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Studio dell'elettronica e materie "complementari"

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[11] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto Utenterugweri » 28 mag 2022, 16:49

I libri scolastici in tuo possesso, dici? Chiaramente assumono che tu abbia visto quel che c'era prima nel programma scolastico... e lasciami dire, in aggiunta, che in molti dei testi scolastici/universitari meno recenti che ho avuto tra le mani gli autori facevano di tutto per darsi un certo tono ed essere immotivatamente ampollosi. Fino a un paio di anni fa non pensavo che l'avrei mai detto, ma a volte preferisco l'approccio quasi "infantile" di certi libri odierni.
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[12] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto UtenteMau77 » 28 mag 2022, 18:49

Si, almeno in parte, perché di libri ne ho aperti pochi, quello che intendevo dire è che capita di trovarsi davanti a descrizioni che danno per scontato l'aver appreso precedentemente le nozioni necessarie alla consultazione di "quel testo", riducendo gli esempi a poche unità e rimandando quindi il potenziale studente ad un approccio diretto con un professore che colmi quello che nel testo rimane implicito.
Posso fare un esempio tirando in ballo l'armonia complimentare (che ho studiato fino a circa metà libro, in pratica per chi conosce un minimo di teoria musicale, sono arrivato alle progressioni). Una volta chiesi ad un maestro di composizione di spiegarmi il perché di una determinata condizione (che non sto qui a scrivere). È bastato utilizzare un termine anziché un altro (per l'appunto, tornando alle terminologie spesso usate nei libri scolastici, che danno per scontate alcune cose, ma di fatto rimanendo un po' ambigui) per sbloccare letteralmente una situazione, rendendo la concezione di un concetto chiaro e privo di ogni interpretazione che sfoci nel dubbio.
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[13] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto Utenterugweri » 28 mag 2022, 20:13

Purtroppo quello che citi è un discorso che prescinde dal libro di testo: semplicemente ognuno di noi ha bisogno per collegare i concetti di stimoli dipendenti da vari fattori personali. Se ti vuoi lanciare in un'impresa di studio autodidattico questo lo devi sempre tenere presente: la stragrande maggioranza dei libri di testo è pensata per fungere da supporto per un qualche tipo di corso, e dunque la presentazione è limitata a un solo possibile modo di spiegare i concetti.
Permettimi però di dire che non sempre questo è un male: sicuramente non capire subito tutto ti rallenta, ma quando non hai esami e scadenze doverti fermare a cercare di capire può aiutarti a riflettere di più su quel che stai imparando... e a volte, ti dirò, capita anche che mentre cerchi un altro testo che ti spieghi uno specifico argomento nel modo che preferisci tu finisca per scoprire cose a cui non avevi pensato e che si rivelano estremamente interessanti ;-)
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[14] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto Utentevince59 » 28 mag 2022, 21:07

Entro cosi di getto con una risposta che soffre dei limiti derivanti dal "mezzo" attraverso il quale stiamo comunicando.
Ma tu che vuoi fare? Mi manca la connessione...a che ti serve studiare la matematica ai fini dell'elettronica?
Io sono un appassionato (laureato in area umanistica) smanettone con un ingegnere elettronico in casa. Sin da piccolo ho smanettato leggendo ed approfondendo le mie conoscenze in elettronica, ma non ho sentito mai l'esigenza di conoscere la matematica più di quanto la conoscessi dagli studi dello scientifico.
Cosa vuoi fare con l'elettronica?
Una cosa invece è sicura. Al giorno d'oggi NON si può stare senza conoscere - meglio se bene - l'inglese, per i motivi che qualcuno ha già riportato. Ricerca informazioni, confronto che valichi i confini dell'Italia che (avendo vissuto a lungo all'estero) ritengo piuttosto provinciale.
Lascia stare la matematica, approfindisci pian piano l'elettronica anche smanettando, e studia l'inglese.
Ho scritto di getto quindi potrei non aver colto il bersaglio.
Ciao
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[15] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto UtenteMau77 » 28 mag 2022, 22:37

