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Cos'è per voi elettrificazione?

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[1] Cos'è per voi elettrificazione?

Messaggioda Foto UtenteTHUNDERAI » 11 set 2025, 8:26

Cos’è per voi l’elettrificazione?

Per qualcuno oggi significa auto elettriche, fotovoltaico, reti smart.
Per altri invece ha un sapore diverso: ricordi di quando la corrente arrivava nei paesi, nelle case, cambiando davvero la vita di tutti i giorni.

Mi piacerebbe sentire la vostra opinione:
I più giovani: cosa immaginate pensando a “elettrificazione”?
Chi ha più esperienza: com’è stato viverla in prima persona, negli anni scorsi?

Penso che il confronto tra generazioni sia la parte più bella della nostra professione: capire da dove veniamo e immaginare dove andremo.

Allora vi chiedo: per voi cos’è l’elettrificazione?
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[2] Re: Cos'è per voi elettrificazione?

Messaggioda Foto Utentedjnz » 12 set 2025, 18:19

Non posso dire cos'è per me (generazione X), essendo nato in un periodo in cui era già cosa scontata, come il bagno dentro casa con l'acqua corrente calda e fredda. Diversa l'esperienza rurale dell'infanzia dei miei genitori.
Eventualmente posso dire cosa è stata l'invasione dei primi apparecchi elettronici a transistor, calcolatrici a LED, orologi LCD, casse supermercato nixie. Oppure l'avvento degli home computer inizio anni 80 quando a pronunciare la parola computer ancora ti guardavano come un marziano. Per non parlare di internet quando avevo già 30 anni, credo che per la generazione Z sia impensabile pensare a 30 anni di vita senza l'ombra di internet, cellulari e social. Per i generazione alpha invece anche la IA sarà una cosa scontata "sempre esistita" ;-)
Però posso invece dire cosa sarebbe l'elettrificazione per una tribù indigena. Non ricordo quale, ma intervistati hanno detto che per loro avere la corrente elettrica avrebbe significato sentirsi sicuri, e non solo animali spaventati al buio.
Una domanda ben posta è già mezza risposta.
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[3] Re: Cos'è per voi elettrificazione?

Messaggioda Foto UtenteGuidoB » 16 set 2025, 20:30

THUNDERAI ha scritto:ricordi di quando la corrente arrivava nei paesi, nelle case, cambiando davvero la vita di tutti i giorni.

Per me non può essere che questa, pur non avendola vissuta in prima persona.
Sono un "Generazione X" ma per pochissimo. Potrei dirmi un "TardoBoomer", ispirandomi al buon Foto UtenteTardoFreak.
Quella di adesso andrebbe chiamata elettrificazione 2.0 o comunque x.0, con x > 1.

Mio nonno tentò di portare a casa la corrente da un paese vicino, usando quel che aveva: filo di ferro e colli di bottiglia come isolatori. Il filamento della lampadina che collegò si illuminava a tratti di un rosso cupo, confermando che qualcosa arrivava, ma l'esperimento nel complesso fallì. Questo non lo vidi, ma me lo raccontarono.

Ricordo invece quando gli installarono il telefono, con una linea su pali di legno lunga oltre un chilometro, per la quale la SIP chiese un sostanzioso contributo economico. Ma ne valeva la pena. Grazie Meucci.

E penso a quanto è cambiato oggi, in cui il 90% delle chiamate che ricevo sono solo di rompiballe che cercano di farmi cambiare operatore. Un utilizzo improprio, come di tante innovazioni costate fatiche immani, di cui chi è nato digitale non si rende conto.

Sperando di non andare troppo OT, racconto ciò che ho visto di un processo successivo ma in fondo simile, l'informatizzazione o meglio la "telematizzazione".

- Ho fatto in tempo a metà anni '80 a conoscere uno degli ultimi studenti che preparavano l'esame di programmazione utilizzando le perforatrici. Andava e veniva dal centro di calcolo del Politecnico con due pesanti sacchetti del supermercato, che contenevano il suo programma su schede perforate.

- Io invece usavo un floppy disk da 5 pollici e 1/4. Utilizzavo uno degli 8 terminali a fosfori ambra di un minicomputer Olivetti (Olivetti!) 3B2/300, sistema operativo Unix System V. Al centro di calcolo c'erano 3 o 4 di questi minicomputer, collegati tra loro in rete (3Bnet).

- Mi accodavo ogni tanto a un gruppetto di studenti smanettoni. Avevano scoperto che un computer IBM appena installato al centro di calcolo era collegato ad Arpanet. E così, da un terminale, erano riusciti ad accedere a una lista di indirizzi di posta elettronica di un'università americana. Da buoni italiani scegliemmo una studentessa, tale Cindy, e provammo a mandarle una gentile e-mail utilizzando SMTP (Simple Mail Transfer Protocol). Il giorno dopo leggemmo la sua risposta. Sembrava un miracolo poter comunicare così, a migliaia di chilometri, con una sconosciuta nostra pari. Fu la prima e-mail che vidi e collaborai a scrivere.
Nota: HTTP (Hyper Text Transfer Protocol) non esisteva, quindi niente pagine web, siti web o World Wide Web. C'erano SMTP, FTP (File Transfer Protocol) e una manciata di altri protocolli.

- Alcuni di questi compagni smanettoni in seguito collaborarono a scrivere parti di Linux. Erano anni di glorioso fermento. Ma anche oggi, eh, si stanno cucinando cose che i più nemmeno immaginiamo.

- Un altro mio compagno un giorno mi spiegò che cos'era un ipertesto e il protocollo HTTP che stavano ultimando. Io non capivo che gran differenza aveva un ipertesto da un testo normale, e che vantaggio poteva significare "saltare" da un ipertesto a un altro utilizzando un "collegamento". Mi spiegò che, grazie a quello, un giorno si sarebbe arrivati a "navigare" da ogni casa per una rete che avrebbe contenuto "tutto lo scibile umano".
Per immaginarlo senza che ancora esista bisogna essere visionari, nello stesso modo in cui oggi solo alcuni riescono a immaginare come sarà il futuro.
Io capii che cosa voleva spiegarmi (il Word Wide Web) solo dopo averlo visto funzionare.
Nello stesso modo vedrò il futuro solo quando sarà diventato presente. Purtroppo, non sono un visionario.

I motori di ricerca, il commercio elettronico e tante altre cose arrivarono dopo. Ancor più tardi arrivò un'ulteriore rivoluzione supportata dalle reti mobili e dagli smartphone, per un collegamento costante anche in mobilità.
Il futuro, con l'intelligenza artificiale e chissà cos'altro, arriva sempre più veloce.
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