Sono un studente di ingegneria elettrica ed entro pasqua 2013 al 99% mi laureo. Purtroppo ho fatto l'errore di seguire un corso professionalizzante che avrebbe dovuto fornire una formazione maggiormente applicativa per essere competenti già dopo 3 anni nel mondo del lavoro...
Tuttavia oggi alla fine del terzo anno mi rendo conto che non c'è nessun vantaggio e inoltre se volessi fare la magistrale dovrei recuperare più o meno 4 esami belli tosti...
Quindi facendo i conti: 3 anni e mezzo per la triennale, un semestre per le integrazioni e 2-3 anni per la magistrale. Arriverei a 26 passati senza un minima esperienza lavorativa.
Sarei ancora interessante per le aziende? Qaunto vale la pena continuare?
Laurearsi a 26 anni è troppo tardi?
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admin
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3 anni e mezzo per la triennale, un semestre per le integrazioni e 2-3 anni per la magistrale [..] Sarei ancora interessante per le aziende?
L' ottimismo è il sale della vita, io che ho qualche anno in più di te, ora come ora, mi chiedo quale sarà lo stato di salute delle "nostre" aziende tra ben tre anni e mezzo! (lo dico a bassa voce... anzi, preferisco non dirlo per scaramanzia!)
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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GuitarManu ha scritto:Sarei ancora interessante per le aziende? Qaunto vale la pena continuare?
Quello che interessa alle aziende "sotto sotto" non è tanto il titolo di studio.
Sono le conoscenze e l'esperienza che marcano un dipendente. Conosco chi ha solo il diploma ed è diventato direttore essendo cresciuto in una azienda di elettronica.
È ovvio che con un titolo di studio "carta parla" e le conoscenze dovresti averle (anche se in alcuni casi si dimenticano etc.), ma se dimostri di saper fare, e se a questo aggiungiamo l'esperienza pratica, gli sbocchi ci sono. Volere è potere, comunque gli studi non fanno mai male e non sono mai inutili, anzi..
Infine, non tutti hanno una laurea, se poi l'azienda cerca espressamente un
PS: non è mai tardi per imparare, anzi, non si smette mai di farlo. :P
Se puoi studia.
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Vedo che mi hanno preceduto, ti dico anche la mia.
Io non mi preoccuperei più di tanto per l'età (io avevo compiuto 28 anni poco prima di laurearmi, e ho trovato lavoro in un mese e mezzo... nel '93. C'era crisi anche allora, anche se ogni crisi è diversa dall'altra).
C'era gente che aveva tardato 12 anni per finire ingegneria, gente meritevole perché studiava e lavorava nel contempo. Loro non si preoccupavano dell'età, volevano imparare.
Insomma, se ti senti e ti interessa e puoi, studia. Studia quello che più ti piace, dove riesci meglio, senza preoccuparti troppo del futuro mondo del lavoro, tanto è ben difficile che trovi un lavoro esattamente su misura per quello che hai studiato (e poi probabilmente cambierai lavoro più volte). E' più importante la formazione ingegneristica, il sapere come muoversi per trovare soluzioni (per questo le conoscenze di base sono importanti), il saper continuare a imparare.
Di solito l'avere studiato di più (incluso l'inglese, e possibilmente altre lingue) apre più porte.
Se invece hai voglia di iniziare a lavorare, cerca lavoro. Conosco gente brillante che pur senza essere laureata ha fatto più carriera di altri che hanno studiato. Si sono fatti l'esperienza sul campo, sfruttando anche capacità innate, anche se talvolta hanno delle lacune per non aver compiuto uno studio sistematico (poi sopperiscono facendosi aiutare e studiando in corsi o da autodidatti, cosa che comunque dobbiamo fare tutti per non restare obsoleti).
Insomma, dipende davvero da te decidere a cosa ti senti più portato.
In bocca al lupo!

Io non mi preoccuperei più di tanto per l'età (io avevo compiuto 28 anni poco prima di laurearmi, e ho trovato lavoro in un mese e mezzo... nel '93. C'era crisi anche allora, anche se ogni crisi è diversa dall'altra).
C'era gente che aveva tardato 12 anni per finire ingegneria, gente meritevole perché studiava e lavorava nel contempo. Loro non si preoccupavano dell'età, volevano imparare.
Insomma, se ti senti e ti interessa e puoi, studia. Studia quello che più ti piace, dove riesci meglio, senza preoccuparti troppo del futuro mondo del lavoro, tanto è ben difficile che trovi un lavoro esattamente su misura per quello che hai studiato (e poi probabilmente cambierai lavoro più volte). E' più importante la formazione ingegneristica, il sapere come muoversi per trovare soluzioni (per questo le conoscenze di base sono importanti), il saper continuare a imparare.
