Buona sera , che io sappia circa quattro anni fa' l'architetto poteva redigere un progetto per impianti elettrici , ora non' so' ( E' quattro anni che ho chiuso l'attivita di impiantistica) comunque per toglerti il pensiero ti consiglio di sentire la camera di commercio della tua citta' anche se la nuova certificazione (ex 46\90) non va piu' consegnata li ma solo al comune dove potresti informarti ancge li all'ufficio competente .
Un consiglio personale (a meno che non siano cambiate le cose) al momento che esegui un impianto elettrico seguendo le direttive di un ingegnere , ricordati che la certificazione poi la devi firmare te ! e se l'ingegnere nel redigere il progetto SBAGLIA e te esegui il lavoro di quell'errore sei responsabile te .
Ciao
L'architetto può fare un progetto elettrico?
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Mike
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Mike ha scritto:Fin quando si tratta di abitazioni civili residenziali non mi preoccuperei più di tanto
MA STIAMO SCHERZANDO VERO ?
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Porto la mia breve esperienza su campo, in merito alle abilitazioni.
Quanto riporto mi è stato confermato dall'Ordine degli Ingegneri di Roma.
Sono un Ing. Ambiente e Territorio con laurea 3 + 2, progetto normalmente impianti fino ai 100 kW in BT e non trovo molti problemi o differenze tra farne uno da 20 o uno da 99. Non mi spingo oltre perché non mi è capitato e perché nell'ambito delle MT e delle Cabine avrei delle lacune.
Ho sostenuto i seguenti esami ad hoc nel mio corso di studio: elettrotecnica, misure e analisi chimica 1 e 2, impianti tecnici 1 e 2, telerilevamento 1 e 2, macchine 1 e 2. In sostanza non sono uscito dall'università senza sapere cosa fosse una resistenza ed un oscilloscopio, tuttavia tra i miei amici non ne conosco uno che sia architetto e sappia dirmi cosa sia una corrente elettrica.
Buon lavoro a tutti.
Giulio Passarini
Quanto riporto mi è stato confermato dall'Ordine degli Ingegneri di Roma.
Sono un Ing. Ambiente e Territorio con laurea 3 + 2, progetto normalmente impianti fino ai 100 kW in BT e non trovo molti problemi o differenze tra farne uno da 20 o uno da 99. Non mi spingo oltre perché non mi è capitato e perché nell'ambito delle MT e delle Cabine avrei delle lacune.
Ho sostenuto i seguenti esami ad hoc nel mio corso di studio: elettrotecnica, misure e analisi chimica 1 e 2, impianti tecnici 1 e 2, telerilevamento 1 e 2, macchine 1 e 2. In sostanza non sono uscito dall'università senza sapere cosa fosse una resistenza ed un oscilloscopio, tuttavia tra i miei amici non ne conosco uno che sia architetto e sappia dirmi cosa sia una corrente elettrica.
Buon lavoro a tutti.
Giulio Passarini
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giuliomega
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Primo post, un po' polemico (mi scuso ma non potevo stare zitto).
Io sono Architetto e progetto impianti di vario tipo da anni, ovvio che se l'impianto è semplice lo progetto io se è minimamente complesso lo progetto insieme all'ingegnere elettrico (e ribadisco ingegnere) delegando la gran parte della questione tecnica a lui. Sul fatto che gli architetti possano progettare impianti civili non c'è dubbio dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2009, del resto ci si chiede perché avrei dovuto farmi l'esame di fisica tecnica ed impianti per poi poter far meno di un qualunque installatore ( o responsabile tecnico dell'impresa, per meglio dire). Ovvio che ci sono moltissimi architetti (la stragrande maggioranza) che di impianti elettrici non ne sanno nulla, la colpa non è però della formazione teorica (almeno per chi ha fatto l'Università in un posto serio), ma della disabitudine alla progettazione impiantistica; se hai coltivato l'esperienza sul campo e ti sei aggiornato non vedo il problema di suddividere correttamente le linee, calcolare le cadute di tensione o verificare i magnetotermici in una piccola abitazione, in fondo non stiamo mica parlando del calcolo della reattività di una pila atomica.
Mi sembrerebbe più preoccupante che un architetto collocasse prese e punti luce "alla carlona" senza minimamente preoccuparsi dell'impianto nel suo complesso, del resto la norma stessa (vedi il caso dei bagni) prevede un'interazione diretta tra impianto e layout architettonico. Forse sarebbe il caso di fare come con le strutture: al di sopra di una certa complessità (diciamo 10 kW in monofase) è richiesta la firma dello specialista, al di sotto ci si deve fidare del titolo (del resto conosco ingegneri elettrici che insegnano matematica alle medie da quando sono laureati e non hanno mai visto un unifilare in vita loro).
Ovvio che preferei NON DOVERMI occupare di progettare un impianto elettrico residenziale, per quanto piccolo esso sia: è comunque una cosa in più di cui occuparmi, talvolta delicata e che spesso il cliente manco paga, ma ribadisco che preferisco occuparmene io piuttosto che fregarmene e mettermi ciecamente nella mani dell'installatore, magari è preparatissimo ma magari il cliente mi rifila uno di quelli che decidono le sezioni "a occhio" senza uno straccio di calcolo perché è suo parente.
