@fpalone
Grazie per la preziosa conferma che mi hai dato.
Ci stiamo attrezzando per effettuare i collegamenti equipotenziali, che vorrei fare sul punto più vicino della rete di terra di stabilimento. Quindi siamo preparando cavi di adeguata lunghezza (16 mmq, unicamente per ragioni di resistenza meccanica), morse di serraggio etc.
Da un diagramma che ho trovato su Tuttonormel e che non riesco ad allegare, risulta che per un elettrodotto del genere, a circa 50 m dall'asse della linea il campo elettrico ha ancora valori di circa 1 kV/m.
Quindi sarebbe mia intenzione:
- rendere equipotenziali le gru quando ancora si trovano a distanza maggiore di 50 m e poi iniziare l'avvicinamento al posto di lavoro che si trova a circa 30 m dalla linea.
- rendere equipotenziali le gru col portale metallico che debbono sollevare, che verrà scollegato solo quando sarà stato posto in opera sui tirafondi che garantiranno una messa a terra naturale.
- prescrivere comunque agli operatori l'uso di guanti isolanti adatti ad una tensione di 10 kV, per far fronte a qualche imprevista interruzione dell'impianto di terra.
Che ne pensi? Hai qualche ulteriore suggerimento da darmi?
Grazie
Lavoro di montaggio in prossimità di una linea a 380 kV.
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Mike
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Personalmente mi sembrano precauzioni adeguate: io avrei utilizzato un paio di picchetti locali per la messa a terra della gru, anche per evitare problematiche di potenziali trasferiti.
I tirafondi dovrebbero costituire un dispersore di fatto efficiente una volta che la struttura è in opera. Del resto se si verificassero nuovamente tensioni per accoppiamento capacitivo ci vorrebbe poco a prevedere un collegamento equipotenziale delle strutture metalliche al nodo di terra dell'edificio.
I tirafondi dovrebbero costituire un dispersore di fatto efficiente una volta che la struttura è in opera. Del resto se si verificassero nuovamente tensioni per accoppiamento capacitivo ci vorrebbe poco a prevedere un collegamento equipotenziale delle strutture metalliche al nodo di terra dell'edificio.
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Giusto per completezza, riporto una tabella di valori di corrente che circola verso terra, per accoppiamento capacitivo in alcuni oggetti e veicoli in prossimità di linee elettriche AT.
I valori sono calcolati facendo riferimento ad una frequenza di rete di 60 Hz, quindi per linee "nostrane" vanno ridotti del 17%.
Considerando che ad una trentina di metri dall'asse linea il campo elettrico si sarà ridotto a valori nell'ordine di grandezza di 1 kV/m, per un grosso camion di 12 m di lunghezza (o magari un'autogrù) si hanno valori stimabili in circa 0.53 mA.
Il rapporto tecnico IEC TR 60479-1 associa a valori di circa 0.5 mA la soglia di sicura percezione e di probabili contrazioni muscolari involontarie, generalmente senza effetti elettrofisiologici pericolosi.
Per avere effetti fisiologici significativi (tetanizzazione, difficoltà di respirazione, possibili effetti cardiaci reversibili) la minima soglia di corrente riportata dal suddetto rapporto tecnico è ben più alta e pari a 5 mA (con tempi di applicazione maggiori di 10 s).
I valori sono calcolati facendo riferimento ad una frequenza di rete di 60 Hz, quindi per linee "nostrane" vanno ridotti del 17%.
Considerando che ad una trentina di metri dall'asse linea il campo elettrico si sarà ridotto a valori nell'ordine di grandezza di 1 kV/m, per un grosso camion di 12 m di lunghezza (o magari un'autogrù) si hanno valori stimabili in circa 0.53 mA.
Il rapporto tecnico IEC TR 60479-1 associa a valori di circa 0.5 mA la soglia di sicura percezione e di probabili contrazioni muscolari involontarie, generalmente senza effetti elettrofisiologici pericolosi.
Per avere effetti fisiologici significativi (tetanizzazione, difficoltà di respirazione, possibili effetti cardiaci reversibili) la minima soglia di corrente riportata dal suddetto rapporto tecnico è ben più alta e pari a 5 mA (con tempi di applicazione maggiori di 10 s).
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@fpalone
Grazie!
tabella preziosa e molto chiarificatrice.
Dovrebbe sgombrare il campo da molte paure immotivate..
Grazie ancora.
Franco
Grazie!
tabella preziosa e molto chiarificatrice.
Dovrebbe sgombrare il campo da molte paure immotivate..
Grazie ancora.
Franco
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Franco140751
348 1 2 7 - Expert EY

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@fpalone
Buongiorno, ritorno ancora su questi benedetti collegamenti a terra delle attrezzature e dei materiali movimentati all'interno del campo elettrico generato da una linea a 380 kV.