Di solito l'avere studiato di più (incluso l'inglese, e possibilmente altre lingue) apre più porte.
Se invece hai voglia di iniziare a lavorare, cerca lavoro. Conosco gente brillante che pur senza essere laureata ha fatto più carriera di altri che hanno studiato. Si sono fatti l'esperienza sul campo, sfruttando anche capacità innate, anche se talvolta hanno delle lacune per non aver compiuto uno studio sistematico (poi sopperiscono facendosi aiutare e studiando in corsi o da autodidatti, cosa che comunque dobbiamo fare tutti per non restare obsoleti).
Insomma, dipende davvero da te decidere a cosa ti senti più portato.
In bocca al lupo!

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Caratteri utili: À È É Ì Ò Ó Ù α β γ δ ε η θ λ μ π ρ σ τ φ ω Ω º ª ² ³ √ ∛ ∜ ₀ ₁ ₂ ₃ ₄ ₅ ₆ ∃ ∄ ∆ ∈ ∉ ± ∓ ∾ ≃ ≈ ≠ ≤ ≥
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GuitarManu ha scritto:[..]. Arriverei a 26 passati senza un minima esperienza lavorativa.
Sarei ancora interessante per le aziende?[..]
Io trovo veramente incredibile pensare che un laureato magistrale di 26 (ventisei) anni possa non essere interessante per le aziende!
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Buon giorno.
La seguente immagine rispecchia molto bene, a mio avviso, la situazione attuale per chi è alla ricerca di un lavoro.
Questa immagine l' ho ricavata dal seguente sito:
http://ilregnodikenny.altervista.org/jo ... e-lavorare
Purtroppo, con la crisi in atto, le maglie del filtro usato dalle aziende per cercare personale si sono di molto ristrette.
Visto che la domande di lavoro sono molto aumentate, che tradotto significa che ci sono moltissimi disoccupati, la aziende hanno a disposizione una gamma vastissima di persone in cui scegliere quelle che più si avvicinano alle proprie esigenze.
admin, i veri clienti delle agenzie non sono le persone che cercano lavoro ma le aziende.
Quindi sono le aziende che dettano le caratteristiche ( tra cui l' età ), di un possibile futuro dipendente, alle agenzie.
A mio avviso avete ragione entrambi [user]gohan[/user],
GuidoB.
Da quello che ho potuto constatare di persona, anche se non sono laureato, è che viene data moltissima importanza, da parte delle aziende, all' esperienza che una persona può mettere a disposizione.
perché le aziende non hanno né tempo né soldi per insegnare a lavorare, quindi puntano a gente che abbia già esperienza.
Questa frase mi è stata detta ad un colloquio di lavoro che ho avuto.
Mi sento di consigliarti
GuitarManu, come ti è già stato detto, di studiare il più possibile ma anche di cercare di farti delle esperienze lavorative magari durante il periodo estivo.
La seguente immagine rispecchia molto bene, a mio avviso, la situazione attuale per chi è alla ricerca di un lavoro.
Questa immagine l' ho ricavata dal seguente sito:
http://ilregnodikenny.altervista.org/jo ... e-lavorare
Purtroppo, con la crisi in atto, le maglie del filtro usato dalle aziende per cercare personale si sono di molto ristrette.
Visto che la domande di lavoro sono molto aumentate, che tradotto significa che ci sono moltissimi disoccupati, la aziende hanno a disposizione una gamma vastissima di persone in cui scegliere quelle che più si avvicinano alle proprie esigenze.
Quindi sono le aziende che dettano le caratteristiche ( tra cui l' età ), di un possibile futuro dipendente, alle agenzie.
gohan ha scritto:Sono le conoscenze e l'esperienza che marcano un dipendente.
GuidoB ha scritto:Di solito l'avere studiato di più...apre più porte.
A mio avviso avete ragione entrambi [user]gohan[/user],
Da quello che ho potuto constatare di persona, anche se non sono laureato, è che viene data moltissima importanza, da parte delle aziende, all' esperienza che una persona può mettere a disposizione.
perché le aziende non hanno né tempo né soldi per insegnare a lavorare, quindi puntano a gente che abbia già esperienza.
Questa frase mi è stata detta ad un colloquio di lavoro che ho avuto.
