Impatto economico power quality
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sebago,
mario_maggi
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Ciao a tutti, sono uno studente della triennale di ing.elettrica e finalmente sono arrivato alla fine (per modo di dire) di questo percorso. Come argomento per la tesi ho scelto la power quality e con il mio relatore abbiamo deciso di esplorarne l'aspetto economico.Penso sia un argomento interessante da affrontare, ma attualmente sto incontrando difficoltà nel reperire materiale utile e sulla struttura di una tesi del genere... Qualcuno potrebbe aiutarmi in tale senso?
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Si ma di cosa parli? Filtri attivi o passivi? Livello di tensione? Di che impianto di sta parlando? Mi sembra decisamente generico come approccio
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colombino82
-38 1 2 - Utente disattivato per decisione dell'amministrazione proprietaria del sito
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per iniziare a cercare, basta google.
O per essere più sofisticati IEEEexplore:
ad esempio:
https://ieeexplore.ieee.org/document/98 ... ber=981339
O per essere più sofisticati IEEEexplore:
ad esempio:
https://ieeexplore.ieee.org/document/98 ... ber=981339
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Forse lo conosci già:
https://www.leonardo-energy.org/
è presente diverso materiale relativo alla tematica della "power quality", sviluppato nell'ambito della LPQI (Leonardo Power Quality Initiative), alla quale collaborano attivamente anche nostri connazionali. Ricordo Angelo Baggini, professore a Bergamo, autore tra l'altro dell' "Handbook of Power Quality". A proposito di questo testo, tra gli argomenti trattati vi è: "the monitoring and cost of poor PQ".
Nel sito trovi diversi studi sull'argomento. Solo a titolo di esempio, questo:
oppure questo:
https://www.leonardo-energy.org/
è presente diverso materiale relativo alla tematica della "power quality", sviluppato nell'ambito della LPQI (Leonardo Power Quality Initiative), alla quale collaborano attivamente anche nostri connazionali. Ricordo Angelo Baggini, professore a Bergamo, autore tra l'altro dell' "Handbook of Power Quality". A proposito di questo testo, tra gli argomenti trattati vi è: "the monitoring and cost of poor PQ".
Nel sito trovi diversi studi sull'argomento. Solo a titolo di esempio, questo:
oppure questo:
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Innanzitutto grazie a tutti per avermi consigliato questi siti/database, ho trovato un sacco di materiale interessante...
Tra i vari documenti, ne ho trovato un paio che trattano la regolazione della continuità della fornitura (reliability) e citano i differenti metodi di regolazione tariffaria: price cap, cost based, price based, output based... però purtroppo non ho ben chiaro come funzionino e quali effetti abbiano sulla regolazione della qualità, anche perché ci sono considerazioni di natura economica di cui capisco poco o nulla
Siccome vorrei aggiungerlo nella tesi perché mi pare un punto interessante, vorrei chiedervi una mano con una spiegazione a prova di scemo su questo argomento, magari anche in riferimento alla situazione italiana...
Tra i vari documenti, ne ho trovato un paio che trattano la regolazione della continuità della fornitura (reliability) e citano i differenti metodi di regolazione tariffaria: price cap, cost based, price based, output based... però purtroppo non ho ben chiaro come funzionino e quali effetti abbiano sulla regolazione della qualità, anche perché ci sono considerazioni di natura economica di cui capisco poco o nulla
Siccome vorrei aggiungerlo nella tesi perché mi pare un punto interessante, vorrei chiedervi una mano con una spiegazione a prova di scemo su questo argomento, magari anche in riferimento alla situazione italiana...
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In pratica, più o meno tutti gli organismi regolatori in giro per il mondo prevedono un sistema di premi/penalità per il mantenimento dei livelli della qualità della tensione.
La situazione Italiana è (guarda un po' che strano) un labirinto di regolamenti e delibere dell'autorità.
Qui trovi il più recente aggiornamento:
https://arera.it/allegati/docs/19/287-19.pdf
La situazione Italiana è (guarda un po' che strano) un labirinto di regolamenti e delibere dell'autorità.
Qui trovi il più recente aggiornamento:
https://arera.it/allegati/docs/19/287-19.pdf
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Ritengo che la Power Quality sia la nuova frontiera per i prossimi anni, per cui ben vengano studi sull'impatto economico che è sempre l'argomento più importante per affrontare la problematica con chi deve investire del denaro.
Approfitto per chiedere a
fpalone se ha dei riferimenti, documentazione, in merito al risparmio energetico ottenibile dalla riduzione delle armoniche, soprattutto della misurabilità per valutare dei benchmark e quindi gli investimenti in tal senso. Ho partecipato ad alcuni incontri tecnici dove in tanti si riempono la bocca di risparmio energetico con la riduzione delle armoniche ma poi di fatto quando si arriva al concreto non forniscono gli strumenti adatti per poter valutare la cosa più importante: il ROI.
Approfitto per chiedere a
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Ciao
Mike,
relativamente alla power quality, in un impianto industriale sicuramente gli impatti economici maggiori sono quelli dovuti a:
- squilibri di tensione, che causano maggiori perdite e riscaldamento nei motori asincroni. Questo si può calcolare in modo abbastanza semplice. Dovrei trovare un po' di materiale su alcune valutazioni fatte in passato.
- buchi di tensione, che possono causare fermo produzione e/o perdita di materiale; anche questo lo si può stimare in modo relativamente semplice, se si ha ben chiaro il processo produttivo.
