Ciao mashiro.
Il tuo ragionamento è corretto, hai separato l'azione del filtro passa-alto d'ingresso dallo stadio amplificatore vero e proprio.
Il punto focale della questione è proprio questo: lo stadio amplificatore è costituito da un amplificatore operazionale in configurazione non invertente. Questo significa che lo stadio d'ingresso non risente di alcun effetto di carico da parte dell'amplificatore operazionale, dato che la tensione in uscita del filtro, presente al morsetto comune ad R1 e C1, viene applicata al morsetto non invertente, ad alta impedenza (teoricamente infinita).
In questo modo la funzione di trasferimento della cascata "filtro + amplificatore" può essere scritta come semplice prodotto delle funzioni di trasferimento.
Lavoriamo direttamente nel dominio di Laplace, senza trasformare alcunché:

, con

La risposta in frequenza dell'amplificatore sarà dunque caratterizzata da uno zero a frequenza nulla, e da un polo a pulsazione

, con guadagno in banda pari a 2.
Tutto questo assumendo un amplificatore operazionale ideale.
Ovviamente nella realtà ci sarà almeno un ulteriore polo ad alta frequenza, introdotto dall'amplificatore operazionale.
Questo specifico esercizio non poneva alcun quesito particolarmente "didattico", è necessario prestare attenzione unicamente all'elevata impedenza di ingresso dell'amplificatore operazionale, che permette di separare le funzioni di trasferimento, e rendere sostanzialmente indipendenti i due blocchi.
Le cose diventano più "interessanti" quando si ha a che fare con stadi invertenti. Se ti va possiamo trasformare l'esercizio e sostituire lo stadio non invertente con uno stadio invertente, mantenendo inalterati i valori dei componenti!
Per esaurire il discorso sulla trasformata di Laplace, beh, puoi stare tranquillo. Raramente dovrai applicare la trasformata in senso "pratico". Ti basta sapere che è un modo molto comodo ed efficace per cambiare il dominio dei segnali che stiamo considerando. E' infatti molto scomodo lavorare nel dominio del tempo, quando si tratta di filtraggi od altre operazioni tipiche del dominio della frequenza, sempre a patto di lavorare con sistemi LINEARI (come il filtri, appunto).
Conviene dunque operare la trasformata di Laplace (di variabile complessa qualsiasi "s"), e valutarla nel dominio della frequenza, ponendo

... il che equivale a parlare del signor Fourier!
Lavorare con "poli" e "zeri" è molto più semplice, e permette di effettuare aggiustamenti anche molto complessi (ad es. dimensionamento di regolatori) con calcoli relativamente semplici.
In altri campi (ad es. elettronica di potenza, azionamenti...) si torna a ragionare nel dominio del tempo, data la natura non lineare dei fenomeni in gioco. Tutto dipende da "cosa vogliamo fare" e "che strumento utilizziamo per farlo"
Tutto chiaro?
Alberto.