Mi sento di consigliarti
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Nella mia lunga esperienza lavorativa in aziende, sia come interno che come esterno, mi sono fatto l'idea che la cosa che più di ogni altra conta per un'azienda è l'affidabilità. L'azienda ha necessità assoluta di essere certa che può contare sulla persona che ingaggia. Certo, contano la capacità (di affrontare e risolvere rpblemi) l'esperienza, le conoscenze, le professionalità. Ma soprattutto si vuole la sicurezza che quella persona si impegni a fondo nel gioco lavorativo, dando il massimo. Come in una squadra di calcio. L'imprevedibilità, l'instabilità sono viste come caratteristiche molto negative.
Servono a poco esperienza e professionalità se poi non si può contare su quella persona, sia in tempi normali, sia in periodi critici. Sia nell'orario di lavoro sia, a volte, fuori da esso.
Purtroppo, in larga misura, l'affidabilità lavorativa è un dato caratteriale, quasi connaturato. Però la persona può fare molto per migliorarsi in questo senso. Ci sono anche dei corsi in cui si insegnano queste cose ma non so dire nulla sulla loro efficacia. Magari in qualche caso funzionano.
L'affidabilità ha tanto più valore quanto più la situazione economica è difficile; questo per ovvi motivi. Anche un ragazzo al primo lavoro ha molte, molte più chance se è un tipo affidabile e se sa comunicarlo.
Servono a poco esperienza e professionalità se poi non si può contare su quella persona, sia in tempi normali, sia in periodi critici. Sia nell'orario di lavoro sia, a volte, fuori da esso.
Purtroppo, in larga misura, l'affidabilità lavorativa è un dato caratteriale, quasi connaturato. Però la persona può fare molto per migliorarsi in questo senso. Ci sono anche dei corsi in cui si insegnano queste cose ma non so dire nulla sulla loro efficacia. Magari in qualche caso funzionano.
L'affidabilità ha tanto più valore quanto più la situazione economica è difficile; questo per ovvi motivi. Anche un ragazzo al primo lavoro ha molte, molte più chance se è un tipo affidabile e se sa comunicarlo.
"Ogni cosa va resa il più possibile semplice, ma non ANCORA più semplice" (A. Einstein)
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Condivido molto di quanto scritto.
Dipende sempre da uno personalmente cosa vuole fare; è importante però che valuti bene le scelte, perché in un certo qual modo una esclude parzialmente l'altra. Fare entrambe le cose: Lavorare, vuol dire studiare meno; studiare, vuol dire lavorare meno. Ovvio.
26 anni: la pensione ora è alla soglia dei 65 anni, possiamo dire che 26 anni si è ancora giovani, in tutti i sensi?
Io ho continuato a studiare. Fino alla laurea. Dopo la laurea. Ho continuato a studiare. Formazione, informazione, addestramento; lo dicono tante norme
Si deve essere consci del fatto che riprendere a studiare poi è faticoso e molto difficile (non impossibile).
Altro punto sono le aziende. Dipende dalle aziende.
Ci sono quelle che strutturate meglio cercano persone affidabili da formare, con caratteristiche personali e caratteriali, con una buona base e una buona prima impressione; sapendo che queste impareranno. perché ci sono cose come il senso della professionalità e del far gruppo, che difficilmente si possono "imparare".
Ci sono aziende (che volgarmente chiamo "botteghe") che pensano al loro tornaconto, non investono in formazione perché è "solo" un costo (e perché temono che uno quando sa qualcosa, possa andare altrove). Il dipendente è un costo (ahimè, non una ricchezza). Sono le aziende artigiane, il titolare è un artigiano (sino nel midollo).
Io credo ancora nella persona, in quello che rappresenta, la vedo come una ricchezza. Poi c'è la sua esperienza lavorative, che può mettere a disposizione dell'azienda che l'assume. Ma un grande esperto se non è una "grande" persona, è uno destinato ad essere un "fastidio" più che una ricchezza.
Studiare e lavorare è un binomio indissolubile. C'è un tempo nel quale prevale un aspetto ed un tempo nel quale prevale l'altro. L'errore è pensare di scindere questo binomio.
Dopo questa lunga serie di parole il mio consiglio
GuitarManu: prenditi del tempo per pensare e valutare cosa vuoi fare nei prossimi anni. L'errore potrebbe essere poi avere dei rimpianti. Studiare è investire, mai perdere tempo. Se il tuo "ostacolo" è solo l'età, non pensarci tanto e studia.

Dipende sempre da uno personalmente cosa vuole fare; è importante però che valuti bene le scelte, perché in un certo qual modo una esclude parzialmente l'altra. Fare entrambe le cose: Lavorare, vuol dire studiare meno; studiare, vuol dire lavorare meno. Ovvio.
26 anni: la pensione ora è alla soglia dei 65 anni, possiamo dire che 26 anni si è ancora giovani, in tutti i sensi?
