In una nota rivista di elettrotecnica del mese scorso, è comparso il bilancio 2008 dell'energia elettrica in Italia.
Dato che siamo nel 2010, e dato che Terna ha messo on-line i dati completi del 2009, ho ricostruito il grafico più o meno con la stessa veste, ma con i dati piu' aggiornati.
Se puo' essere utile.
Ciao a tutti
Marco
Bilancio Energia Elettrica in ITALIA 2009
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[2] Re: Bilancio Energia Elettrica in ITALIA 2009
Grazie, interessante.
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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[3] Re: Bilancio Energia Elettrica in ITALIA 2009
m_dalpra ha scritto:[..]
Se puo' essere utile.
Certo che è utile!
Anche per abituarsi a ragionare sui dati
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m_dalpra
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[5] Re: Bilancio Energia Elettrica in ITALIA 2009
Dunque, i dati statistici di Terna sono appunto nella pagina dedicata a questo tema :
http://www.terna.it/default/Home/SISTEM ... stici.aspx
Si puo' trovare la Nota di Sintesi del 2009, oppure i dati specifici, ma effettivamente sono tantissimi, una mole enorme.
C'era anche il pre consuntivo di Marzo 2010, ma con l'uscita dei dati definitivi e' sparito, in quanto conteneva alcune approssimazioni.
Lo allego comunque, perche' in poche pagine chiarisce tutta la situazione "italica".
http://www.terna.it/default/Home/SISTEM ... stici.aspx
Si puo' trovare la Nota di Sintesi del 2009, oppure i dati specifici, ma effettivamente sono tantissimi, una mole enorme.
C'era anche il pre consuntivo di Marzo 2010, ma con l'uscita dei dati definitivi e' sparito, in quanto conteneva alcune approssimazioni.
Lo allego comunque, perche' in poche pagine chiarisce tutta la situazione "italica".
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Terna_DatiProvvisori2009.pdf- Terna - Pre consuntivo Energia Italia 2009
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Marco
Quel che ci dà la vera forza per affrontare con piacere la vita è il sentirsi utile agli altri. z.m.
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[6] Re: Bilancio Energia Elettrica in ITALIA 2009
Sul Corriere della Sera è stato pubblicato un articolo che mette a confronto il costo dell'energia elettrica in Italia e all'estero.
MILANO - Una gara con l' handicap. Nell' ipotetica sfida tra un artigiano italiano e un suo omologo tedesco, il nostro parte già svantaggiato, a cominciare dalla bolletta elettrica (più pesante) che è costretto a pagare. Al netto delle imposte, il differenziale dei nostri prezzi con quelli europei è del 25%, secondo la media calcolata dall' Autorità per l' energia. Considerando in particolare quanto pagano in più per l' elettricità gli artigiani e le piccole imprese italiane (quelli con un consumo annuo fino a 20 megawattora) rispetto alle Pmi tedesche, la percentuale è superiore al 16%. In soldoni, il costo in Italia di ogni singolo chilowattora (per questa classe di consumatori industriali) è di 28,16 centesimi di euro, contro i 23,47 della Germania (e una media europea ancora più bassa, di 19,40 centesimi di euro). Certo non sarà solo il costo dell' energia a incidere sul vantaggio competitivo dell' industria tedesca, e di quel +2,2% di crescita del Pil che ha messo a segno il sistema-Germania nel secondo trimestre. Però anche questo conta. E soprattutto per le imprese di dimensioni minori. Dal momento che, a voler essere precisi, va anche riconosciuto che i grandi consumatori, i cosiddetti energivori (come i produttori di acciaio e l' industria siderurgica in generale) in Italia sono invece premiati, con un costo inferiore dell' energia elettrica rispetto alla Germania: 10 centesimi di euro per chilowattora, contro gli 11,94 che paga l' industria pesante tedesca che consuma più di 70mila megawattora all' anno. Questo perché dal 2002 è scattata la normativa sull' interrompibilità (la possibilità di staccare temporaneamente le forniture elettriche all' industria in caso di picchi della domanda) che concede sconti fino al 30% sulle normali tariffe. Inefficienze di sistema, tipologia