Ecco una rozza simulazione delle caratteristiche di uscita di un pannello FV da 370 W nominali (o STC: Standard Test Conditions - 1000 W/m2 celle a 25°C) con evidenziati vari livelli di irraggiamento.
Sono indicate anche le rette delle resistenze che alle varie condizioni prelevano la massima potenza possibile (più avanti chiarisco meglio).
Nel mondo reale da un pannello da 370 W quasi mai si riesce a prelevare tanta potenza: più realistico rimanere su un 80% massimo: 300 W sarebbero un ottimo risultato.
Come si può osservare, fissato un determinato livello di irraggiamento (es. 800 W/m2, curva gialla), la corrente erogata dal pannello rimane pressoché invariata al variare della tensione del circuito (che nel caso è formato dalla serie del pannello e di una resistenza generica), fino a che il pannello non riesce più a convertire maggiore potenza e corrispondentemente all'aumentare della tensione richiesta la corrente cala drasticamente. Perché parlo di tensione variabile? La corrente non riesce ad aumentare oltre un certo livello essendo quella massima determinata da quanto irraggiamento riceve il pannello in un dato momento, allora al fine di aumentare la potenza voluta occorre aumentare la tensione essendo P=V*I ma I=cost.
Come faccio a far aumentare la tensione ai capi del pannello?
Se ho una corrente costante per aumentare la tensione devo aumentare la resistenza di carico (V=I*R).
Bene. Sempre sulla curva gialla (corrente erogata dal pannello con irraggiamento di 800 W/m2) in corrispondenza del "ginocchio" ho il punto di massima potenza: nel caso specifico 36 V e 7,6 A.
Domanda: che resistenza (di carico) mi serve per avere 36 V quando scorrono 7,6 A? Facile: R = V/I = 36/7,6 = 4,7 ohm
Supponiamo ora che l'irraggiamento cali a 500 W/m2 (curva azzurra) che succede? Il pannello eroga poco più di 5 A e con quella resistenza da 4,7 ohm il punto di lavoro trasla lungo la retta blu fino ad incrociare la curva azzurra: 5,3 A e 25 V e preleviamo circa 132 W.
La tensione è calata sensibilmente rispetto ai circa 36 V ottimali, che permetterebbero di prelevare circa 180 W.
Per ottenere allora una tensione maggiore essendo calata la corrente occorre aumentare la resistenza di carico e passare da 4,7 ohm a 36/5,3 = 6,8 ohm (la retta rossa). In effetti man mano che aumento la tensione la corrente calerà un pochino rispetto a quando col circuito esterno imposto 25 V quindi servirà una R un po' più alta: circa 7,3 ohm.
Nel grafico sono riportate varie situazioni: le rette corrispondono alle resistenze da 3,6, 4,7, 7,3, 20 ohm (rispettivamente per gli irraggiamenti da 1000, 800, 500, 200 W/m2) che permettono di "spremere" il pannello ai vari livelli di irraggiamento.
Sostanzialmente un MPPT fa proprio questo: varia la resistenza di carico che vede il pannello al variare delle condizioni di irraggiamento (determinate dalle letture di corrente e tensione del pannello secondo vari algoritmi).
Che succede se mettiamo un boost converter?
Io credo che cambi poco o nulla. In quasi tutti gli inverter solari attuali c'è un boost converter, ma è sempre presente anche l'MPPT.
Supponiamo di avere un boost che moltiplica per 3 la tensione, corrispondentemente avremo 1/3 della corrente media in uscita rispetto a quella in ingresso.
Se abbiamo la resistenza da 35 ohm che a 115 V (sembra quasi uno standard americano...
Il boost a monte chiede circa 10 A , ci sono 1000 W/m2 ed il pannello è contento 36 V, 10 A, siamo circa al massimo.
Ora se l'irraggiamento cala a 500 W/m2 il pannello eroga 5 A, mentre la resistenza continua a prelevare 3,3 A a 115 V , il condensatore si scarica perché non riceve sufficiente carica dall'induttore ed il boost si siede, ovvero la tensione di uscita al boost converter calerà fino a circa 57 V (ovvero circa 92 W), e corrispondentemente calerà anche quella ai capi del pannello. Per altro se usassimo la R da 3,6 ohm (quella idonea per prelevare la massima potenza a 1000 W/m2) direttamente sul pannello otterremmo lo stesso risultato di prelevare circa 92 W (basta incrociare sul grafico la curva e la retta corrispondenti).
Se invece della R fissa di carico mettiamo una resistenza variabile (elettronicamente, MPPT) al calare della tensione media sul condensatore aumentiamo la R di carico, preleviamo meno corrente e il tutto continua a funzionare: mettendo una R da 7,2*(3*3)=65 ohm dovremmo riuscire a ribilanciare il sistema: 115/65=1,7 A che in ingresso al boost sono (x3) = 5,2 A... ed il pannello è di nuovo felice di essere alla massima potenza permessa dai 500 W/m2 presenti.
Scusate il modo rozzo di scrivere le formule.
Penso che senza MPPT non si risolva nulla al fine di inseguire le variazioni di irraggiamento.
...sperando di non fare la fine di uno dei vari gatti di Schrödinger...

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( Ma questo capita a livelli di potenza trascurabili, in cui non vale la pena di incasinarsi la vita per recuperare qualche watt in piu`.



