Aspetta un attimo: ripartiamo dall'inizio.
Come avrai capito io sto cercando di farti vedere quale è il "meccanismo" attraverso il quale funziona il tuo circuito e non sto seguendo un percorso “regolare”: se lo facessi sarebbe un duplicato di qualità scadente del corso che già frequenti.
In genere i processi mentali che portano a comprendere questi meccanismi e quindi a "vedere" i segnali nei circuiti, a capire al volo cosa accade, dov’è l'inghippo, perché funziona proprio così e non in un altro modo ecc., viaggiano su un percorso che non è solo nozionistico: occorrono fantasia, creatività, immaginazione.
L'insegnamento spesso non da importanza a queste cose e segue una via formale e rigorosa, ormai consolidata, come è giusto che sia...e tutto il resto dovrebbe procedere di pari passo come naturale conseguenza a carico esclusivo dello studente.
Per “tutto il resto” intendo proprio l’insieme di tutti quei processi mentali che portano a capire anche le cose non dette, a fare collegamenti tra gli argomenti trattati, a trovare somiglianze tra cose apparentemente diverse ecc. insomma a fare quell’attività collaterale allo studio che serve a guadagnare la padronanza.
Per l’apprendimento di materie scientifiche, aiuta molto una predisposizione naturale, occorre essere dotati di una specifica abilità.
Secondo me, tutti noi, o quasi tutti, abbiamo questa predisposizione, però alcuni di noi non hanno sufficiente abilità a causa, probabilmente, del loro percorso di vita che non li ha portati ad allenarsi verso quella direzione.
Ecco che c’è chi subito va in sintonia e chi invece fatica a farlo.
C’è chi, avendo compreso solo a sufficienza le nozioni, riesce facilmente ad essere autonomo nell’applicarle a tutti i casi che si presentano, chi invece avendole comprese molto meglio, non riesce a muoversi che in un ambito molto ristretto.
Il mio tentativo è quindi proprio quello di aiutarti a percorrere questo territorio un po’ inconsueto.
Veniamo a noi.
Ti faccio un altro esempio ai confini della realtà, questa volta meccanico.
Sono certo che ti farà accendere la lampadina e che ti farà capire finalmente quanto ti stai perdendo in un bicchiere d’acqua.
In figura è rappresentato una specie di plotter.
Ci sono due binari A e B sui quali possono scorrere senza alcun attrito due carrelli.
Sui carrelli sono disposti due pennini rappresentati dai dischetti rosso e verde e le scale graduate indicano la posizione dei pennini sui loro binari.
Sotto ai pennini scorre una striscia di carta a velocità costante nel verso della freccia e quindi i pennini tracciano la loro posizione.
Ovviamente i pennini, non essendo sovrapposti, tracciano i due grafici spostati tra loro ma questo è un dettaglio che trascuriamo.
Il carrello di sinistra porta il pennino rosso ed, essendo motorizzato, esegue un movimento alternato, su e giù sul suo binario, che riproduce la forma triangolare dalla quota –10 alla quota +10.
L’andamento della sua posizione e quindi anche il tracciato del pennino rosso sulla carta, sono identici a quello della tensione del generatore del nostro circuito.
Il carrello di destra porta il pennino verde ed è folle e libero di muoversi su e giù sul suo binario.
Essendo i binari disposti su un piano perfettamente orizzontale, il carrello di destra, pur essendo folle, non tenderà a spostarsi dalla posizione dove si trova: se venisse spostato da una eventuale forza applicata su di esso, appena cessato l’effetto della forza, rimarrebbe di nuovo fermo nella nuova posizione.
La posizione del carrello di destra, quindi, rappresenta efficacemente la tensione del condensatore del nostro circuito, che, se nessuno lo tocca (se nessuno lo scarica), mantiene inalterato il suo valore.
Dai due pennini partono due staffe di ancoraggio che, ovviamente, se venissero collegate meccanicamente l’una all’altra, costringerebbero il carrello di destra a muoversi perfettamente in sincronismo e con la stessa escursione di quello di sinistra.
I due tracciati, in queste condizioni, sarebbero identici ma non sovrapposti come invece dovrebbero essere: quello verde sarebbe ritardato della distanza tra i due binari ma come abbiamo detto trascuriamo questo difetto del nostro meccanismo. Saremo in grado di interpretare comunque i due grafici tenendone conto.
Ora introduciamo tra le due staffe il “diodo zener” che svolgerà quindi la funzione di organo di trasmissione del movimento dal carrello di sinistra a quello di destra.
Esso, per come è fatto, non vincola sempre rigidamente le due staffe l’una all’altra, ma a volte le vincola e a volte no.
E’ costituito da una struttura a forma di C rovesciata (ci vuole un po' di fantasia per vedere la C rovesciata ma non saprei definirla meglio) ancorata saldamente alla staffa del carrello di destra e che con due sporgenze verso sinistra offre due punti di appoggio alla staffa del generatore: l’uno più in alto di 0.7 rispetto al pennino verde, l’altro più in basso di -4.6 rispetto al pennino verde.
ovviamente, in questo modo, la staffa del generatore è confinata a muoversi tra le due sporgenze e quando si appoggia su una di esse, la preme e sposta il carrello di destra che fino a quell'istante era fermo.
Sulla C rovesciata è anche presente una scala graduata che indica la DISTANZA TRA LA STAFFA DEL GENERATORE ED IL PENNINO VERDE (TENSIONE AI CAPI DEL DIODO ZENER) e che, essendo solidale con la C rovesciata, che a sua volta è solidale con il carrello di destra, si sposta insieme al carrello di destra.
Tutto questo dovrebbe aprirti gli occhi e farti capire quanto sia in realtà banale il problema che ti sta affliggendo: spesso la complessità che ci appare non è nelle cose che osserviamo ma solo nella nostra testa a causa del nostro guardare da una prospettiva sbagliata.
Adesso se non riesci a disegnare correttamente i due grafici, quello della posizione del pennino di sinistra (tensione del generatore) e quello del pennino di destra (tensione sul condensatore) vengo a cercarti anche se sei in cima al mondo e un paio di scappellotti non te li leva nessuno

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