delle fonti primarie, dipendenza dall' estero, carico fiscale e oneri vari, sono gli elementi che contribuiscono a fare la differenza sui costi in bolletta. Come ha sottolineato il presidente dell' Authority italiana, Alessandro Ortis, nella sua Relazione annuale, «oltre agli oneri generali, tra cui il costo delle incentivazioni alle fonti rinnovabili che quest' anno supererà i 3 miliardi di euro, ci sono anche prelievi fiscali che non appaiono nemmeno in bolletta, come il prelievo annuo di 100 milioni riservato al decomissioning degli impianti nucleari e che finisce nel bilancio dello Stato. E poi ci sono le varie Ici e tasse per concessioni idroelettriche o distribuzione gas, che finiscono per scaricarsi comunque sul costo finale dell' energia». Va comunque considerato che l' incidenza fiscale diretta pesa sull' elettricità per il 14,4% e sul gas addirittura per il 37,6%. Quest' ultimo dato, sul gas, è tutt' altro che irrilevante, perché in Italia i costi dell' energia elettrica sono legati a doppio filo proprio al prezzo del gas, dal momento che più della metà (il 55%) dell' energia elettrica italiana oggi viene prodotta utilizzando il gas come fonte primaria. E qui si apre il capitolo della forte dipendenza dall' estero delle fonti energetiche, rispetto ai consumi interni. Con il nostro Paese che, con una quota dell' 88,4%, vanta il poco onorevole primato nel raffronto europeo: si va dal 61,8% della dipendenza della Germania, al 21,5% del Regno Unito, a fronte di una media europea del 55,3%. Adesso è comunque partita la corsa verso le fonti rinnovabili, accompagnata e sostenuta da una massa di incentivi decisi dal governo, in nome degli obiettivi imposti da Bruxelles per il 2020 in tema di energia e ambiente. Ma su questo punto Ortis fa una considerazione: «L' energia incentivata è dell' ordine dei 20 miliardi di chilowattora e l' incentivo medio risulta pari a circa il doppio del valore dell' energia prodotta; così paghiamo l' energia incentivata 3 volte quella convenzionale». E lancia un allarme: «Senza interventi, c' è il forte rischio di un aumento delle bollette fino a oltre il 20%, da qui al 2020». Gabriele Dossena RIPRODUZIONE RISERVATA
http://archiviostorico.corriere.it/2010/agosto/15/Bollette_Italia_batte_Germania_Per_co_9_100815078.shtml
MILANO - Una gara con l' handicap. Nell' ipotetica sfida tra un artigiano italiano e un suo omologo tedesco, il nostro parte già svantaggiato, a cominciare dalla bolletta elettrica (più pesante) che è costretto a pagare. Al netto delle imposte, il differenziale dei nostri prezzi con quelli europei è del 25%, secondo la media calcolata dall' Autorità per l' energia. Considerando in particolare quanto pagano in più per l' elettricità gli artigiani e le piccole imprese italiane (quelli con un consumo annuo fino a 20 megawattora) rispetto alle Pmi tedesche, la percentuale è superiore al 16%. In soldoni, il costo in Italia di ogni singolo chilowattora (per questa classe di consumatori industriali) è di 28,16 centesimi di euro, contro i 23,47 della Germania (e una media europea ancora più bassa, di 19,40 centesimi di euro). Certo non sarà solo il costo dell' energia a incidere sul vantaggio competitivo dell' industria tedesca, e di quel +2,2% di crescita del Pil che ha messo a segno il sistema-Germania nel secondo trimestre. Però anche questo conta. E soprattutto per le imprese di dimensioni minori. Dal momento che, a voler essere precisi, va anche riconosciuto che i grandi consumatori, i cosiddetti energivori (come i produttori di acciaio e l' industria siderurgica in generale) in Italia sono invece premiati, con un costo inferiore dell' energia elettrica rispetto alla Germania: 10 centesimi di euro per chilowattora, contro gli 11,94 che paga l' industria pesante tedesca che consuma più di 70mila megawattora all' anno. Questo perché dal 2002 è scattata la normativa sull' interrompibilità (la possibilità di staccare temporaneamente le forniture elettriche all' industria in caso di picchi della domanda) che concede sconti fino al 30% sulle normali tariffe. Inefficienze di sistema, tipologia delle fonti primarie, dipendenza