da
venexian » 24 mar 2018, 1:01
Torno ora da Parma, dove ho visitato il MECSPE 2018. Molte cose interessanti, molte cose tristi.
Le uniche aziende italiane che espongono sono rivenditori di prodotti stranieri (*). Una marea di robot antropomorfi, tutti delle stesse marche, tedesche o giapponesi, tutti rivenduti da una marea di non-aziende italiane che attaccano l'adesivo con il loro marchio sotto quello Kawasaki, Toshiba, ABB, Kuka e così via. In questi stand solo gente anziana come me.
I giovani erano tutti al padiglione 6: stampanti 3D. Tutti gli stand uguali, tutti che stampavano il solito vaso, la solita Lamborghini, il solito busto di donna con le tette al vento. Il padiglione dell'inutilità.
Perché vi racconto questo? Perché ho letto le le ultime pagine di questo thread e... tutto combacia perfettamente. 'Siamo noi' come diceva il cantante. Guardiamo le minchiate e ci sfugge il mondo che ci passa sotto, quello che ci passa sopra e quello che ci passa accanto. Siamo in caduta libera verso il nulla, dove finiremo inghiottiti mentre guardiamo un led lampeggiante che troneggia su una vomitata di ABS raggrinzito. Però tutto rigorosamente 'open source'.
P.S. Per correttezza non posso non citare uno stand, forse il più piccolo, l'unico di valore nazionale. Un gruppo di ricerca legato al Poli di Milano da un lato e al Fraunhofer Institute dall'altro. Presentavano un materiale composito formato con una spugna di alluminio ottenuta schiumando il metallo in fase liquida. Mezzora passata a parlare di numeri (e che numeri...). Solo due persone, solo uno stand, troppo poco per poter gioire.
(*) In realtà c'erano anche un bel po' di... come definirli (artigiani?) che cercavano di vendere un po' di tastiere a membrana anni '70 o delle improbabili schede elettroniche fatte ancora a componenti PTH. Equivalenti elettronici dell'altro gruppo di colleghi meccanici che esponeva qualche manciata di paccottiglia tornita alla benemeglio. Semplicemente imbarazzante.
