiesto come faccio a saperlo, se per caso mi trovavo nell'antica Roma quando si parlava latino...
Potrebbero anche non avere tutti i torti... c'eri ?
seriamente, a quanto mi risulta di certe pronunce non vi è certezza assoluta; all'epoca di Carlo Magno il latino era ben tardo ma riguardo l'epoca classica vi è discussione anche tra gli studiosi se alcune lettere avessero pronuncia sempre gutturale e non palatale (Cicero o Kikero, Cesar o Kaesar etc.)
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claudiocedrone
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GuidoB ha scritto:E così continuano a dire "Carlo Mag.no", e ridono quando io dico "Carlo Magno", perché un Maño è un abitante di Saragozza. È una battaglia persa.
E si certo perche lo spagnolo ha si la consonante nasale palatale, ma usa la tilde sopra la lettera n per scriverla...il portoghese il "gh" mentre noi abbiamo il "gn" inoltre molte altre lingue non hanno proprio la nasale palatale... comunque non credo si possa determinare con certezza la pronuncia del latino (fermo restando poi che dovremmo parlare di "pronuncie" visto la vastità dei parlanti del latino e lasso di tempo un cui è stata utilizzata) ... a tal proposito è uscito non da molto un film sulle origini di Roma e si parla un protolatino molto interessante che si basa credo sugli ultimi studi...

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GuidoB ha scritto:Quando ho fatto gentilmente notare che bisognerebbe pronunciare "rose", "terzium non datur" e, come scriverebbero loro, "maña cum laude", qualcuno mi ha chiesto come faccio a saperlo, se per caso mi trovavo nell'antica Roma quando si parlava latino.
Io al liceo avevo imparato che ci sono due pronunce (italiane) del latino, una ecclesiastica che è quella che descrivi tu, ed una classica in cui per esempio si pronuncia "rosae" così com'è scritta, "Kikero" per "Cicero" etc. La mia compagna è una storica ed ha studiato il latino all'università in Francia e mi ha confermato questa cosa dicendomi che la pronuncia dell'epoca la si deduce (se mi ricordo bene) anche dagli errori ortografici che si trovano in giro per esempio sulle scritte sui muri a Pompei.
Però la cosa interessante è che esistono pure tante pronunce ecclesiastiche! Per esempio il latino ecclesiastico francese è pronunciato molto diversamente da quello italiano, ieri riascoltavo dei mottetti di Lully ed il coro pronunciava per esempio "ejus" con la i lunga francese (una specie di "sc") mentre un italiano pronuncerebbe "i". Stiamo montando la messa in si di Bach ed adottiamo la pronuncia tedesca "Kürye" per "Kyrie" (ciò è stato oggetto di discussioni interminabili, tra l'altro) ed altre cose del genere. E' giusto che sia così, perché è certo che il latino che ascoltavano i compositori non fosse quello ecclesiastico italiano.
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DarwinNE
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