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vecchisandro » 28 ott 2013, 23:04
Caro mentos, ogni 44 anni, come mi scrivono nel mio profilo, passo nel forum di ElectroYou , ma il caso ha voluto, che proprio oggi, passando, leggessi il tuo messaggio. Penso che il tuo quesito, non sia da definire banale come affermi, meglio sarebbe capire l'origine del tuo dubbio per provare a fornire una risposta.
Sai, nei forum spesso si va di fretta, e rispetto al problema da te posto, qualcuno frettolosamente non percepisce il tuo dilemma. Tu sicuramente sei uno studente che prima di "fare" cerca di "capire", alla ricerca della coerenza della teoria con la pratica e, in questo caso stai ragionando sul trasformatore.
Circa i testi, poi, molti autori non aggiungono nulla di proprio, si limitano a ricopiare la versione ufficiale ed accreditata dell' argomento, senza sforzarsi di migliorarne la comprensione. Per passare alla risposta al tuo dubbio, penserei di dividere la questione in due aspetti: quello pratico e quello convenzionale.
L'aspetto pratico dice che esiste il principio di conservazione dell'energia, e nel caso di una bobina (il primario del trasformatore) la f.e.m. indotta o forza controelettromotrice, come dice admin , si genera per effetto della variazione di flusso determinata dalla corrente primaria, che, come la tensione applicata all'ingresso primario è una corrente alternata e sinusoidale, quindi variabile nel tempo. Questa è una legge che esisteva ancor prima che qualcuno (Lenz) la battezzasse; inoltre questa legge ci dice anche che, per la conservazione dell'energia, il verso della forza elettromotrice indotta, quindi della corrente che questa mette in circolazione in un circuito chiuso, deve essere tale da opporsi alla causa che ha generato la tensione (corrente). Se vogliamo vedere la cosa in termini meccanici, quella bobina, se potesse, cercherebbe di allontanarsi fisicamente dal fenomeno (la corrente messa in circolazione dalla V1) che la genera. Ovviamente, in questo caso la bobina non può "fuggire", allora cercherà di opporsi alla causa che genera la variazione di flusso reagendo, facendo circolare una corrente di verso opposto a quella variazione. Più o meno come quando andavi in bicicletta e, mentre pedalavi, accendendo la luce con la "dinamo" si aveva un effetto di reazione che determinava la frenatura della ruota. Infatti il piccolo avvolgimento che si trova all'interno della "dinamo", in realtà un piccolo alternatore, per effetto della variazione di flusso determinata dal magnete permanente che gira nel suo interno, genera una forza elettromotrice che si oppone alla causa (la ruota che gira) che la genera. Quindi non ci possono essere dubbi, la forza elettromotrice indotta nel primario del trasformatore è opposta alla causa che la genera , ovvero la tensione primaria e la sua corrente magnetizzante.
A questo punto passiamo all'aspetto convenzionale, ovvero la rappresentazione delle tensioni alternate con vettori, rispetto al caso in questione.
Sai le convenzioni debbono essere ben lette e altrettanto bene interpretate; qui ci aiuta la legge di Ohm generalizzata, per la quale, se percorri una maglia elettrica, devi stabilire il verso di percorrenza , che si assume positivo nel verso della corrente, mentre anche ai generatori presenti in maglia si assegna un verso convenzionale positivo, quello in uscita dal (+); ma siamo in alternata, quindi il verso cambia di continuo, allora? Allora niente, se rappresento una C.A. con un vettore ruotante secondo la pulsazione, questo vale per tutte le grandezze alternate in gioco, quindi se due vettori sono in opposizione alla partenza, lo saranno sempre. Prova a percorrere la maglia del primario, incominci con il vettore V1 orientato verso l'alto ed assunto positivo, seguendo il percorso incontri la E1 di verso contrario, quindi le cose stanno a posto, non credi? Forse tu confondi il verso della rappresentazione grafica nello schemino del primario, dove le due frecce (V1,e1) sono orientate entrambe con la punta verso l'alto, ma questo sta a significare proprio che sono in opposizione, non che sono equiverse.
Spero di averti dato un contributo a chiarire almeno una parte del tuo dilemma, ci risentiamo tra 44 anni.
Ciao