lelerelele ha scritto:Avrei dei dubbi sul ridurre i campi coltivati per incrementare il fotovoltaico!
Ma infatti non si tratta di questo.
E comunque un contadino è prima di tutto un imprenditore.
Se il grosso della sua attività imprenditoriale è la coltivazione di un particolare prodotto e questo gli costa un tot in energia, perché non può decidere di sacrificare una minima parte del terreno coltivabile, magari quello a resa minore o quello meno facile da coltivare, per prodursi l'energia di cui ha bisogno?
Poi l'intero discorso cade a confronto degli impianti di produzione di biogas.
Ce ne sono certi che funzionano sfruttando quasi unicamente deiezioni animali e scarti di lavorazione di aziende agroalimentari, il che da un senso alla cosa.
Ma tanti altri funzionano con percentuali elevate di insilati (specialmente di mais), arrivando anche ad impianti al 100% alimentati da cereali.
In pratica ci sono ettari ed ettari di campagna italiana coltivata a mais destinato unicamente alla produzione di insilati che verranno trasformati in biogas, il quale verrà usato per la produzione di corrente. Tra l'altro l'aratura, la semina, le lavorazioni durante la crescita, la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio, la pressatura, ecc sono tutte operazioni che vengono svolte da trattori agricoli alimentati a gasolio, rendendo l'intero sistema scarsamente sostenibile...
Non mi risulta che nessun decreto del governo punti a vietare la realizzazione di nuovi impianti alimentati ad alte percentuali di insilati. perché il biogas si ed il fotovoltaico no?
Almeno l'itagliano sallo...