Piercarlo ha scritto:Conviene, dai...
Quante iterazioni servono per un PCB?
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"Sopravvivere" e' attualmente l'unico lusso che la maggior parte dei Cittadini italiani,
sia pure a costo di enormi sacrifici, riesce ancora a permettersi.
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Etemenanki
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boiler ha scritto:il capo di un altro reparto ha candidamente chiesto "insomma, ma è possibile che per ogni progetto l'elettronica richieda sempre 2 tentativi?"
A domanda candida, risposta candida: "No"
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Anche in ambito elettromeccanico è la stessa cosa, quando hai finito il progetto, sei ancora a metà, devi cominciare ad ottimizzarlo dal punto di vista funzionale, estetico, dare una rifinita dal punto di vista normativo, ecc.
Anche da noi è capitato spesso che i test finali li abbia fatti il cliente. Tutto il mondo è paese.
Per lo meno dal punto di vista PCB non può succedere quello che è capitato a me, nella azienda che ha 60 anni, ho fatto battaglie immani per riuscire a progettare qualcosa con il CAD, si vedeva come "tempo perso", o come un giochino inutile....
Per le schede che usiamo noi, solitamente riusciamo ad averle ed usarle senza troppi problemi, non so però se il progettista le faccia in piu passaggi, da quel che ne so non ne fa, ma qualche scheda, è stata prodotta e poi modificata sul PCB almeno una volta perché non andava come doveva, ed il software è quasi sempre aggiustato almeno tre volte, anche solo per un parametro.
Per me, avere un prodotto finito e funzionale ci vogliono 2/3 passaggi.
saluti.
Anche da noi è capitato spesso che i test finali li abbia fatti il cliente. Tutto il mondo è paese.
Per lo meno dal punto di vista PCB non può succedere quello che è capitato a me, nella azienda che ha 60 anni, ho fatto battaglie immani per riuscire a progettare qualcosa con il CAD, si vedeva come "tempo perso", o come un giochino inutile....
Per le schede che usiamo noi, solitamente riusciamo ad averle ed usarle senza troppi problemi, non so però se il progettista le faccia in piu passaggi, da quel che ne so non ne fa, ma qualche scheda, è stata prodotta e poi modificata sul PCB almeno una volta perché non andava come doveva, ed il software è quasi sempre aggiustato almeno tre volte, anche solo per un parametro.
Per me, avere un prodotto finito e funzionale ci vogliono 2/3 passaggi.
saluti.
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lelerelele
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Come al solito è sempre la classica battaglia tra chi ci è dentro e chi ne è fuori.
Una cosa che però questi signori non considerano mai è che è la struttura del problema stesso a renderlo necessario.
Mi spiego, supponiamo di spiegargli che esistono 3 macro settori di progettazione elettronica con livello crescenti di possibilità di reworking:
- Firmware/software: cambiare una riga di codice costa zero. Proprio in virtù di questo si può creare un codice completo costruendo una riga alla volta e provando per infiniti tentativi. A codice finito, rimediare a un errore costa pochissimo, quindi l'effort "fare tutto giusto al primo tentativo" è pressochè nullo.
- PCB: cambiare dei componenti può costare poco o molto, tante volte a seconda dell'esperienza del progettista, ma in altre è proprio un questione di allineamento di pianeti. In virtù di ciò, ci sono molti simulatori che offrono possibilità di verificare quello che uno progetta (ormai integrano anche mixed AD per testare sia hardware che software), più modelli SPICE per i componenti più a rischio; personalmente, per progetti di complessità medio-alta, non prendo neanche in considerazione di usare componenti che non offrano un modello SPICE per la verifica. Sbagliare è facilissimo: a volte è sufficiente un footprint disallineato per buttare via tutto. A PCB finita, rimediare a un errore può costare in un range che va da poco a rifare la scheda (mettiamo qualche migliaia di euro e relativamente poco-medio tempo), dato che non esistono software che integrino un controllo totale di schematico, layout e firmware a livello funzionale ed elettrico (rispetto delle SOA, corrispondenza pinout ecc.), quindi l'effort "fare tutto giusto al primo tentativo" è medio.
- IC: cambiare qualcosa dentro un IC è tra l'incubo e l'impossibile; se il progettista è esperto sa già dove metterci componenti/connessioni di backup per riconfigurazioni programmabili o per le metal fix che, nel caso, possono servire in post-produzione con costosissimi apparecchi che con il laser "aggiustano" le connessioni dei metalli più alti. In virtù di questo, per fare design di IC ci sono simulazioni che tengono conto anche dell'umore del singolo elettrone, perché una volta finito il layout (e fatto il check di allineamento con lo schema) vengono estratti tutti i parassiti e risimulato tutto, finché anche la simulazione post-layout è conforme a tutti i corner di temperatura, processo e quant'altro (senza considerare che ogni tecnologia ha i suoi parametri). Il costo in termini di tempo e soldi per fare (o rifare) un IC può essere enorme, ragion per cui l'effort di "fare tutto giusto al primo tentativo" è altissimo.
