Superato lo sconcerto iniziale, voglio provare a spiegare perché, tutto sommato, secondo me, non è un male che

e

si chiamino in modo diverso da

e

. Tale interpretazione potrebbe essere anche piuttosto attinente con la (bella) domanda di
Piercarlo (e spero soddisfi anche
RenzoDF 
):
Piercarlo ha scritto: le costanti elettriche e magnetiche del vuoto sono proprietà intrinseche del vuoto o sono semplicemente la "valuta" con cui appare ai fenomeni elettromagnetici?
Per
qualunque sistema fisico, l'evoluzione del campo elettromagnetico è governata dalle equazioni di Maxwell (sono belle, e vale la pena riscriverle)

che dipendono dalle costanti

,

e

(perché abbia denotato i campi con lettere minuscole e la densità di carica con

emergerà tra poco).
E' importante osservare che le equazioni sopra valgono
sia nel vuoto che in presenza di materia, e le costanti

e

caratterizzano allora la propagazione del campo elettromagnetico
sempre.
Cosa cambia tra vuoto e non vuoto? Il vuoto è l'assenza di materia: in tale condizione, quindi,

-la densità di carica- e

-la densità di corrente- sono nulle ovunque. In presenza di materia, invece,

e

non sono ovunque nulle perché ci sono cariche in movimento: per determinare l'evoluzione del campo elettromagnetico, le equazioni di Maxwell, da sole, non sono più sufficienti e devono essere complementate da altri due gruppi di equazioni:
1) le equazioni di Newton-Lorentz che determinano il moto delle cariche in funzione del campo;
2) le equazioni che descrivono

e

a partire da posizioni e velocità di tutte le particelle cariche.
Altre osservazione: nelle equazioni sopra non compaiono né l'induzione elettrica

né il campo magnetico

: a livello fondamentale, interessano solo il campo elettrico

e l'induzione magnetica

.
Ora, quando di materia ce n'è una quantità macroscopica, nelle normali condizioni di densità, ciò che capita è che i campi

e

varino da punto a punto e da istante a istante in modo estremamente rapido. Gli strumenti di misura, però, non sono sensibili a queste variazioni su scale rapide e microscopiche, ma sono sensibili solo ai valori medi presi su ragioni di spazio contenenti un gran numero di particelle e fatti su tempi relativamente lunghi.
in queste condizioni, si possono allora definire dei campi
macroscopici 
e

, dove le parentesi angolate indicano un'operazione di media spaziale e temporale. La cosa interessante è che, a partire da questa idea, si può dimostrare che questi campi macroscopici obbediscono a delle equazioni molto simili, ma non uguali, alle equazioni di Maxwell microscopiche viste sopra. La dimostrazione, piuttosto involuta e anche un po' controversa (ne sono state fatte diverse critiche), si trova sul Jackson,
Classical Electrodynamics (per le equazioni dell'elettrostatica, una dimostrazione semplificata si può anche trovare nell'Ashcroft-Mermin,
Solid State Physics). Il risultato, che è quello che viene insegnato a scuola, è comunque questo:

dove tutte le quantità sono quantità macroscopiche, cioè medie nello spazio e nel tempo (in particolare,

è una quantità di carica macroscopica). I campi

e

possono essere definiti a partire dalle grandezze microscopiche come

e

dove, come già detto,

e

sono i valori mediati dei corrispondenti campi microscopici e

ed

sono medie di funzioni piuttosto complicate delle densità di carica e di corrente microscopiche.
Anche, qui, i parametri caratterizzanti l'evoluzione del campo sono sempre e solo

e

.
Per contrasto, vediamo da dove saltano fuori

,

,

e

.
In certe condizioni, queste complicate funzioni delle densità di carica e di corrente microscopiche che sono la polarizzazione

e la magnetizzazione

possono essere
approssimate come
e

che sostituite nelle definizioni di

e

danno

con

e

con
Conclusione: alla fine di tutta questa pappardella, la cosa importante da evidenziare è secondo me il carattere profondamente differente di

e

da una parte e di

e

(o

e

) dall'altra:

e

caratterizzano i fenomeni elettromagnetici a livello fondamentale e sono quindi costanti proprie della natura;

e

, viceversa, sono il risultato di medie spaziali di grandezze microscopiche e la loro introduzione è un artificio di calcolo.
Forse, quindi, l'idea di rinominare

e

non è poi così male