Io sono Architetto e progetto impianti di vario tipo da anni, ovvio che se l'impianto è semplice lo progetto io se è minimamente complesso lo progetto insieme all'ingegnere elettrico (e ribadisco ingegnere) delegando la gran parte della questione tecnica a lui. Sul fatto che gli architetti possano progettare impianti civili non c'è dubbio dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2009, del resto ci si chiede perché avrei dovuto farmi l'esame di fisica tecnica ed impianti per poi poter far meno di un qualunque installatore ( o responsabile tecnico dell'impresa, per meglio dire). Ovvio che ci sono moltissimi architetti (la stragrande maggioranza) che di impianti elettrici non ne sanno nulla, la colpa non è però della formazione teorica (almeno per chi ha fatto l'Università in un posto serio), ma della disabitudine alla progettazione impiantistica; se hai coltivato l'esperienza sul campo e ti sei aggiornato non vedo il problema di suddividere correttamente le linee, calcolare le cadute di tensione o verificare i magnetotermici in una piccola abitazione, in fondo non stiamo mica parlando del calcolo della reattività di una pila atomica.
Mi sembrerebbe più preoccupante che un architetto collocasse prese e punti luce "alla carlona" senza minimamente preoccuparsi dell'impianto nel suo complesso, del resto la norma stessa (vedi il caso dei bagni) prevede un'interazione diretta tra impianto e layout architettonico. Forse sarebbe il caso di fare come con le strutture: al di sopra di una certa complessità (diciamo 10 kW in monofase) è richiesta la firma dello specialista, al di sotto ci si deve fidare del titolo (del resto conosco ingegneri elettrici che insegnano matematica alle medie da quando sono laureati e non hanno mai visto un unifilare in vita loro).
Ovvio che preferei NON DOVERMI occupare di progettare un impianto elettrico residenziale, per quanto piccolo esso sia: è comunque una cosa in più di cui occuparmi, talvolta delicata e che spesso il cliente manco paga, ma ribadisco che preferisco occuparmene io piuttosto che fregarmene e mettermi ciecamente nella mani dell'installatore, magari è preparatissimo ma magari il cliente mi rifila uno di quelli che decidono le sezioni "a occhio" senza uno straccio di calcolo perché è suo parente.
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CI VUOLE L'ESAME DI ELETTROTECNICA CHE MANCO TUTTI GLI ING HANNO SEGUITO.. FIGURIAMOCI GLI ARCH!
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CI VUOLE L'ESAME DI ELETTROTECNICA
Sarebbe auspicabile ma non è sufficiente.
Puoi sapere il teorema di Tellegen o SPICE ma se non sai i principi di sicurezza elettrica non sei messo molto bene.
Al contrario, esistono alcuni architetti (pochi), che hanno frequentato corsi di impianti negli edifici che non sono poi così male.
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Scusa ma forse tu non hai esperienza di 25 anni con centinaia di progettisti . Per la mia esperienza gli ingegneri civili e gli architetti quando si cimentano negli impianti elettrici sono disastrosi (stessa situazione per gli ingegneri meccanici anche se si presenta piu raramente) . Quando dico disastrosi sono ancora ottimista, forse perché si trattava di impianti di produzione o comunque mediamente complessi (non impianti civili)
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Per la mia esperienza gli ingegneri civili e gli architetti quando si cimentano negli impianti elettrici sono disastrosi
Per la mia esperienza questo accade anche con diversi elettricisti "abilitati" (non tutti, per fortuna!).
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Nel mio ambito si tratta quasi sempre di impianti di potenza rilevante (non sono le parti comuni di un condominio o similari) , solitamente il progettista di tali opere è un ingegnere/perito elettrotecnico , ma talvolta capita che per motivi sconosciuti il progettista principale di tali impianti sia un architetto (succede piu raramente) o un ingegnere civile (succede molto piu di frequente). In quel caso l’esperienza è traumatizzante , soprattutto quando il progettista edile tuttologo ha l’ambizione di porre il proprio tocco personale. Difficilmente, per esempio, si ci puo occupare di media tensione non avendo neppure la minima idea a quale ordine di grandezza si riferisca. Adesso, dopo le riforme universitarie, in teoria non è piu possibile ma gli ingegneri vecchio ordinamento si possono occupare di tutto , dal ponte alla cabina elettrica. Gli installatori che conosco , operando in un settore dove non è sufficiente essere dei “tirafili” ,sono spesso molto informati e consapevoli , non sono sprovveduti, tanto che spesso fanno da consulenti a quelli che dovrebbero esserlo istituzionalmente
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Vado a momoria...credo che l'architetto, in realzione alla sua formazione, debba argomentare in forma tecnica le linne guida della struttura del progetto.Sicuramente, con la riforma universitaria, hanno amggiori lumi che della parte impiantistica che ci interessa.La competenza, sicuramente, è utile onde evitare banali errori di valutazione in ordine anche alle disposizioni delle varie parti elettriche.E' chiaro che, se serve una cabina MT/BT vicino ad un area del corpo edilizio per alimentare una sezione di FM di esso, si deve mettere e basta, al limite si integra in qualche modo.Sicuramente, in altri tempi, l'architetto era piu vincolato alle varie professioni specialistiche.
Di solito l'architetto, è colui che non vuole vedere quadri, scatole, e del resto vuole un fare qui, lì e là.
Io non mi addentro nei termini giuridici della questione, perché , mi pare, alla fine è questo il tema...capire se una riforma universitaria ed una sentenza del Consiglio di Stato, che va letta nelle sue motivazioni, puo dare lustro agli architetti anche in tal senso, io credo di no!
Di solito l'architetto, è colui che non vuole vedere quadri, scatole, e del resto vuole un fare qui, lì e là.
Io non mi addentro nei termini giuridici della questione, perché , mi pare, alla fine è questo il tema...capire se una riforma universitaria ed una sentenza del Consiglio di Stato, che va letta nelle sue motivazioni, puo dare lustro agli architetti anche in tal senso, io credo di no!
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