Perdonatemi ma quando leggo alcuni messaggi ne sono sempre profondamente interessato. Questo chiaramente esula completamente dall'argomento tecnico e dalla conversazione iniziale ma merita forse piu' di una riflessione.
Vedo una enorme stortura nel messaggio di
gianniniivo che provero' a spiegare in un messaggio sicuramente molto meno ben scritto del suo.
Il messaggio [41] sembra delineare due gruppi: un gruppo elitario di sapienti che chiude fuori un secondo gruppo di persone che vivono e fanno esperienze sul campo. Chi, da una parte si sporca le mani e ha i calli contro chi, dall'altra, ha il culo sulla sedia.
La cosa affascinante della tecnica (e della scienza in generale) e' che non esistono gruppi, ma esistono solo le prove sul campo di cio' che e' dimostrabile e di cosa funziona contro invece cio' che non e' dimostrabile o non funziona. Questo e' meravigliosamente democratico, non conta il titolo di studio, non conta la ricchezza lessicale e non contano nemmeno le argomentazioni o le discussioni: l'unica cosa che conta davvero e' mostrare che una certa idea funzioni e abbia senso. Il piu' grande oratore del mondo potrebbe argomentare contro il funzionamento della gravita' terrestre ma poi quando gli scappa una penna sempre andra' in basso in linea retta.
chi padroneggia il codice decide cosa può essere detto, e chi può dirlo
Non credo sia vero, solo il circuito decide cosa sia vero e cosa no. Se, nel caso in esame, il collettore di TR1 e' di fatto connesso a Vcc sul collettore e a GND sull'emettitore ci sara' un corto, questo non lo dicono i cervelloni ma lo dice il circuito a prescindere da chi argomenta a favore o contro. Fare la controprova e' facilissimo, si monta il circuito e si vede che effettivamente il transisotre non satura (o se satura fonde dopo poco...). In assenza di montaggio circuito ci si puo' avvalere di altre tecniche come simulazioni o analisi, ma il risultato finale lo dara' sempre e solo la fisica del semiconduttore, non le argomentazioni a "favore" o "contro".
E così, il sapere tecnico diventa un filtro elitario, una sorta di passaporto epistemico che esclude chi non lo possiede
Anche qui non sono d'accordo. Il sapere tecnico e' alla portata di tutti, nel caso in questione sarebbe stato facilissimo "vincere" questa discussione, sarebbe bastato montare il circuito e alimentarlo per vedere che il corto c'era davvero e che non funzionava come si era pensato. Non e' questione di classi sociali, si parlava di 30cent di componenti. Davanti ad un circuito funzionante non c'e' ne' elite ne' argomentazione che tenga.
e non coi culi flaccidi di certi poltronieri esaltati, che pensano mentre sono seduti ma non vivono mentre pensano
Questo suona molto come un attacco personale a qualcuno. Personalmente l'unica cosa che ritengo interessante in questo ambiente e' di ricevere informazioni e imparare cose che corrispondano alla realta' fisica dei fatti. E se io ricevessi una informazione corretta o un solido consiglio su un circuito non mi preoccupo da chi arriva, se ha vissuto o meno, se ha studiato o meno, se ha mai saldato in vita sua o meno: l'unica cosa interessante e' se l'informazione riportata e' effettivamente corretta o meno. Se una persona ha trovato un cortocircuito, ha davvero importanza di che forma sia il suo fondoschiena?
Ma l’esperienza (quella vera, sudata) non si argomenta
Qui sono in parte d'accordo, le esperienze personali non si argomentano a terzi soprattutto perche' non apportano nulla alla conversazione tecnica. Quando si argomenta, invece, su questioni tecniche bisognerebbe rifarsi alla fisica e alle formule, le esperienze personali lasciano molto il tempo che trovano.
E allora l'episodio di Bollani diventa emblematico: non è solo il rifiuto di una spiegazione, è la conferma che il genio non si trasmette per formule
E invece sembra proprio il rifiuto di una spiegazione. Se suoni in maniera perfetta ma "diversa" da Bollani allora sono espressioni artistiche diverse, molto intime e personali e non si riescono a spiegare a parole. Ma se si parla di questioni tecniche o di una pratica pianistica da migliorare, sarebbe proprio il caso che Bollani facesse notare dove stai sbagliando e su cosa migliorare.
hai sfidato la grammatica del potere
Dico davvero in senso letterale: nella tecnica non esiste alcun potere. L'unico potere che tiene e' la fisica. Non ci sono opinioni l'una contro l'altra, ma solo un circuito che funziona o non funziona. Quel cortocircuito o c'e' o non c'e', senza che nessun potere umano possa cambiare il comportamento dei semiconduttori.
Puo' essere difficile far pace con queste idee, ci si puo' sentire piccoli ed impotenti rispetto all'ordine dell'universo ma questo e' quello che sappiamo: le esperienze personali e tutte le parole del mondo non cambiano la fisica. L'aspetto molto bello e' che siamo schiavi di un tiranno ne' malevolo ma nemmeno benigno, semplicemente disinteressato. Quel transistore non guarda a chi lo ha saldato, a che memotie ha, a che esperienza ha: quel transistore rispetta delle leggi piu' profonde della natura che non hanno niente a che vedere con l'uomo. E allora si ritorna ad una banalita': il corto o c'e' o non c'e' e non dipende dai poteri o dalla grammatica.
Per concludere, in questo caso:
il corto c'e'.