dall' estero, carico fiscale e oneri vari, sono gli elementi che contribuiscono a fare la differenza sui costi in bolletta. Come ha sottolineato il presidente dell' Authority italiana, Alessandro Ortis, nella sua Relazione annuale, «oltre agli oneri generali, tra cui il costo delle incentivazioni alle fonti rinnovabili che quest' anno supererà i 3 miliardi di euro, ci sono anche prelievi fiscali che non appaiono nemmeno in bolletta, come il prelievo annuo di 100 milioni riservato al decomissioning degli impianti nucleari e che finisce nel bilancio dello Stato. E poi ci sono le varie Ici e tasse per concessioni idroelettriche o distribuzione gas, che finiscono per scaricarsi comunque sul costo finale dell' energia». Va comunque considerato che l' incidenza fiscale diretta pesa sull' elettricità per il 14,4% e sul gas addirittura per il 37,6%. Quest' ultimo dato, sul gas, è tutt' altro che irrilevante, perché in Italia i costi dell' energia elettrica sono legati a doppio filo proprio al prezzo del gas, dal momento che più della metà (il 55%) dell' energia elettrica italiana oggi viene prodotta utilizzando il gas come fonte primaria. E qui si apre il capitolo della forte dipendenza dall' estero delle fonti energetiche, rispetto ai consumi interni. Con il nostro Paese che, con una quota dell' 88,4%, vanta il poco onorevole primato nel raffronto europeo: si va dal 61,8% della dipendenza della Germania, al 21,5% del Regno Unito, a fronte di una media europea del 55,3%. Adesso è comunque partita la corsa verso le fonti rinnovabili, accompagnata e sostenuta da una massa di incentivi decisi dal governo, in nome degli obiettivi imposti da Bruxelles per il 2020 in tema di energia e ambiente. Ma su questo punto Ortis fa una considerazione: «L' energia incentivata è dell' ordine dei 20 miliardi di chilowattora e l' incentivo medio risulta pari a circa il doppio del valore dell' energia prodotta; così paghiamo l' energia incentivata 3 volte quella convenzionale». E lancia un allarme: «Senza interventi, c' è il forte rischio di un aumento delle bollette fino a oltre il 20%, da qui al 2020». Gabriele Dossena RIPRODUZIONE RISERVATA
http://archiviostorico.corriere.it/2010/agosto/15/Bollette_Italia_batte_Germania_Per_co_9_100815078.shtml
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m_dalpra
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[7] Re: Bilancio Energia Elettrica in ITALIA 2009
La gestione dell'energia elettrica in Italia, a livello politico, e' al limite del vergognoso.
Non esiste pianificazione, non esiste una persona competente di riferimento, l'Autority e' talvolta in balia del parlamento e talvolta in balia di altri interessi, cosi' abbiamo Ortis che in buona parte si trova con le mani legate.
Caos totale.
Ma come è possibile involgiare i nostri industriali a fare investimenti con questo stato di incertezza ?
Non trovo corretto, per certi versi, usare Electroportal per discutere di questioni di "politica" sebbene si tratti di "politica energetica".
Questo e' un sito di tecnici dove disquisire su questioni tecniche, quindi mi autocensuro.
Comunque lo stato di tristezza rimane.
Ci sono un mucchio di buone idee e iniziative per l'energia, e lo stato Italiano, che di energia ne ha poca, che fa ?
Non pianifica nulla.
Non esiste pianificazione, non esiste una persona competente di riferimento, l'Autority e' talvolta in balia del parlamento e talvolta in balia di altri interessi, cosi' abbiamo Ortis che in buona parte si trova con le mani legate.
Caos totale.
Ma come è possibile involgiare i nostri industriali a fare investimenti con questo stato di incertezza ?
Non trovo corretto, per certi versi, usare Electroportal per discutere di questioni di "politica" sebbene si tratti di "politica energetica".
Questo e' un sito di tecnici dove disquisire su questioni tecniche, quindi mi autocensuro.
Comunque lo stato di tristezza rimane.
Ci sono un mucchio di buone idee e iniziative per l'energia, e lo stato Italiano, che di energia ne ha poca, che fa ?
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Marco
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