Ciao a tutti, questo e` il mio primo post tecnico.
Innanzitutto ringrazio il forum e chi ha postato il link allo schema della Telwin 1000.
Grazie a lui ho potuto aggiustare la mia, e sono qui per renderne conto a tutti voi.
Aver potuto disporre dello schema mi ha permesso di capire il funzionamento della macchina, e di fare quindi le ipotesi corrette per individuare il guasto, praticamente al primo colpo (magari sempre cosi`!...).
Andiamo con ordine. PRIMA DI TUTTO ricordo a tutti quelli che volessero usare qualcosa piu` di un tester per effettuare misure sulla macchina, che normalmente qualunque apparecchio, per esempio un oscilloscopio, e` di norma connesso a terra con la carcassa e con la sua massa, tramite la sua spina di alimentazione. Si da` il caso che la distribuzione della 220 monofase abbia quasi sempre un polo a terra, per cui la terra dell'oscilloscopio e` anche uno dei due fili che alimentano il ponte raddrizzatore della T1000. Se in queste condizioni noi provassimo a visualizzare, per esempio la tensione raddrizzata dal ponte, o qualsiasi altra a primario del trasformatore T3, riferita alla massa INTERNA della saldatrice (DC-), e pertando collegassimo la pinza di massa della nostra sonda a DC-, avremmo in pratica CORTOCITCUITATO il - del ponte sulla fase di alimentazione che e` a terra. Se di mezzo c'e` un salvavita che funziona, FORSE non succede niente, altrimenti... BUM!!
Interponete un trasformatore d'isolamento 220-220 fra l'alimentazione dello strumento e la rete ed ASSICURATEVI che la terra dello strumento NON SIA A TERRA.
Per tornare alla T1000, dallo schema si vede che e` stata realizzata con molta cura, usa uno schema di converter forward con il primario del trasformatore di potenza T3 fluttuante e non connesso all'alimentazione dal ponte in assenza di segnale di controllo; per andare in corto si devono bruciare e cortocircuitare entrambi gli IGBT Q5 e Q8 o qualcuno degli annessi diodi volano MRU 860/460. Il fatto che funzioni in forward significa che la corrente passa al secondario di T3 solo nel periodo di conduzione di Q5 e Q8 (che conducono insieme come uno schema mezzo ponte), la corrente al primario dipende dal carico a secondario e viene limitata per ogni singolo impulso valutando il segnale prelevato dal trasformatore amperometrico T2, impedendo in questo modo che, anche in presenza di un corto in uscita, la corrente superi il valore previsto richiamando corrente in eccesso dal secondario. Alla partenza, il condensatore C20 si carica (abbastanza lentamente) attraverso R35, fino a quando il 7812 e` in grado di iniziare a funzionare . Se tutto funziona, l'UC3845AD spara un impulso ai gates dei due IGBT Q5 e Q8, finche` la corrente che attraversa il primario del trasformatore amperometrico T2 non raggiunge il valore previsto. La tensione indotta sul primario ausiliario puo` a quel punto caricare il condensatore C18 attraverso il diodo D11, e con questo far chiudere il rele` RL1, abbassando l'impedenza in serie al ponte, non piu` necessaria a limitare il primo picco di corrente di carica dei condensatori C21 e C22, alimentare in modo stabile il 7812 ed infine far partire la ventola. Se pero` si verifica un corto in uscita (corto alla frequenza di oscillazione del PWM, non dimentichiamo la presenza di L1) allora la limitazione interviene quasi subito, il primario ausiliario non riceve abbastanza energia e il 7812 non puo` continuare a funzionare stabilmente, per cui si ferma tutto. Dopo un po' il C20 si ricarica come in principio, ed il gioco riparte. noi, all'esterno, nel migliore dei casi sentiamo un leggero tick--tick dovuto alla magnetostrizione della ferrite di T3 durante il singolo impulso, vediamo lampeggiare il LED giallo, oscillare appena la ventola e forse un tentativo di chiusura dei contatti di RL1... Dunque, si tratta di un CORTO, allora! Ma che cosa puo` essere andato in corto, se la saldatrice, di per se' FUNZIONA IN CORTO!! Si, la saldatrice funziona in corto, ma in continua. Come abbiamo visto prima, la sezione di uscita L1, C33, C28 si occupa di filtrare l'alta frequenza del PWM e restituirci la continua. Pero`, a monte di L1, che succede se D34 si brucia in cortocircuito? Che, quando D33 prova a condurre, guarda caso, si ritrova davanti un CORTO! E` D34 il problema!
Come controprova basta misurare a saldatrice staccata la resistenza fra le boccole delle pinze OUT+ e OUT-: se risultano in corto anche invertendo i puntali, (D33 e D34 si polarizzano in conduzione se OUT+ e`negativa rispetto ad OUT-), allora D34 e`defunto.
E, grazie al cielo era il mio caso.
Se e` anche il vostro caso, consiglio di dotarsi di un saldatore parecchio grosso per dissaldarlo, specie da un lato, dove le piste molto grosse e larghe dissipano piu` calore. Fate attenzione che i fori sono metallizzati, ed estrarre il diodo richiede di togliere tutto lo stagno presente nel foro, cosa tutt'altro che facile se non si dispone di una stazione dissaldante (il succhiastagno non basta, forse provare con la treccia, mah!), e bella potente pure.
Un'ultima osservazione: in funzionamento impulsivo, e con transitori molto estesi, e`praticamente inutile andare a misurare con un tester, perche`non solo la tensione non e`stabile, ma varia piu` rapidamente del tempo di acquisizione (se e` un tester digitale) o del tempo di smorzamento (se e` un analogico), e comunque con un fattore di forma inadatto alla lettura. Molto meglio, se possibile, utilizzare un oscilloscopio, sempre sotto le limitazioni indicate all'inizio.
Buona giornata