È difficile riassumere il vissuto in poche parole e soprattutto con un testo.
Diciamo che negli ultimi anni ho accumulato una quantità impressionante di frustrazioni (tralasciando i contesti extra musicali, perché sarebbe verso troppo lunga e dispersiva), musicalmente parlando sono passato dal fare musica e avere piacere nel farla ascoltare, al non avere più alcuno stimolo e a preoccuparmi solo di acquistare e rivendere (neanche fossi un negoziante) strumenti che sono solito ricercare.
Tutto questo per colmate un gap economico che pesa e neanche poco. Sotto le mie mani è passato di tutto, tutti o quasi i sintetizzatori digitali di un certo rilievo (per tipo di sintesi adottata, per fascino, per "carattere", per il potenziale che avevano e tuttora hanno), praticamente sempre e solo per doverli rivedere e pagare le spese di casa.
Ovvio, non sono l'unico al mondo, ma se a questo aggiungiamo continui dinieghi da parte di etichette discografiche (in realtà poche), molti studi di registrazione che neanche hanno risposto ad una semplice richiesta, decine di promesse (io ad esempio sono uno che non promette mai, se decido di fare qualcosa lo faccio senza anticipare nulla per farmi bello) in merito a collaborazioni, a registrazioni di vari pezzi, finite sempre nel nulla (gente che ha fatto tutto da sola) ed altro.
Alla fine mi sono accasciato, non ho più fatto musica, ma ho sempre quella propensione alla costruzione, che sia musica o altro.
Però come sono arrivato al legame tra fare musica e interessarmi dell'elettronica, specialmente per quello che concerne la produzione del suono?
Per necessità: a furia di avere a che fare con sintetizzatori da riparare, con altri elettrodomestici che ho iniziato a vedere non più come semplice utilizzatore, ma come potenziale riparatore (almeno provare a capirci qualcosa), mi è sorta la curiosità di voler capire. Ovviamente non ho perso l'istinto del fare musica (seppur un dispiacere di fondo c'è e mi condiziona non poco, perché i cosiddetti muri contro i quali mi sono spesso scontrato, non sono costituiti da persone che hanno ascoltato, bensì da altrettante persone che questo passaggio non lo hanno messo in atto: è come se tu parlassi ad una persona che ti sta di fronte e questa nel frattempo guarda oltre, neanche ti vede), ma mi sono talmente avvelenato che quando ascolto cose mie, a volte provo repulsione (e questo ha a che fare con le aspettative).Per come sono fatto, proverei una enorme soddisfazione (nonostante il sintetizzatore, nella sua più "semplice" architettura sia stato inventato decine di anni fa) nel costruirmi uno strumento interamente da solo, essendo però consapevole di quello che sto facendo, non procedendo a caso (e chi ti parla è un istintivo al 100%, ma la cui razionalità lo ha salvato più volte dalla, diciamolo, disperazione, non ho problemi a dirlo), quindi con cognizione di causa. L'organizzazione che anticipa l'ideazione, la progettazione, la prototipazione e la finalizzazione di un sintetizzatore, secondo me, è altrettanto equiparabile alla personale organizzazione mentale. Se non sbaglio (ma una volta rileggendole, mi pare di non aver trovato riscontro in quello che sto per scrivere), Schumann nelle sue regole scrisse che un compositore non dovrebbe mai utilizzate la musica come espediente per risolvere i propri problemi personali, come a dire: "Mettendo ordine al processo creativo, riorganizzo il mio stato mentale e lo aiuto a mantenersi il più possibile equilibrato", senza però delegare al caso il proprio percorso.
Cosa vorrei o voglio fare?
Non lo so, una volta ero molto più deciso, ma alcune mazzate mi hanno talmente detronizzato che vivo costantemente nel dubbio e nell'incertezza, motivo per cui ad esempio, quando è iniziata questa storia della pandemia sono stato si coinvolto a modo mio, ma l'ho vissuta paradossalmente in maniera meno traumatica rispetto ad altre persone, perché (mio malgrado) sono "abituato" a stare male (qui mi ero un po' bloccato, perché scrivere "stare male" o "non stare bene" cambia, anche la prospettiva di chi legge) e ovviamente questo non va bene, non è un bene, non fa bene (ne sono pienamente consapevole). Uno dei miei difetti è che mi butto a capofitto su qualcosa, ci metto entusiasmo ma può capitare che veda scemare tutto, perché? Perché non c'è continuità, costanza e perché combatto da sempre con la mia indole, incline alla fretta, su tutto.
Ecco perché (invece) è un bene che in alcuni contesti abbia non dico capito, perché lo sapevo, ma preso coscienza del fatto (oppure che me ne sono fatto una ragione) che se non comprendo per gradi qualsiasi cosa, tendendo a bruciare le tappe, persisterò a non concludere nulla e nel mio caso quest'ultima frase ha un significato ben preciso: trovare finalmente (a parte la morte che prima o poi tocca a tutti) un po' di pace interiore e con un minimo di consapevolezza, sia nei propri mezzi, sia nei confronti dei propri limiti, concedersi il perdono. Sono molto rigido con me stesso e di conseguenza con gli altri, sono alla mano, ma anche molto fiscale, c'è qualcosa di me che non riesco a perdonarmi, ma questa è una strada parallela e posta su di un altro piano rispetto alle passioni e alla curiosità che per fortuna continuano ad essere presenti nonostante le insoddisfazioni e le frustrazioni. Dimenticavo, il periodo delle superfici è stato sicuramente il più devastante per me e tuttora mi capita (anche se sempre più raramente) di sognare mentre varco la soglia della scuola, sempre con un certo disagio. Mentre se ricordo bene l'ultimo sogno in cui mi sono visto in una scuola, sembravo più a mio agio e mi pareva di concludere una sorta di percorso, ma non ricordo chiaramente come si svolse il sogno e cosa provai). Quello è un periodo della vita che ho vissuto molto male e ne sento la mancanza. Sono uno che non nasconde ciò che prova e sono (su questo si) in parte convinto che se tutti potessero sentirsi più liberi di esprimere quello che sono senza filtri, la vita (per chiunque) potrebbe essere un po' migliore. Proprio ora ho dato una guardata a certe schede elettroniche che ho qui su una pseudo scrivania (una volta era un armadio) e, come ho avuto modo di pensare poche ore fa, mi sono detto "come sono arrivato a questo punto", inteso come: ma com'è che mi è presa sta fissa? (Il tutto pensato ironicamente).
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[16] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto UtenteMau77 » 28 mag 2022, 22:57

