CIRCUITI ELETTRICI FONDAMENTALI E APPLICAZIONI

Elettronica lineare e digitale: didattica ed applicazioni

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[1] CIRCUITI ELETTRICI FONDAMENTALI E APPLICAZIONI

Messaggioda Foto Utenteemmeffe » 6 dic 2006, 23:16

Buon giorno! Mi sono iscritto da ieri, e vorrei esporre una curiosità che ho da molto tempo (io sono un perito elettrotecnico, che a volte ha avuto a che fare anche con circuiti elettronici. La mia domanda è di elettronica ma anche di elettrotecnica (teoria dei circuiti). In parecchi circuiti elettronici, per ridurre gli effetti dei disturbi transitori, si mettono piccoli condensatori in parallelo a tali circuiti, con lo scopo di "fugare" a massa le correnti generate da tali tensioni impulsive, senza interessare il circuito a valle, quindi in pratica, il ramo di impedenza equivalente, in parallelo. Il ragionamento fila, poiché la reattanza del condensatore è 1/2*pigrecco*f*C, quindi, considerando per un transitorio un periodo bassissimo, ne deriva una frequenza molto alta, e quindi reattanza bassa per quella frequenza, mentre praticamente infinita per le correnti continue nel funzionamento normale; il ramo forma quindi, per il circuito a valle, se non sbaglio (ripeto, sono solo un elettotecnico) un filtro passa basso. Ma io mi chiedo questo: è vero che ho aggiunto al circuito un ramo preferenziale per le alte frequenze, ma il ramo principale (circuito utilizzatore) è rimasto, perché non viene attraversato anche lui dalla corrente impulsiva che lo avrebbe attraversato senza il condensatore? Mi spiego meglio con un esempio terra-terra: ho una alimentazione continua V=100V e un carico R' =1000 Ohm, quindi scorre in R' una I ' =100mA: se ora pongo in parallelo una R"= 10 Ohm, in questo ramo avro' I" = 10A, ben maggiore di I', ma non per questo I' è scomparsa. In totale, nel nodo avrò 10,1A che è poi risultato di V*(R'+R") /(R'*R")/= 100*1010/10000 = 10,1. perché questa semplice teoria non si applica alla corrente impulsiva nel filtro? Forse perché il disturbo non è riconducibile ad un segnale a V costante, ma bensì a I costante? Grazie per la risposta, e scusate la lunghezza dello scritto.

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Messaggioda Foto Utentedona79 » 7 dic 2006, 14:41

ti sei risposto da solo nell'ultima riga
devi considerare quello che tu hai definito disturbo come una corrente costante...terra terra s'intende...

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[3] Va bene, ma perché è così?

Messaggioda Foto Utenteemmeffe » 9 dic 2006, 21:11

OK, grazie per la sollecita risposta, che conferma una mia ipotesi; è chiaro, che se ad essere costante è la corrente, cambiando la connessione a valle, cambierà la ripartizione, perciò, predisponendo un ramo preferenziale con impedenza poniamo 1/100 dell' altra, le correnti si distribuiranno inversamente a tali valori. Però, io (che sono testone e pure un po' rompiscatole), chiedo: ma perché il disturbo transitorio deve essere trattato come a corrente costante? Chi mi dà una risposta? Grazie!

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Messaggioda Foto Utentedona79 » 10 dic 2006, 12:10

perché un "disturbo" così come un segnale è generalment a potenza finita ed è caratterizzato da un suo spettro tutto qua...non è un generatore (quindi potenza infinita) ma è un segnale caratterizzato da uno spetto di potenza FINITO.
(e quindi non è formalmente corretta la mia precedente risposta)

ora vorrei farti capire questo concetto con un esempio pratico
immagina di avere un alimentatore da laboratorio e di farlo lavorare sempre in limitazioni....mi spiego
setti la tensione a 5V e la corrente max a 100mA
quindi, per assorbimenti minori di 100mA il fregno si comporta come un generatore ideale, oltre lo puoi vedere come una sorgente a POTENZA FINITA in quanto lui fornirà sì + di 100mA ma ridurrà la tensione


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