
altri testi (anche autorevoli), invece, riportano

limitando il segno di vettore al termine
. Mi chiedevo quale fosse il formalismo corretto (o "maggiormente" corretto).In (1), risulta chiaro che la quantità rappresentata è un vettore, mentre in (2) viene rappresentata la "funzione" di una grandezza vettoriale. Certo, si può argomentare dicendo che la funzione
, quando opera su una quantità vettoriale, restituisce una quantità vettoriale, ma nel caso (comune) di una superficie rappresentata, ad esempio, da una quadrica, non esiste un vettore
, mentre esiste certamente il vettore
. In questo caso, utilizzare la (2) mi sembrerebbe scorretto in quanto
sarebbe una quantità inesistente.Voi cosa ne pensate?

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deve essere preso come un unico segno grafico in quanto non può essere letto come l'applicazione della funzione
, prima non può esserci. Ma proprio per questo, mi verrebbe ancora più spontaneo scrivere qualcosa del tipo

, la non liceità di trattare l'entità come si trattasse di una frazione algebrica ma, come affermato da "matematici puri" il dovere di considerarlo solo ed esclusivamente un simbolismo. Ora, nel mio uso (spregiudicato) della matematica, io quel
lo muovo di qua e di là del segno di uguaglianza tirandolo sopra e sotto la linea di frazione, proprio come fosse una qualsiasi variabile. Funziona, anche se ogni volta che lo faccio, mi sembra di entrare con gli scarponi in una cristalleria... Dov'è il limite (di liceità, intendo, non matematico)?