rugweri ha scritto:Purtroppo quello che citi è un discorso che prescinde dal libro di testo: semplicemente ognuno di noi ha bisogno per collegare i concetti di stimoli dipendenti da vari fattori personali. Se ti vuoi lanciare in un'impresa di studio autodidattico questo lo devi sempre tenere presente: la stragrande maggioranza dei libri di testo è pensata per fungere da supporto per un qualche tipo di corso, e dunque la presentazione è limitata a un solo possibile modo di spiegare i concetti.
Permettimi però di dire che non sempre questo è un male: sicuramente non capire subito tutto ti rallenta, ma quando non hai esami e scadenze doverti fermare a cercare di capire può aiutarti a riflettere di più su quel che stai imparando... e a volte, ti dirò, capita anche che mentre cerchi un altro testo che ti spieghi uno specifico argomento nel modo che preferisci tu finisca per scoprire cose a cui non avevi pensato e che si rivelano estremamente interessanti ;-)


Questa considerazione mi fa pensare al fatto che, ad esempio in medicina si è soliti dire "eh, ma quel professore non mi ha ascoltato come avrei voluto", oppure "il medico deve dimostrare umanità", le "solite cose". Ma ponendo in parallelo il ruolo del medico (visualizzandolo in maniera astratta, senza le naturali sfaccettature che avremmo di fronte confrontandoci con persone diverse) e quello del libro di testo (il secondo un oggetto inanimato, ma pur sempre scritto da un essere vivente), quello che li accomuna è proprio il fatto di poter intraprendere un linguaggio che esula da manierismi (tornando alla musica) e che non si fa carico del come potrebbe o dovrebbe interagire e rendere comprensibile qualunque concetto sulla base dell'interlocutore, perché ne sarebbero necessari migliaia o milioni, ecco il perché un linguaggio di tipo "risoluto" si pone come necessario affinché sia potenzialmente comprensibile da chiunque.
Ho capito quello che intendi.
La casualità nel seppur sistematico approccio, può a volte condurre a piacevoli scoperte ed anche intuizioni, vero.
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[17] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto Utentestefanopc » 29 mag 2022, 16:31

Io ti consiglierei questo testo scolastico.
I precedenti due volumi non li ho ma è probabile che siano dello stesso livello.
Come base di partenza non sono male e se ne trovano in varie biblioteche anche universitàrie come nell'usato. Ovviamente una buona infarinatura di elettrotecnica di base secondo me non guasta.

Io possiedo la edizione precedente del 1993 con 822 pagine.
Copertina bianca e azzurra.

Su internet si trova questa edizione usata
Titolo vol 3: Dispositivi e sistemi
Autore
De_Lucchi, Luciano
De_Stefano, Bruno
Cuniberti, Elisabetta
Pubblicazione
Torino : Petrini
Anno
1998
Descr. fisica
753 p.
Lingua
Italiano

Ho imparato molto da questo volume anche se non è un testo universitario il livello è decisamente buono.
Poi certo in internet ora si trova molto materiale allora non era così. Per l'inglese è sicuramente un vantaggio conoscerlo e in questo campo è la lingua universale.
Io purtroppo ho studiato sempre francese.
Ovviamente ad un elettronico il francese non è molto utile ma allora era previsto che chi studiava francese alle medie lo continuasse anche alle superiori.
È anche vero che i termini della manualistica sono piuttosto ricorrenti e dopo un po' ti abitui a consultarli senza particolari problemi . Ciao
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[18] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto UtenteMau77 » 29 mag 2022, 17:22

stefanopc ha scritto:Io ti consiglierei questo testo scolastico.


Grazie per il consiglio.
Sono rimasto "fregato" anche io con il francese (che poteva anche essere un'ottima alternativa se fosse stata affiancata dall'inglese, lingua che poi non ricordo neanche se ho ritrovato alle superiori.
In ogni caso essere rientrati nelle sole due classi delle medie a cui è stata assegnata la lingua francese, ha un po' danneggiato chi ha dovuto studiarla, visto che poi io percorso non è proseguito).
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[19] Re: Studio dell'elettronica e materie "complementari"

Messaggioda Foto Utentespeedyant » 2 giu 2022, 17:21

Concordo sul libro!
Io ho l'edizione del 1988.
Son quello delle domande strane!
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