
La borsa di dottorato conta come reddito?
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rugweri ha scritto: ai fini IRPEF la borsa di dottorato non viene considerata, ovvero non concorre alla definizione di quel reddito
Esatto, la borsa non rientra tra i redditi imponibili. Anche quando farai la dichiarazione dei redditi ti accorgerai, già dal 730 precompilato, che la borsa viene indicata sotto "altri redditi"
rugweri ha scritto: esso non preclude necessariamente lo svolgimento di attività lavorative, in particolare nel caso in cui da tali attività dipenda il sostentamento della persona.
Lo svolgimento di ulteriori attività lavorative, oltre al dottorato, è una cosa che viene disciplinata dai singoli collegi di dottorato delle varie università. Non vi è una normativa nazionale in tal senso.
Quello che ti consiglio di fare è:
- parlare con i rappresentanti dei dottorandi del dipartimento presso il quale saresti intenzionato a fare il PhD
- parlare con la sede ADI della tua città
Personalmente ho sempre trovato una assurdità l'esistenza di posti di dottorato senza borsa. Svolgere un ulteriore lavoro a tempo pieno non è coerente con il percorso di dottorato, che è e non può che essere una attività a tempo pieno. Ma questa è un'altra storia.
"The past is not really the past until it has been registered. Or put another way, the past has no meaning or existence unless it exists as a record in the present."
John Archibald Wheeler
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Personalmente ho conseguito il dottorato lavorando al contempo: ho rinunciato alla borsa di studio (incompatibile con la retribuzione) ed ho portato avanti il mio progetto di ricerca: sono stato sicuramente avvantaggiato, piuttosto che ostacolato, dal fatto di lavorare "fuori", visto che proprio le attività lavorative sono state ispirazione e banco di applicazione del mio progetto.
Dissento quindi con il fatto che il dottorato debba essere qualcosa di incompatibile con un'attività lavorativa.
Probabilmente questa convenzione deriva dal fatto che, in Italia, il candidato al dottorato è molto spesso di fatto tenuto al supporto dell'attività didattica del tutor.
In realtà il dottorato di ricerca è (dovrebbe essere) un percorso di formazione mirato all'acquisizione di metodologie per la ricerca scientifica, per mezzo dello sviluppo di un progetto di ricerca.
Questa situazione capita in realtà molto più spesso di quanto da studente pensassi: molta ricerca, in proporzione al totale, in Italia si fa fuori dalle università, nelle aziende grandi e meno grandi.
Dissento quindi con il fatto che il dottorato debba essere qualcosa di incompatibile con un'attività lavorativa.
Probabilmente questa convenzione deriva dal fatto che, in Italia, il candidato al dottorato è molto spesso di fatto tenuto al supporto dell'attività didattica del tutor.
In realtà il dottorato di ricerca è (dovrebbe essere) un percorso di formazione mirato all'acquisizione di metodologie per la ricerca scientifica, per mezzo dello sviluppo di un progetto di ricerca.
Questa situazione capita in realtà molto più spesso di quanto da studente pensassi: molta ricerca, in proporzione al totale, in Italia si fa fuori dalle università, nelle aziende grandi e meno grandi.
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La mia obiezione non è in alcun modo legata alle attività didattiche, che tra l'altro in Italia non sono previste nel dottorato dal punto di vista legale, e che infatti non tutti fanno (la situazione varia molto da università a università e da dipartimento a dipartimento). Chi le fa, in principio, deve essere sostenuto da apposite forme contrattuali per farle.
Il dottorato implica fare ricerca. Se l'attività di dottorato si mappa su una azienda (più ce ne sono meglio è), l'azienda versa i dovuti contributi per finanziare la borsa di dottorato. Per tutti i casi di ricerca fatta in collaborazione con le aziende ci sono quindi tutte le carte in regola per creare delle borse finanziate dalla azienda. Se l'attività lavorativa a tempo pieno invece non c'entra alcunchè con l'attività di ricerca, come si può pensare che una persona porti avanti un progetto di ricerca in modo efficace se 40 ore settimanali sono occupate su altre cose?
Ci sono delle incongruenze fondamentali anche sotto altri aspetti, almeno dal mio punto di vista.
ADI: "Il dottorando senza borsa ha gli stessi doveri e lo stesso carico di lavoro del dottorando con borsa, ma non gode di alcun sostegno economico e spesso deve pagare tasse su tasse per frequentare il dottorato. Il dottorato senza borsa è per noi un’aperta violazione degli standard minimi sanciti dalla Carta Europea dei Ricercatori e lede la dignità dei ricercatori in formazione."
Tu che sei "dall'altra parte" rispetto alla mia visione, che ne pensi?
Il dottorato implica fare ricerca. Se l'attività di dottorato si mappa su una azienda (più ce ne sono meglio è), l'azienda versa i dovuti contributi per finanziare la borsa di dottorato. Per tutti i casi di ricerca fatta in collaborazione con le aziende ci sono quindi tutte le carte in regola per creare delle borse finanziate dalla azienda. Se l'attività lavorativa a tempo pieno invece non c'entra alcunchè con l'attività di ricerca, come si può pensare che una persona porti avanti un progetto di ricerca in modo efficace se 40 ore settimanali sono occupate su altre cose?
Ci sono delle incongruenze fondamentali anche sotto altri aspetti, almeno dal mio punto di vista.
ADI: "Il dottorando senza borsa ha gli stessi doveri e lo stesso carico di lavoro del dottorando con borsa, ma non gode di alcun sostegno economico e spesso deve pagare tasse su tasse per frequentare il dottorato. Il dottorato senza borsa è per noi un’aperta violazione degli standard minimi sanciti dalla Carta Europea dei Ricercatori e lede la dignità dei ricercatori in formazione."
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