brabus ha scritto:Chi vuol fare il progettista sa già come interfacciare un microcontrollore a un transistor ben prima di iniziare il percorso accademico.
Chi fa ingegneria meccanica o elettronica dovrebbe mirare solo a fare il progettista. Junior. Per poi, se acquisisce sufficienti capacità, fare il progettista senior. Per poi, se acquisisce sufficienti capacità, fare il direttore tecnico. Non prendere la laurea come ticket per un salario più alto con una mansione diversa. Per questo ci sono le varie 'ingegnerie gestionali' o altre strane trovate dei nuovi ordinamenti.
Chi vuole dedicare la propria vita alla progettazione, non può sopravvivere senza acquisire quelle conoscenze e quella manualità che sono per lui un'impellente necessità fisiologica, non solo un'imposizione per poter staccare il cartellino dell'esame 'sfangato'.
La prima domanda che faccio ad un ingegnere (meccanico) quando devo selezionare personale è 'hai un tornio o una fresa a casa tua?'. Se non ce l'ha, il candidato non mi interessa (*). Se dovessi fare un colloquio a un ingegnere elettronico gli chiederei se a casa ha un oscilloscopio, e userei lo stesso metro di valutazione.
Se un ingegnere non investe i quattro soldi necessari all'acquisto degli strumenti che sono destinati ad accompagnarlo per tutta la vita, vuol dire che non ha interesse in ciò che sta facendo, vuol dire che non è merce di valore.
Ho letto su queste pagine di studenti che si lamentano per le poche ore di laboratorio nei propri percorsi di studio... Che razza di discorsi sono questi? Vuoi imparare la tecnica elettronica dedicandoci due ore alla settimana per un paio d'anni? Facendo solo quello che ti viene imposto da altri? Insieme a colleghi magari ancora meno interessati di te? Che scuse penose.
Quando studiavo al biennio, dopo cena lavoravo in una piccola officina meccanica due traverse a lato del monolocale in periferia della città dove risiedevo per studio. Lavoravo gratis, ovvio. In cambio potevo adoperare le macchine nei fine settimana che passavo sempre li, tornando a casa 'vera' una volta al mese. Senza quelle notti, senza quei fine settimana, adesso sarei una persona molto diversa.
Un ingegnere deve essere il completamento di un perito industriale, non il suo complemento come purtroppo è oggi. Quelli che si sono laureati negli anni '80 lo erano, completi, oggi sono forse 1/20. Se poi consideriamo che quelli che valgono qualcosa, o se ne vanno per conto loro, oppure trovano gente come me che li spedisce comunque fuori da questo Paese... non siamo messi bene. Anche perché qui, alla fine, resteranno solo gli altri, gli arduinomani.
(*) L'anno scorso ho selezionato, per il mio cliente principale, un gruppo di tecnici da mandare negli USA. Il responsabile del laboratorio meccanico doveva essere un ingegnere 'con esperienza' e invece ho scelto un neolaureato. Al colloquio, nel corso della noiosa parte teorica e formale, ho notato che si era grattato a sangue sotto le unghie per togliere (senza successo) il filino nero che l'olio da taglio usato lascia indelebilmente su chi maneggia i pezzi che escono dalle macchine utensili. Quando gli ho chiesto se aveva un laboratorio suo, si è illuminato e mi ha risposto: ho una Bridgeport! Assunto.