Relativamente alle armoniche, è semplice dire che causano invecchiamento precoce di alcuni componenti (condensatori in primis), ma mi risulterebbe veramente complesso assegnare un controvalore economico associato. Quello che è semplice quantificare relativamente alle armoniche è l'aumento delle perdite joule nei conduttori, ma nella maggior parte dei casi è un costo incrementale relativamente modesto se paragonato a quello causato da altri aspetti di power quality, quali buchi di tensione ed interruzioni.
Da qualche parte dovrei avere delle valutazioni economiche su un caso di esempio, fatte diversi anni fa. Provo a vedere se le ritrovo.
relativamente alla power quality, in un impianto industriale sicuramente gli impatti economici maggiori sono quelli dovuti a:
- squilibri di tensione, che causano maggiori perdite e riscaldamento nei motori asincroni. Questo si può calcolare in modo abbastanza semplice. Dovrei trovare un po' di materiale su alcune valutazioni fatte in passato.
- buchi di tensione, che possono causare fermo produzione e/o perdita di materiale; anche questo lo si può stimare in modo relativamente semplice, se si ha ben chiaro il processo produttivo.
Relativamente alle armoniche, è semplice dire che causano invecchiamento precoce di alcuni componenti (condensatori in primis), ma mi risulterebbe veramente complesso assegnare un controvalore economico associato. Quello che è semplice quantificare relativamente alle armoniche è l'aumento delle perdite joule nei conduttori, ma nella maggior parte dei casi è un costo incrementale relativamente modesto se paragonato a quello causato da altri aspetti di power quality, quali buchi di tensione ed interruzioni.
Da qualche parte dovrei avere delle valutazioni economiche su un caso di esempio, fatte diversi anni fa. Provo a vedere se le ritrovo.
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Mike,
avevo iniziato ad occuparmi di PQ nel 1995, allora proponevo gli SMES superconduttivi. Un paio di anni dopo ho avuto a che fare con i filtri attivi per armoniche, poi con quelli passivi non-tuned per inverter e convertitori e tiristori. Avevo sicuramente una quantità di documentazione interessante, di certo non ho più il tempo per cercarla, mi d[*]spiace.
Ti confermo che nei casi che avevo esaminato, l'attenuazione (e non l'abbattimento) delle armoniche portava generalmente ad un risparmio energetico dell'1,5 ..... 2%. Oltre al risparmio energetico bisogna anche considerare il miglioramento di alcune produzioni (es.: laminati plastici) grazie alla riduzione delle armoniche sull'alimentazione. Ed anche il minor rischio di guasti, ed un MTBF aumentato.
Ora ho abbandonato questa specializzazione che non paga. La ditta italiana media sceglie preferibilmene il filtro che non filtra e che costa pochissimo.
Ciao
Mario
avevo iniziato ad occuparmi di PQ nel 1995, allora proponevo gli SMES superconduttivi. Un paio di anni dopo ho avuto a che fare con i filtri attivi per armoniche, poi con quelli passivi non-tuned per inverter e convertitori e tiristori. Avevo sicuramente una quantità di documentazione interessante, di certo non ho più il tempo per cercarla, mi d[*]spiace.
Ti confermo che nei casi che avevo esaminato, l'attenuazione (e non l'abbattimento) delle armoniche portava generalmente ad un risparmio energetico dell'1,5 ..... 2%. Oltre al risparmio energetico bisogna anche considerare il miglioramento di alcune produzioni (es.: laminati plastici) grazie alla riduzione delle armoniche sull'alimentazione. Ed anche il minor rischio di guasti, ed un MTBF aumentato.
Ora ho abbandonato questa specializzazione che non paga. La ditta italiana media sceglie preferibilmene il filtro che non filtra e che costa pochissimo.
Ciao
Mario
Mario Maggi
https://www.evlist.it per la mobilità elettrica e filiera relativa
https://www.axu.it , inverter speciali, convertitori DC/DC, soluzioni originali per la qualità dell'energia
Innovazioni: https://www.axu.it/mm4
https://www.evlist.it per la mobilità elettrica e filiera relativa
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mario_maggi
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- Iscritto il: 21 dic 2006, 9:59
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Grazie fpaolone per la risposta tempestiva. Però avrei due domande in merito alla risposta data a mike nella quale citi le interruzioni e i buchi di tensione come problemi di PQ più gravosi.
Innanzitutto quali sono gli effetti delle interruzioni lunghe sulla rete e sui carichi. Nei vari articoli questo aspetto è un po' trascurato, e viene liquidato con un "si crea un mancanza totale della fornitura per un periodo prolungato" senza entrare troppo nel dettaglio (ad es.danneggiamento di apparecchiature)
La seconda domanda riguarda invece le interruzioni brevi e buchi di tensione. Entrambi sono eventi di breve durata che differiscono solamente per l'ampiezza della tensione residua, è corretto? Pertanto dovrebbero avere un impatto simile sui carichi e sui processi produttivi (a livello industriale), o esiste qualche altra differenza?
Innanzitutto quali sono gli effetti delle interruzioni lunghe sulla rete e sui carichi. Nei vari articoli questo aspetto è un po' trascurato, e viene liquidato con un "si crea un mancanza totale della fornitura per un periodo prolungato" senza entrare troppo nel dettaglio (ad es.danneggiamento di apparecchiature)
La seconda domanda riguarda invece le interruzioni brevi e buchi di tensione. Entrambi sono eventi di breve durata che differiscono solamente per l'ampiezza della tensione residua, è corretto? Pertanto dovrebbero avere un impatto simile sui carichi e sui processi produttivi (a livello industriale), o esiste qualche altra differenza?
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