La tensione di uscita di un PFC e`
mediamente costante, per la rete europea, usando un boost, la tensione di uscita tipicamente e` messa dalle parti di 380 V circa, ma con un ripple sovrapposto.
Il circuito equivalente di un PFC e` una cosa del genere: una resistenza equivalente di ingresso e un generatore di potenza in uscita, che genera esattamente la stessa potenza assorbita dalla resistenza equivalente.
La tensione Vin e` quella della rete raddrizzata, la potenza di ingresso, che e` anche praticamente quella di uscita, e` una sinusoide a frequenza doppia della frequenza di rete, traslata a valori tutti positivi. Il valore della resistenza Re, che determina quanta potenza viene mediamente assorbita dal PFC, e` controllato in modo da fornire in uscita la potenza richiesta dal carico.
Il generatore di potenza e` uno strano componente (solo teorico, serve per fare i conti) che eroga una potenza, tensione e corrente ai suoi capi dipendono solo dal carico. Ad esempio un generatore di potenza come quello che modella l'uscita di un PFC collegato a una tensione costante, a una corrente costante e a una resistenza da` origine a queste tre situazioni (puramente ipotetiche, servono solo a capire come si comporta un generatore di potenza)
Poiche' di solito si vuole una tensione di uscita circa costante per alimentare il successivo convertitore che porta la tensione ai valori voluti e introduce l'isolamento, la situazione da considerare e` la prima, in cui al posto di una tensione costante c'e` un condensatore che la tiene circa costante a breve termine. A lungo termine (>100ms) ci pensa il controllo in retroazione.
La situazione ideale che si vorrebbe dunque e` questa: se il condensatore Co fosse di capacita` enorme, la tensione di uscita sarebbe costante, la corrente erogata dal PFC sarebbe sinusoidale a frequenza doppia rispetto a quella della rete, la corrente del carico sarebbe uguale a quella media erogata dal PFC e tutti sarebbero felici e contenti.
Purtroppo i condensatori di capacita` infinita non esistono, e si deve accettare un po' di ripple sulla tensione di uscita. Pero` la situazione mostrata prima puo` servire come punto di partenza. Si ipotizza di avere una tensione di uscita costante (almeno mediamente), si fanno i conti di quanto viene caricato e scaricato il condensatore di uscita, e si ricava il ripple, da cui invertendo la relazione e dato il ripple si ricava la capacita` del condensatore.
Esiste anche la soluzione esatta per trovare ripple e condensatore di uscita, ma e` complicata e dipende dal tipo di carico.
Il calcolo del ripple e della capacita` di uscita puo` essere fatto almeno in tre modi diversi, lavorando nel dominio del tempo e usando la carica, l'energia, oppure facendo i conti nel dominio della frequenza.
Assumendo la tensione di uscita (quasi) costante, la corrente di uscita e` la sinusoide gialla, il cui valore medio e` la corrente blu assorbita dal carico. Quando la corrente Io e` maggiore di IL il condensatore accumula la carica Q e la sua tensione sale, mentre mezzo periodo dopo la carica viene usata per alimentare il carico, e la tensione del condensatore scende di nuovo.
La variazione di carica Q e` data dall'area rossa e vale

. Il valore picco picco della tensione di ripple Vre` quindi

e per calcolare la capacita`, avendo come specifica un ripple piccolo rispetto alla tensione di uscita ha

.
Altro metodo (approssimato) per calcolare la capacita` di uscita Co si basa sulla potenza istantanea e sull'energia che deve essere immagazzinata nel condensatore e poi recuperata quando la potenza di ingresso non e` piu` sufficiente ad alimentare il carico. Il grafico della potenza istantanea e della potenza media assorbita dal carico e` uguale al precedente. Questa volta pero` l'integrale che rappresenta l'eccesso o la mancanza di potenza di ingresso e` ovviamente una energia.
L'energia accumulata e rilasciata dal condensatore vale, analogamente a prima,

. La variazione di energia nel condensatore dipende dalla variazione di tensione fra un valore minimo e uno massimo

. Il primo termine e` il valore picco picco della tensione di ripple Vr, il secondo e` la tensione media di uscita Vo. Uguagliando le variazioni di energia si ha

da cui

Notare che il rapporto potenza media di uscita diviso per la tensione da` la corrente media di carico IL e si ha esattamente la formula trovata prima.
Infine si puo` anche considerare che la corrente di uscita Io ha una componente continua pari a IL e una componente alternata sinusoidale a frequenza doppia di quella di rete e di ampiezza picco picco pari a

. La componente continua scorre tutta attraverso il carico, mentre la componente alternata scorre quasi tutta attraverso il condensatore Co. La tensione alternata ai capi del condensatore, cioe` il ripple di uscita, vale in modulo

dove XC e` la reattanza del condensatore, pari a

e quindi il ripple risulta pari a

da cui il valore di Co per un determinato valore di tensione di ripple si ha
Tre risultati uguali, chi lo avrebbe mai detto

Il calcolo dello stress di corrente del condensatore di uscita un'altra volta, non e` tanto banale.
Il ripple della tensione di uscita di un PFC e` una necessita`, in quanto la potenza assorbita deve essere sinusoidale mentre quella assorbita dal carico e` costante. Il loop di controllo che tiene mediamente costante la tensione di uscita non deve correggere il ripple di uscita, poiche' se lo eliminasse forzerebbe il circuito ad assorbira una potenza costante che non da` una corrente sinusoidale assorbita dalla rete. La banda passante dell'anello di controllo della tensione di uscita deve quindi avere una banda passante molto minore di 100Hz, in modo da non correggere il ripple.
Mi e` venuto un post lungo e noioso. Chissa` se una volta o l'altra lo trasformero` in un articolo.