OT
E non pochi studiosi sostengono che non ci fosse neanche nel latino.
Ricordo che la prof. del liceo faceva molti esempi fra cui ricordo:
formica (singolare) - formicae (plurale): quest'ultimo, a leggerlo secondo la consuetudine "moderna" sarebbe un improbabile "formice", che fa a pugni anche con l'italiano "formiche".
Faceva anche un interessante parallelo del latino con il sardo (che nella sua variante nuorese, fra le lingue neolatine, forse è quella che è rimasta maggiormente fedele al latino, per termini e sintassi):
lat. "centum" --> sardo "chentu" (o "kentu", a seconda della scuola ortografica)
lat. "coena" --> sardo "chena"
lat. "decem" --> sardo "deche"
lat. "certare" --> sardo "chertare"
lat. "coelum" --> sardo "chelu"
lat. "angelus" --> sardo "anghelu"
e molti altri.
Aneddoto curioso:
Lei, che era veneziana, ebbe la nomina (illo tempore) al mio Liceo di Nuoro. Varcando per la prima volta la soglia del portone, il cigolìo di quest'ultimo allertò i bidelli sicché uno di loro dal primo piano chiese (in sardo): "chie est?" e l'altro rispose: "nemos est". E la prof., per deformazione professionale, intese il dialogo così:
D: "Quis est?"
R: "Nemo est"
E, sconcertata, si chiese: "ma dove sono capitata? qui anche i bidelli parlano latino...!"
Scusate l'OT, ma oggi è domenica