Io, da elettronico, potrei essere visto come di parte quando difendo il mio orticello da chi non lo conosce bene; ma questa visione dovrebbe essere oggettivamente chiara a tutti quelli che non sono del settore, perché è troppo facile menare la frusta con il paraocchi su come gira il mondo.
Poi chiaro, se uno rifà sempre 5 schede a ogni progetto c'è qualcosa che non va, ma un paio di tentativi per una PCB funzionante rientrano nei limiti del normale proprio per come è strutturato il flusso di lavoro e per quello che offrono gli strumenti di progetto, a prescindere dai discorsi sulla bravura del progettista.
Una cosa che però questi signori non considerano mai è che è la struttura del problema stesso a renderlo necessario.
Mi spiego, supponiamo di spiegargli che esistono 3 macro settori di progettazione elettronica con livello crescenti di possibilità di reworking:
- Firmware/software: cambiare una riga di codice costa zero. Proprio in virtù di questo si può creare un codice completo costruendo una riga alla volta e provando per infiniti tentativi. A codice finito, rimediare a un errore costa pochissimo, quindi l'effort "fare tutto giusto al primo tentativo" è pressochè nullo.
- PCB: cambiare dei componenti può costare poco o molto, tante volte a seconda dell'esperienza del progettista, ma in altre è proprio un questione di allineamento di pianeti. In virtù di ciò, ci sono molti simulatori che offrono possibilità di verificare quello che uno progetta (ormai integrano anche mixed AD per testare sia hardware che software), più modelli SPICE per i componenti più a rischio; personalmente, per progetti di complessità medio-alta, non prendo neanche in considerazione di usare componenti che non offrano un modello SPICE per la verifica. Sbagliare è facilissimo: a volte è sufficiente un footprint disallineato per buttare via tutto. A PCB finita, rimediare a un errore può costare in un range che va da poco a rifare la scheda (mettiamo qualche migliaia di euro e relativamente poco-medio tempo), dato che non esistono software che integrino un controllo totale di schematico, layout e firmware a livello funzionale ed elettrico (rispetto delle SOA, corrispondenza pinout ecc.), quindi l'effort "fare tutto giusto al primo tentativo" è medio.
- IC: cambiare qualcosa dentro un IC è tra l'incubo e l'impossibile; se il progettista è esperto sa già dove metterci componenti/connessioni di backup per riconfigurazioni programmabili o per le metal fix che, nel caso, possono servire in post-produzione con costosissimi apparecchi che con il laser "aggiustano" le connessioni dei metalli più alti. In virtù di questo, per fare design di IC ci sono simulazioni che tengono conto anche dell'umore del singolo elettrone, perché una volta finito il layout (e fatto il check di allineamento con lo schema) vengono estratti tutti i parassiti e risimulato tutto, finché anche la simulazione post-layout è conforme a tutti i corner di temperatura, processo e quant'altro (senza considerare che ogni tecnologia ha i suoi parametri). Il costo in termini di tempo e soldi per fare (o rifare) un IC può essere enorme, ragion per cui l'effort di "fare tutto giusto al primo tentativo" è altissimo.
Io, da elettronico, potrei essere visto come di parte quando difendo il mio orticello da chi non lo conosce bene; ma questa visione dovrebbe essere oggettivamente chiara a tutti quelli che non sono del settore, perché è troppo facile menare la frusta con il paraocchi su come gira il mondo.
Poi chiaro, se uno rifà sempre 5 schede a ogni progetto c'è qualcosa che non va, ma un paio di tentativi per una PCB funzionante rientrano nei limiti del normale proprio per come è strutturato il flusso di lavoro e per quello che offrono gli strumenti di progetto, a prescindere dai discorsi sulla bravura del progettista.
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boiler ha scritto:Recentemente in una riunione il capo di un altro reparto ha candidamente chiesto "insomma, ma è possibile che per ogni progetto l'elettronica richieda sempre 2 tentativi?"
Sì, avete letto bene, 2. Per la loro percezione sembra essere troppo.
Già perché in meccanica invece...
Esempio di questi giorni:
Macchina prodotta in piccola serie
Il cliente ne compera 3 diciamo un anno di lavoro...
