Ho seguito con interesse un thread avviato tempo fa sul tema degli inverter in alta frequenza, pensati per trasformatori in ferrite. Nonostante l’interesse per i vari spunti emersi (in particolare l’analisi circuitale e le riflessioni sui rendimenti) il mio percorso progettuale ha preso una direzione diversa: concentrarsi su soluzioni per apparati e trasformatori destinati alla rete elettrica a 50 Hz.
La distinzione non è affatto marginale: l’utilizzo di inverter ad onda quadra su trasformatori tradizionali impone accortezze specifiche, soprattutto in fase di sperimentazione, per evitare criticità come surriscaldamento, rumore o, peggio, danni al nucleo. Inoltre, la difficoltà nel reperire ferrite di recupero (spesso priva di documentazione o con caratteristiche disomogenee) ha reso incerta ogni progettazione affidabile su quei componenti.
Al contrario, i trasformatori a 50 Hz offrono parametri più stabili e facilmente stimabili, rappresentando così una scelta più concreta per uno sviluppo basato su simulazioni e osservazioni dirette.
Riferimenti utili per il calcolo e la stima. Un supporto prezioso è arrivato dai contenuti pubblicati da IsidoroKZ sul suo blog:
• “Ma che trasformatore sei?”
• “Che trasformatore sei II”
Entrambi gli articoli offrono spunti pratici e teorici molto validi, con metodi di stima basati su:
• Prodotto delle aree
• Massa del nucleo
• Altri criteri empirici
Pensati per trasformatori toroidali e lamellari, questi approcci forniscono strumenti utili per applicazioni didattiche e pratiche, purché affrontate con buon senso progettuale. Le formule non sono sempre applicabili in modo diretto, ma offrono una base comparativa solida per orientarsi.
Schema preliminare – prima bozza di progetto. Il circuito è stato elaborato tempo fa, durante una fase iniziale di riflessione tecnica. È stato convertito in FidoCadJ come previsto dal regolamento, ma non è mai stato testato fisicamente. Tuttavia, è stato simulato in ambiente Proteus, scelto per la compatibilità con l’integrato impiegato, e ha restituito risultati discreti. Pur nella sua struttura essenziale e con integrazioni ancora da sviluppare, mostra un comportamento interessante e coerente con gli obiettivi del progetto.
Spunto per un’evoluzione condivisa. Anche se minimale, questa bozza può rappresentare una traccia aperta, utile per:
• Stimolare osservazioni
• Valutare criticità
• Costruire insieme futuri sviluppi
Per ora preferisco non anticipare nulla sui prossimi passi, finché non avrò completato la conversione dello schema successivo da DipTrace a FidoCadJ. A differenza del primo, il secondo progetto (anch’esso sperimentale) ha già una PCB, che tuttavia andrà rivista e ripetuta perché è già evidente che è da implementare ma anche perché c’è l’auspicio che emergeranno altri contributi interessanti e spunti di miglioramento, come appunto mi auguro. Non potendo accontentarmi solo di una simulazione, ho deciso di rischiare: ho messo in preventivo di dover realizzare più PCB per cercare qualcosa di affidabile… o quantomeno interessante, a futura memoria.
Spero che questo contributo possa servire a far circolare idee e soluzioni concrete, anche se il punto di partenza è diverso da quello di altri thread. Il confronto, se costruttivo, è sempre una ricchezza.
Al lavoro, devo sentire "puzza di sudore"...

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