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Studio amplificatore classe H

Tecniche per la costruzione e la riparazione di apparecchiature elettriche e non. Ricerca guasti. Adattamenti e riutilizzazioni
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[1] Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto Utentekevinpirola » 14 feb 2017, 13:43

Ciao a tutti, ho una cassa della RCF Art300 con il relativo schema elettrico che non funziona bene, mi sto addentrando nella riparazione.

L'obbiettivo della conversazione è però lo studio analitico del circuito, perché mi piacerebbe capire come secondo voi è stato pensato.

Allego il pdf del circuito, nello specifico mi interesserebbe particolarmente lo stadio di amplificazione dei bassi, però mi piacerebbe che ne discutessimo insieme.

https://www.elektrotanya.com/cgi-bin/download2.cgi

Ad esempio, quali sono i transistor principali? Come viene effettuata la retroazione? Come viene processato il segnale?
Ultima modifica di Foto Utentewall87 il 14 feb 2017, 14:26, modificato 1 volta in totale.
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[2] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 14 feb 2017, 14:08

Il link esatto che funziona è questo:

https://elektrotanya.com/rcf_art300a_sc ... nload.html

Dalla prima occhiata ce ho visto non mi pare che qualcosa lavori in classe H- Ma essendo stata un'occhiiata al volo non vale un granché; aspetto che si avvii un po' la discussione prima di dire altro.

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[3] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto Utentekevinpirola » 14 feb 2017, 15:57

da quello che ho visto io, un po' acerbo in materia, lavora su due rail da 40 e 80 V, se non sbaglio c'è un controllo che fa attivare o meno una parte del circuito a seconda dell'ampiezza del segnale di ingresso.

Parlando dello stadio finale dei bassi ad esempio, ho individuato in Q9 e Q10 i transistor responsabili dell'amplificazione del primo stadio e in Q11 e Q12 i mosfet responsabili nel momento in cui subentra la rail da 80V.

anche se Q7 e Q8 ancora non li ho inquadrati devo dire la verità.


Il passa basso che si configura tra R3 e C1 non mi è molto chiaro, con quei valori mi aspetto una frequenza di taglio troppo elevata...e cominciamo con la parte interessante. IC1, direi che è in configurazione di passa basso. Però anche qui la frequenza di taglio mi viene attorno ai 70K..... mi sfugge qualcosa?
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[4] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto Utentegammaci » 14 feb 2017, 16:29

Una cosa che noto dallo schema, grazie Foto UtentePiercarlo per il link, è che bisognerebbe parlare di classe G con rails a due step.
Se non erro i classe H hanno le rails variabili senza soluzione di continuità.

Sparo - Q7 Q8 sembrano in configurazione Darlington, probabilmente serviva un altissimo guadagno di corrente per pilotare i finali C3281 A1302 che hanno un misero hfe = 35.
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[5] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 14 feb 2017, 17:45

Dopo aver trovato un po' di tempo per vedere meglio lo schema e dopo aver adeguatamente survoltato il cervello con una moka da 12 ( :mrgreen: ) credo ora di poter dire qualcosa di sensato.

Dei transistori che cito a coppie il primo è NPN e il secndo PNP. Idem per i MOSFET: il primo è a canale N e il secondo a canale P. In questo amplificatore i MOSFET svolgono solo il ruolo di commutatori veloci tra le tensioni di alimentazioni duali basse (+/- 40 volt) e quelle alte (+/-80 volt) dell'amplificatore "final low" dedicato ai bassi. I finali che sgobbano veramente sono solo i bipolari e relativi piloti (MJE15030-MJE15031 per "low" e BD179-180 per "high", che sono degli equivalenti dei BD139 e BD 140) e prepiloti (2N5551-2N5401)
Piloti e prepiloti lavorano in entrambi gli amplificatori a tensione di alimentazione piena, 40+40 volt in quello dedicati agli alti e 80+80 volt in quello dedicato ai bassi, senza commutazioni sulle alimentazioni. che interessano SOLO i finali dell'amplificatore dedicato ai bassi ("low").

Il resto della circuiteria presente tra l'uscita degli operazionali e l'ingresso degli stadi di uscita (i 2N5551 e 2N5401) costituiscono un amplificaore elevatore di tensione che eleva la massima tensione di uscita degli operazionali (+/- 12 volt circa) al livello necessario a fornire, nelle due versioni dell'amplificatore, la tensione di uscita necessaria per ottenere la massima potenza erogabile per gli alti e per i bassi.

Tutto il resto del circuito è composto da elementi di compensazone in frequenza (e snubber per quanto riguarda l'alimentazione commutata dei 2SC3201-2SC1302) e di polarizzazione. Non vi sono filtri che invece sono realizzati a parte con il circuito a operazionali riportato nel foglio di apertura del PDF.

Nel complesso il tutto costituisce un normale sistema amplificatore di un diffusore attivo a due vie: non vi sono alzate di ingegno "audiofile" di nessun tipo: tutto è progettato per realizzare quanto serve (e niente di più!) a produrre un'amplificazione robusta, affidabile e soprattutto economica quanto ragionevolmente possibile.

Per sintetizzare: a parte il circutio di commutazione tra alta e bassa tensione di alimentazione dell'amplificatore "low", gli amplificatori delle due vie sono di fatto identitici e, studiandone uno si studia automaticamente anche l'altro.

Ciao
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[6] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto Utentekevinpirola » 14 feb 2017, 21:12

Devo cercare il tempo per trascrivere il circuito su fidocadj (si usa ancora fidocadj? è due anni che latito)

così possiamo anche andare più nel dettaglio dell'analisi.

quindi non mi sbagliavo sul discorso che il filtro in ingresso all'ampli dei bassi aveva una frequenza strana....
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[7] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 14 feb 2017, 23:20

kevinpirola ha scritto:Quindi non mi sbagliavo sul discorso che il filtro in ingresso all'ampli dei bassi aveva una frequenza strana....


Beh, non essendo pensato come filtro ha le sue buone ragioni per essere "strano"! :D
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[8] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto Utentekevinpirola » 15 feb 2017, 1:30

Infatti....

Devo assolutamente copiare quel circuito in fidocadj (?) per farci più chiarezza
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[9] Re: Studio amplificatore classe H

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 15 feb 2017, 1:56

Copialo se vuoi ma non credo serva un gran sbattimento. Fatto salvo il dettaglio della cmmutazione delle tensioni di alimentazione, l'amplificatore in sé è tale e quale una marea di altri amplificatori basati su un operazionale in ingresso: si prende la sua massima tensione di uscita, la si pompa il necessario per ottenere una tensione di uscita adeguata per le potenze realmente desiderate in uscita e si mettono le pezze di compensazione per assicurare che l'amplificatore non dia mai i numeri in condizioni di lavoro normali. Si dimensinona l'alimentatore per reggere o meno un sevizio continuativo alla massima potenza e poi si serve tutto in tavola. Fine della storia...

O quasi. Ma non perdiamoci d'animo! ;-)

Ciao
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