Si svolgono in un cantiere a distanza (30 m) maggiore della DA9, quindi in zona non classificata.
Si tratta di un lavoro ordinario quindi possono essere effettuati anche da una PEC (es. montatori meccanici), non serve neanche la sorveglianza di una PES.
Sei d'accordo?
Buongiorno, ritorno ancora su questi benedetti collegamenti a terra delle attrezzature e dei materiali movimentati all'interno del campo elettrico generato da una linea a 380 kV.
Si svolgono in un cantiere a distanza (30 m) maggiore della DA9, quindi in zona non classificata.
Si tratta di un lavoro ordinario quindi possono essere effettuati anche da una PEC (es. montatori meccanici), non serve neanche la sorveglianza di una PES.
Sei d'accordo?
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Franco140751
348 1 2 7 - Expert EY

- Messaggi: 436
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Analizziamo dapprima la cosa dal profilo formale/normativo:
Formalmente, a distanza superiore rispetto a DA9, non trova applicazione la CEI 11-27 in quanto:
Nulla vieta comunque (ed è per me anzi ragionevole) di adottare le prescrizioni specifiche in caso di induzione o trasferimento del potenziale di terra, previste al § 6.1.2 della norma 11-27.
Le medesime prescrizioni, peraltro, sono riportante nella norma CEI EN 50110-1, al § 6.1.2 Prescrizioni specifiche in caso di induzione, con la differenza che la CEI EN 50110-1 si applica:
Questo sembra anche coerente con quanto prescritto dall'81/08:
Andando al cuore della questione, pertanto, la prima cosa da fare (a cura DL) è quella di valutare il rischio elettrico legato al fenomeno di accoppiamento elettrostatico.
Il rischio di induzione non è espressamente coperto dal rispetto delle distanze DA9 o della Tab. 1 Allegato IX dell'81/08, quindi va fatta una valutazione ad hoc (magari anche con l'impiego di misure).
Nel caso la valutazione evidenzi un rischio elettrico, ossia il rischio di insorgere di correnti pericolose nel corpo umano, non credo che le attività possano essere fatte da persone comuni senza la supervisione/sorveglianza di una persona esperta.
Diverso il caso in cui la valutazione non evidenzi un rischio elettrico.
Relativamente al problema suggerisco anche il lavoro del Working Group on Electrostatic Effects of
Transmission Lines.
Formalmente, a distanza superiore rispetto a DA9, non trova applicazione la CEI 11-27 in quanto:
CEI 11-27 § 1 campo di applicazioneLa presente Norma non si applica ai lavori a distanza maggiore o uguale a DA9 da parti attive in tensione non protette o non sufficientemente protette.
CEI 11-27 § 6.4.4 86.4.4 Lavori in vicinanza (lavori non elettrici)Si premette che i lavori che si svolgono a distanza d≥ DA9 da parti attive non protette o non sufficientemente protette non sono oggetto della presente Norma perché non presentano rischi elettrico
Nulla vieta comunque (ed è per me anzi ragionevole) di adottare le prescrizioni specifiche in caso di induzione o trasferimento del potenziale di terra, previste al § 6.1.2 della norma 11-27.
Le medesime prescrizioni, peraltro, sono riportante nella norma CEI EN 50110-1, al § 6.1.2 Prescrizioni specifiche in caso di induzione, con la differenza che la CEI EN 50110-1 si applica:
a tutte le modalità operative di attività di lavoro eseguite sugli con o nelle vicinanze di un impianti elettrici.
Questo sembra anche coerente con quanto prescritto dall'81/08:
A seguito della valutazione del rischio elettrico il datore di lavoro adotta le misure tecniche ed organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, ad individuare i dispositivi di protezione collettivi ed individuali necessari alla conduzione in sicurezza del lavoro ed a predisporre le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto con l’adozione delle misure di cui al co.1.
Andando al cuore della questione, pertanto, la prima cosa da fare (a cura DL) è quella di valutare il rischio elettrico legato al fenomeno di accoppiamento elettrostatico.
Il rischio di induzione non è espressamente coperto dal rispetto delle distanze DA9 o della Tab. 1 Allegato IX dell'81/08, quindi va fatta una valutazione ad hoc (magari anche con l'impiego di misure).
Nel caso la valutazione evidenzi un rischio elettrico, ossia il rischio di insorgere di correnti pericolose nel corpo umano, non credo che le attività possano essere fatte da persone comuni senza la supervisione/sorveglianza di una persona esperta.
Diverso il caso in cui la valutazione non evidenzi un rischio elettrico.
Relativamente al problema suggerisco anche il lavoro del Working Group on Electrostatic Effects of
Transmission Lines.
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