Non sono le prime che si fanno, diciamo che il progetto ha una decina d'anni
Ancora al collaudo della terza troviamo problemi "nuovi" da risolvere e pezzi Hardware (letteralmente Hardware: acciaio fresato alla CNC) da modificare
Su disegni datati alcuni anni fa
Quel tipo che si poneva la domanda è semplicemente uno stronzo (si può dire?) che aveva da scaricare sa lui che colpe su qualcuno per nascondere le sue
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standardoil
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gill90 ha scritto: IC: cambiare qualcosa dentro un IC è tra l'incubo e l'impossibile
Da "Analog Circuit Design" di Jim Williams il "racconto" in allegato
A Tale of Three Diodes
L'ultimo rigo della storia:
The next project selected by management at my aspiring analog IC company?
A "three out of three" on an accelerated schedule. That's when I departed.
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Spesso e volentieri i "grandi capi" sono persone che non hanno una enorme esperienza tecnica, o comunque ne hanno molto limitata in un campo e si trovano a metter bocca su cose che non conoscono lontanamente. Per tutte le caratteristiche che hai elencato di quella PCB i possibili punti di fallimento sono talmente tanti che avere un prototipo perfettamente funzionante alla seconda iterazione mi pare un grande risultato.
Quello che posso dire e' che nel mio lavoro (sviluppatore FPGA) servono una manciata, forse sotto la decina, di iterazioni iniziali per mettere in piedi tutto il flusso di implementazione tra constraints, file, dipendenze e attributi che faccia funzionare il tutto con timing e tutto stabile: chiedere di avere tutto funzionante senza errori e' fuori dal mondo su qualsiasi cosa che sia piu' complesso di un NE555. Tolti i grossi errori iniziali poi le rifiniture si fanno piu' facilmente, ma comunque sono iterazioni perse con tutto cio' che ne consegue in termini di soldi e tempo ed effort
Quello che posso dire e' che nel mio lavoro (sviluppatore FPGA) servono una manciata, forse sotto la decina, di iterazioni iniziali per mettere in piedi tutto il flusso di implementazione tra constraints, file, dipendenze e attributi che faccia funzionare il tutto con timing e tutto stabile: chiedere di avere tutto funzionante senza errori e' fuori dal mondo su qualsiasi cosa che sia piu' complesso di un NE555. Tolti i grossi errori iniziali poi le rifiniture si fanno piu' facilmente, ma comunque sono iterazioni perse con tutto cio' che ne consegue in termini di soldi e tempo ed effort
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Vorrei cogliere l'occasione per sottolineare un punto cruciale: chi tra tutti quanti i personaggi coinvolti o citati in queste storie ha rapporti diretti con i clienti e deve trattare più o meno direttamente con loro? Provate a mettervi nei suoi panni e comincerete ad afferrare qualcosa della logica che sta dietro all'impostazione mentale di tanti manager "duri a capire". È davvero un altro mondo, statene sicuri come potete star sicuri che voi al loro posto, quale che sia la vostra esperienza e preparazione, alla fin della fiera non sareste molto meglio di loro.
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La questione non è se io sono più bravo del mio capo a fare il "suo" lavoro
E nemmeno viceversa
La questione è che il personaggio in questione "non" stava facendo il suo lavoro
Che certamente "non è" criticare persone di un altro reparto
E se , ripeto, stava distribuendo critiche non dovute aveva un motivo scorretto
E nemmeno viceversa
La questione è che il personaggio in questione "non" stava facendo il suo lavoro
Che certamente "non è" criticare persone di un altro reparto
E se , ripeto, stava distribuendo critiche non dovute aveva un motivo scorretto
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standardoil
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Piercarlo ha scritto:È davvero un altro mondo, statene sicuri come potete star sicuri che voi al loro posto, quale che sia la vostra esperienza e preparazione, alla fin della fiera non sareste molto meglio di loro.
Non sono d'accordo.
Questo tipo di atteggiamento è controproducente a prescindere, perché non appena un dipendente competente e consapevole si sente pronunciare frasi del genere, la prima cosa che pensa è "non mi sento rappresentato da questo individuo".
Sparare alto è concesso, ma un bravo manager deve anche far sentire motivato il suo team, di modo che lo straordinario richiesto sia percepito dal gruppo come qualcosa per cui ne vale la pena.
Gli squali vanno bene solo finché ci sono prede da azzannare, ma ci sono anche i leader attenti a soddisfare tanto i requisiti del cliente quanto quelli del gruppo, e tanti manager impiegano la maggior parte della loro fatica a mantenere questo equilibrio. E così come ci sono dipendenti più o meno adatti per un lavoro, anche fare bene il ruolo del manager non è da tutti.
Anche perché, più il livello di professionalizzazione cresce, più è difficile rimpiazzare un bravo lavoratore che nel frattempo si è licenziato per andare verso un gruppo dove si sente più capito.
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