Io ho continuato a studiare. Fino alla laurea. Dopo la laurea. Ho continuato a studiare. Formazione, informazione, addestramento; lo dicono tante norme
Si deve essere consci del fatto che riprendere a studiare poi è faticoso e molto difficile (non impossibile).
Altro punto sono le aziende. Dipende dalle aziende.
Ci sono quelle che strutturate meglio cercano persone affidabili da formare, con caratteristiche personali e caratteriali, con una buona base e una buona prima impressione; sapendo che queste impareranno. perché ci sono cose come il senso della professionalità e del far gruppo, che difficilmente si possono "imparare".
Ci sono aziende (che volgarmente chiamo "botteghe") che pensano al loro tornaconto, non investono in formazione perché è "solo" un costo (e perché temono che uno quando sa qualcosa, possa andare altrove). Il dipendente è un costo (ahimè, non una ricchezza). Sono le aziende artigiane, il titolare è un artigiano (sino nel midollo).
Io credo ancora nella persona, in quello che rappresenta, la vedo come una ricchezza. Poi c'è la sua esperienza lavorative, che può mettere a disposizione dell'azienda che l'assume. Ma un grande esperto se non è una "grande" persona, è uno destinato ad essere un "fastidio" più che una ricchezza.
Studiare e lavorare è un binomio indissolubile. C'è un tempo nel quale prevale un aspetto ed un tempo nel quale prevale l'altro. L'errore è pensare di scindere questo binomio.
Dopo questa lunga serie di parole il mio consiglio

"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
Per qualche dollaro in più
Per qualche dollaro in più
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Aggiungo una sola cosa estremamente importante: non guardare solo all'essere interessante per le aziende, guarda anche a quanto un'azienda è interesante per te. Il rapporto di lavoro è, a suo modo, un "rapporto di coppia" in cui l'affiatamento deve essere reciproco, altrimenti si lavora male o peggio. E' un rapporto di scambio che, per funzionare deve basarsi su molti ingredienti che partono sì dal fatto "io ti do i soldi e tu mi dai una parte del tuo tempo per farmi i lavori in un certo modo" ma non si esauriscono certo solo a questi livelli. Anzi: la base del lavorare bene è soprattutto lavorare con persone di cui ci si fida e che si fidano di te. E che sappiano il più possibile camminare con le proprie gambe. Il tutto SEMPRE rispettandosi a vicenda, quale che sia la differenza di livello tra i singoli.
Inoltre, finché puoi, tienti sempre pronto, crisi o non crisi. a cambiare aria ogni volta che non la trovi di tuo gradimento non solo dal punto di vista professionale ma anche dal punto di vista umano. Non c'è nulla di peggio sul lavoro che lavorare con gente con cui non si riesce a capirsi o che, peggio, ti vede (e ti teme) come uno "sfidante" perché hai studiato di più e meglio (e di questi tipi ce ne sono a valanghe purtroppo).
Oltre a stare attento anche ai dettagli "venali": di "inaffidabili" non ne esistono solo dalla parte di chi viene assunto ma anche di chi assume.... purtroppo sono molti gli imprenditori (e in Italia ancora di più!) che dalla alla correttezza più o meno la stessa importanza che una mignotta dà alla sua verginità.
Ciao
Piercarlo
Inoltre, finché puoi, tienti sempre pronto, crisi o non crisi. a cambiare aria ogni volta che non la trovi di tuo gradimento non solo dal punto di vista professionale ma anche dal punto di vista umano. Non c'è nulla di peggio sul lavoro che lavorare con gente con cui non si riesce a capirsi o che, peggio, ti vede (e ti teme) come uno "sfidante" perché hai studiato di più e meglio (e di questi tipi ce ne sono a valanghe purtroppo).
Oltre a stare attento anche ai dettagli "venali": di "inaffidabili" non ne esistono solo dalla parte di chi viene assunto ma anche di chi assume.... purtroppo sono molti gli imprenditori (e in Italia ancora di più!) che dalla alla correttezza più o meno la stessa importanza che una mignotta dà alla sua verginità.
Ciao
Piercarlo
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ti hanno già risposto in molti e hanno detto tutti cose giuste , il mio consiglio è che finisci gli studi se stai facendo una cosa che ti piace sarai molto soddisfatto alla fine.
Io posso dire di essere nella situazione precedente alla tua avendo appena finito la scuola superiore e dovendo decidere se fare o meno il passo dell'università...
Buona fortuna
Io posso dire di essere nella situazione precedente alla tua avendo appena finito la scuola superiore e dovendo decidere se fare o meno il passo dell'università...
Buona fortuna

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